Il pane quotidiano e la volontà di Dio

Giovanni 6,5-13
5 Gesù dunque, alzati gli occhi e vedendo che una gran folla veniva verso di lui, disse a Filippo: «Dove compreremo del pane perché questa gente abbia da mangiare?» 6 Diceva così per metterlo alla prova; perché sapeva bene quello che stava per fare. 

7 Filippo gli rispose: «Duecento denari di pani non bastano perché ciascuno ne riceva un pezzetto». 8 Uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro, gli disse: 9 «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cosa sono per tanta gente?» 10 Gesù disse: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. La gente dunque si sedette, ed erano circa cinquemila uomini. 11 Gesù, quindi, prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì alla gente seduta; lo stesso fece dei pesci, quanti ne vollero. 12 Quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché niente si perda». 13 Essi quindi li raccolsero e riempirono dodici ceste di pezzi che di quei cinque pani d’orzo erano avanzati a quelli che avevano mangiato.

Prima scena: non c’è da mangiare.
Seconda scena: il Mediatore si fa carico del problema, rende grazie, distribuisce il cibo.
Terza scena: l’abbondanza.

Di quale processo interiore parla questo segno?
Chi è il Mediatore?

Non c’è da mangiare: non c’è senso nel vivere.
A meno che non ti rivolgi a Ciò-che-conferisce-senso.
Nel segno il Mediatore è esterno, Gesù, Colui-che-è-Essere; nel processo interiore è la possibilità di accedere alla sorgente dell’Essere, Ciò-che-conferisce-senso all’ordinario.
Se l’affamato cerca in sé, nella radice di sé, troverà di che sfamarsi: il processo inizia con un atto di responsabilità, con il caricarsi sulle spalle la propria domanda di senso, con la capacità di reggerne l’onere, la fatica che comporta.

Dopo aver reso grazie” è un gesto quasi nascosto all’interno della narrazione, un’ovvietà non sottolineata, ma non è così nelle nostre vite.
Cosa implica quel rendere grazie?

Implica una visione antropologica, una collocazione cosmica, un sentirsi d’essere parte di una relazione, un conoscere l’ordine delle cose, dei fatti, degli avvenimenti: accade ciò che è nella volontà di Dio.

Immersi come siamo nella priorità della materia e dell’identità, lo abbiamo imparato, quelli di noi che l’hanno imparato, faticando e soffrendo.
Accade ciò che è nella volontà di Dio: il possibile all’interno del nostro cammino evolutivo, non il possibile secondo la volontà della nostra identità.
Il quotidiano ci offre il pane della conoscenza, della consapevolezza e della comprensione, non il pane della soddisfazione dei bisogni delle identità.
Solo in alcuni casi i due coincidono.

Il pane di ogni giorno certamente è a me dato, offerto, reso disponibile, ma non ho certezza e non posso avere pretesa: chi di noi può essere certo solo di avere la forza di masticarlo quel pane?
L’abbiamo di diritto, in quanto viventi, ma in un quadro di totale assenza di potere e di pretesa: abbiamo diritto alla vita e al pane della vita, se Dio vuole.
Non a prescindere, perché di nulla siamo padroni: abbiamo un pianeta a disposizione, eppure non sapremo se inaleremo il prossimo respiro.
Abbiamo tutto, e possediamo niente.

Compreso questo, caricato sulle spalle il processo del proprio vivere conoscendo e comprendendo, affondando la propria esistenza nelle viscere dell’Essere, il quotidiano genera senso e pienezza in abbondanza.
Il passo successivo è ancora la responsabilità: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché niente si perda»

Non disperdere la ricchezza di senso che ti sorge nell’interiore, fanne tesoro da preservare per la prossima situazione che busserà alla tua porta: gratuitamente hai ricevuto, gratuitamente donerai, quando Dio vorrà”.

Il cerchio si chiude: avevi fame, hai cercato nel ventre del tuo Essere e hai trovato la sorgente della Vita: ciò che è dato in abbondanza a te, lo renderai disponibile per altri, quando ti verrà chiesto di farlo.
Eri in Dio e non lo sapevi, ora sei in Dio e lo sai: Lui è l’alfa e l’omega di tutto il divenire, se in Lui permani non avrai più fame e la tua vita sarà cibo per altri, per quelli che Dio vorrà, quando Dio vorrà.


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22 commenti su “Il pane quotidiano e la volontà di Dio”

  1. “Se l’affamato cerca in sé, nella radice di sé, troverà di che sfamarsi: il processo inizia con un atto di responsabilità, con il caricarsi sulle spalle la propria domanda di senso, con la capacità di reggerne l’onere, la fatica che comporta”. Simultaneamente la ricerca di senso e il risiedere nella radice.

  2. A Claudio
    Riporto dei passi:
    “Compreso questo, caricato sulle spalle il processo del proprio vivere conoscendo e comprendendo, affondando la propria esistenza nelle viscere dell’Essere, il quotidiano genera senso e pienezza in abbondanza.
    Il passo successivo è ancora la responsabilità: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché niente si perda»
    Non disperdere la ricchezza di senso che ti sorge nell’interiore, fanne tesoro da preservare per la prossima situazione che busserà alla tua porta: gratuitamente hai ricevuto, gratuitamente donerai, quando Dio vorrà”.

    Qui la responsabilità è responsabilità naturale.
    Naturalmente provvedo, naturalmente proteggo.
    Pur essendo divenuta naturale, l’esperienza della responsabilità è comunque illuminata da una vivida consapevolezza: vedi la responsabilità fiorire nel tuo intimo come azione spontanea ed hai chiara memoria di quando non era così, e di quando nei tuoi simili non è così.

  3. “il processo inizia con una responsabilità, con il caricarsi sulle spalle la propria domanda di senso, con la capacità di reggerne l’onere, la fatica che comporta”: non è questo il lavoro costante di disconnessione, l’osservare, l’acquisire consapevolezza, il vivere fino in fondo i propri processi e il dolore che possono comportare e poi l’abbandonarli per lasciare emergere ciò che E’? L’uso che tu fai della parola “responsabilità” qui è chiaro.
    Mi sembra che assuma invece un’altra valenza nella seconda parte. Man mano che si diviene liberi dai bisogni e condizionamenti, nel cammino da io ad amore, l’accogliere e il donare non dovrebbero diventare gesti sorretti dall’intenzione di fondo e poco soggetti alla libera scelta personale? Perché si parla dunque di responsabilità?

  4. Si, il cerchio si chiude: ti viene dato e tu dai agli altri…circolarità infinita, flusso energetico continuo, vibrazione che sostiene

  5. Nella società di oggi spesso capita di confondere la ricerca di senso con quella della felicità, parola abusata, inconsistente, mistificatoria. Questo tema mi interpella non solo a livello personale, innanzitutto, ma anche come genitore e come insegnante. Sento la responsabilità di non poter coltivare, ne’ per me ne’ per le persone che la Vita mi mette accanto, l’illusione di “.una felicità “ trovabile fuori di noi, nelle cose, persone, situazioni. Non posso distribuire questo cibo.

  6. Conosco quel non senso e quella fame che ha avviato il mio processo e assaggiando quel pane, ho conosciuto la sorgente, la stella polare che sempre guida, anche quando non mi accorgo di avere quel pane a portata di mano o peggio, lo scarto…

  7. Mi sono interrogata e colgo la mia difficoltà nel cogliere l’Essere nei piccoli eventi quotidiani.

  8. “Accedere alla sorgente dell’Essere”, ciò che dà senso all’ordinario”. Tutto il commento al passo necessita di essere meditato. In questo momento mi risuona moltissimo la frase che ho estrapolato perchè mi sembra, molto spesso che, nell’ordinarietà del quotidiano, non sappia scorgere, nelle azioni e nelle cose minute, l’accesso alla sorgente dell’Essere.

  9. Ho sempre percepito l’essere amata. Non mi sono mai sentita veramente sola. Quanto di questo amore riesco a donare a mia volta?

  10. Siamo pietra da lasciarci scavare – Ego che si ritrae – diventando abbeveratoi che accolgono acqua per chi ha sete

  11. A volte l’abbondanza di simboli e stimoli che mi circonda e attraversa è così vasta che non so da dove cominciare e il ringraziare sembra una cosa insignificante rispetto alla megaviglia dell’esistente.

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