Ciò che il monaco coltiva senza fine è il superamento di ogni identificazione: questa è la sua pratica primaria.
monaco
Contemplazione: il monaco vede l’asino e sente l’infinito Essere
(Per la nozione di monaco vi rimando a questo testo). Ogni creatura risponde di ciò che è e a ciò che è, essere monaci è rispondere a un imprinting esistenziale, a una chiamata che non dà scampo.
Il monaco vive nel mondo con il cuore della Via
Mi diceva una sorella, giorni fa: io mi immergo nelle questioni del mondo che divengono tutta la mia esistenza e ogni tanto riemergo con una inquietudine, ed è quella inquietudine che mi riconnette alla Via.
La continuità nella consapevolezza unitaria
Il processo di unificazione richiede una continuità, una ritmicità serrata della consapevolezza unitaria. Non è possibile una consapevolezza unitaria permanente, pertanto c’è un perderla e un ritrovarla, ma il ritmo deve essere serrato.
La vita monastica nel medioevo19: lo scriptorium e la biblioteca
Copiare (scribere) manoscritti sembra, all’immaginazione popolare di oggi, essere stata l’attività per eccellenza dei monaci. E benché, come abbiamo visto, essi non si siano limitati a questo solo genere di lavoro (tutt’altro!), bisogna riconoscere che questo lavoro ebbe sempre una grande importanza spirituale ai loro occhi.
La vita monastica nel medioevo18: il lavoro
Mosso dalla sua volontà di vivere una vita di perfezione in tutto conforme al messaggio evangelico, spiegato dalla regola, il religioso intende impegnarsi in una vita che, per definizione, non può apportargli alcun guadagno materiale o sociale. Egli vive fuori dal secolo, che fugge.