Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La volontà di Dio e il pane quotidiano

Un tempo l’umano credeva che le forze delle natura esprimessero la volontà di Dio.
Oggi, ad esempio, crede che una guarigione inspiegabile sia dovuta all’intervento divino.
E’ sbagliato questo credere? Dipende.
Se l’umano ritiene che all’origine di tutta la manifestazione ci sia l’intenzione divina e quindi ogni fenomeno ed ogni fatto non siano altro che la rappresentazione di quella intenzione, direi che c’è poco da obiettare, semmai c’è da intendersi.
Se invece l’umano crede che, per quella guarigione specifica, ad esempio, l’intervento divino abbia sospeso le apparenti leggi che governano la malattia e lo abbia fatto per quella persona specifica, in questo caso sta delirando.
Dal nostro punto di vista, tutto è originato dall’intenzione divina e il cosmo è governato dalle leggi che quella intenzione ha plasmato: nel singolo fenomeno, situazione o processo non opera il Divino ma la legge che dalla sua intenzione trae origine.
Per intenderci, la legge del karma è una legge che dall’intenzione di Dio trae origine ma, evidentemente, non è Dio; così come il fulmine è conseguenza delle leggi della fisica interne all’intenzione di Dio, ma non è la folgore di Dio.
Tutto è contenuto in Dio essendo Egli il Tutto, ma ogni Sua parte è aspetto del Suo sentire, o di una Sua legge, non è Lui.
In certi ambienti spirituali, dove a volte il pudore e l’intelligenza sembrano aver girato il volto da un’altra parte, si afferma: “Tu sei Dio!”, inconsapevoli della sciocchezza proferita: ogni essere che compare nel divenire non può che essere aspetto del sentire Assoluto e, se è aspetto, non è il sentire Assoluto.
Non c’è dunque un Divino che interviene nella storia individuale o collettiva, semmai la storia è lo srotolarsi, il dispiegarsi dei gradi del sentire dell’Assoluto.
Se dunque, la volontà di Dio si esprime nel cosmo attraverso le leggi che esprimono la sua intenzione, la vita dei singoli e dei popoli a quelle leggi è soggetta e l’effetto di esse nel quotidiano sperimenta.
Il pane quotidiano è il necessario di oggi: ciascuno ha il necessario per questo giorno ed è invitato a non preoccuparsi né dell’ieri, né del domani perché l’oggi basta a se stesso, dice il Maestro.
Qualunque cosa noi si debba vivere nell’oggi, quello è il pane quotidiano, il necessario a noi.
Necessario a cosa? A conseguire le comprensioni necessarie.
Quella ferita che ci viene inferta dall’altro oggi, è il nostro pane, il necessario per comprendere: l’accettiamo perché è la volontà di Dio?
L’accettiamo perché siamo consapevoli, ad esempio, che è una scena derivante dalla legge del karma, quindi è l’effetto di una causa da noi mossa, in questa o in un altra vita.
Possiamo guardare al pane quotidiano come alla possibilità di ogni giorno di comprendere il non compreso?
Possiamo leggere in questa chiave i tanti fatti dolorosi della cronaca quotidiana?
O vogliamo tirare in ballo il principio della giustizia e dell’ingiustizia, del Dio che provvede e del Dio distratto?
Dov’è Dio se questo accade, se questo è possibile? Quante volte abbiamo detto questo nella nostra ribellione inconsapevoli della sciocchezza che proferivamo?
Le leggi che governano il cosmo sono tali per cui tutto ciò che ci accade è frutto delle nostre comprensioni, o delle non comprensioni: tutto il bene e tutto il male che ci accadono non sono attribuibili né al nostro presunto carnefice, né al’ingiustizia, né a Dio, sono la semplice conseguenza di ciò che siamo e non siamo, dell’ignoranza e della comprensione che marchiamo.
Concludendo: possiamo tirare in ballo la volontà di Dio tutte le volte che vogliamo, se abbiamo chiaro che è quella volontà che genera il cosmo ed ogni aspetto di esso: non possiamo tirarla in campo quando ci pare per giustificare il nostro fatalismo, la nostra ignoranza, il nostro bisogno di magico e di misterico e soprattutto per toglierci dalle spalle la responsabilità di quanto compete solo a noi.


Se hai domande sulla vita, o sulla via, qui puoi porle.
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  1. Un dio distante, certo diverso da quello che ci ha creati a sua immagine e somiglianza; completamente diverso invece dalla natura umana. Certamente più credibile – ve lo immaginate dio con l’apparato digerente o con quello riproduttivo? imbarazzante direi – ma una spersonalizzazione che ci porta quasi in area ateismo, no?

  2. Grazie.

  3. Come sempre, questi post sono lievito di comprensione. Grazie.

  4. Bella quella del “Dio distratto”! Per quale strana ragione Dio dovrebbe favorire alcuni e ostacolare o non agevolare altri?

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