Se la mia fede dipendesse..

Se la mia fede dipendesse dai segni, sarebbe simile ad una pianticella che cresce sulla sabbia.

Se la mia fede dipendesse dal credere che qualcuno è risorto da morte, sarei un mercante: nel mercato del dare e del ricevere, della speranza e del desiderio perderei me stesso, in balia della paura del limite e della morte.

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Affinché non smarriate la via

Potrei dire che la fede (qui la differenza tra fede e fiducia) è simile al fiore del tarassaco, al soffione, ma non è vero, non è quello che penso e non è la mia esperienza.
In me la fede è una quercia: la presenza dell’Assoluto, chiara e vivida, affonda le sue radici e allunga i suoi rami nell’interezza della mia vita, e no, non sono attraversato da alcun dubbio.

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La vita provvede il necessario a ciascuno (La disposizione interiore unitaria 5)

5- Sapere che la vita provvede il necessario a ciascuno: la fiducia

Il principio fondamentale dell’esistere dimenticato senza sosta da ognuno di noi.
Non creduto, non coltivato, non aderito: uno scetticismo di fondo non ci permette di vedere l’essenziale, il vero, l’evidente.
Perché questo? Perché noi crediamo che il bene sia ciò che ci piace, ma siccome quello che la vita ci manda non sempre ci piace, allora non riconosciamo ciò che viene, anzi pensiamo esso sia ingiusto e non adeguato a noi.

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La Via del monaco nel quotidiano

Il respiro di un’esistenza è governato dal ritmo conoscenza/consapevolezza/comprensione; quello di ogni quotidiano della persona che aderisce alla via del monaco, dal ritmo conoscenza-consapevolezza/analisi-disconnessione/fiducia.

Conoscenza-consapevolezza
Le esperienze producono conoscenza, vengono accolte come possibilità, mai come impedimento, di qualunque natura esse siano.

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I giorni del dolore, del simbolo che porta, della possibilità che apre

Scrivo ad un fratello nel cammino e alla sua famiglia, nel mentre attraversano una seria difficoltà; forse queste parole avranno senso anche per altri a cui la vita riserva la sfida del dolore.
La vita, fino ad oggi, mi ha risparmiato quello che state attraversando: quando un figlio è minacciato nella sua possibilità, nel suo diritto ad un futuro così come ci sembrava gli spettasse, un genitore si sente perduto, scaraventato nell’assurdo del non senso e dell’ingiusto.
Il dolore è difficile da reggere, la mente è in preda all’angoscia e disegna scenari di cui nulla può sapere, ma che appoggiano su ciò che la scienza dice, su ciò che in passato è accaduto ad altri.

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La fiducia e il cammino quotidiano di unificazione

Se dovessi fermarmi all’espressione di André Louf riportata da Enzo Bianchi: “Dio ama il peccatore perché in lui può dispensare la sua grazia e mostrare l’ampiezza del suo amore misericordioso. Le virtù, infatti, imbarazzano il Signore se non sono frutto della sua grazia!”, nulla comprenderei di quest’uomo e mi impedirei di cogliere la profondità del suo indagare, limitandomi a cozzare contro la forma del paradigma da lui usato così lontano da me.
Tutto ciò che l’umano proferisce sorge da un qualche modello interpretativo di sé e del mondo: ciò che Louf afferma ha le radici nel paradigma cristiano,

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La fiducia: il controllo, la resa, la compassione

Scrive Michela commentando il post La sfiducia nella possibilità di cambiare la propria realtà: In questo momento della mia vita ho proprio bisogno di perdere il controllo e di smettere di volere controllare […]. Sono giunta al mio limite, lo sto vivendo e sono consapevole (?) che questa lotta può finire solo nella resa e nella fiducia […]. Non è facile e mi sembra di non riuscire a cambiare anche se so che devo e posso cambiare…perché? Allora non ho realmente compreso?
La fiducia matura con la comprensione. Di cosa?
Del fatto che non siamo noi il centro dell’universo.

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Identificazione, disconnessione, controllo, fiducia

Dice Roberta G. commentando il post La fede/fiducia, la responsabilità, il cambiamento: Personalmente  vivo questa apertura di fede/fiducia  quando rimango in una situazione, in ciò che c’è, fermandomi e ascoltando/osservando, anche se la mia mente desidera fortemente andare/essere altrove.
In questi casi mi ricordo che “ciò che c’è” è la cosa più importante che posso vivere e che può insegnarmi…
Penso, cioè, che il cercare di stare in “ciò che c’è” presuppone l’abbandono del controllo e un atteggiamento di fede/fiducia.

1- Osservare ed ascoltare e stare anche se la mente/emozione desidera identificarsi con qualcosa.

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La fede/fiducia, la responsabilità, il cambiamento

Il disagio esistenziale, psicologico, fisico è provocato da elementi di non comprensione che la coscienza va cercando di acquisire e che trovano resistenze nell’impianto dell’io, dell’identità.
Secondo il C.Ifior il 99% di questi disagi e malattie ha origine nel conflitto coscienza/identità: la coscienza richiede dati ma il sistema dei corpi inferiori che costituiscono l’identità non è in grado di fornirglieli; nella comunicazione tra i vari corpi c’è un sofisticato sistema di decodifiche che non funziona e che dà origine a cristalizzazioni – ovvero a ripetuti tentativi di ottenere risposte privi di sbocchi – dalle quali si originano le turbe del comportamento, o le malattie fisiche.
Noi abbiamo sempre affermato che la fede/fiducia altro non è che un aprirsi fiduciosi ai processi dell’esistenza e abbiamo anche e sempre negato che esse siano l’affidarsi a qualcuno che ci “salva”.

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Quando comprenderemo che la fiducia è la chiave di volta

Quando comprenderemo che la fiducia è la chiave di volta, allora vedremo con altri occhi le nostre vite, quelle dei nostri partner, dei nostri figli, quelle dei popoli e dell’intero pianeta.
Viviamo vite inutilmente angosciate dalle visioni limitate che sorgono nelle nostre menti e siamo incapaci di cogliere il disegno che genera ed attraversa gli avvenimenti ed i processi personali e sociali.
Siccome non esiste una vita preordinata, ma bensì la creazione di essa attimo dopo attimo, la fiducia diviene la chiave di volta di ogni possibilità e di ogni cambiamento.
Non esistendo un destino, è la disposizione di adesso che genera i fatti: se adesso sono oscurato dalla paura, dalla diffidenza, dalla reticenza, dall’opportunismo, dall’ignoranza, dopo cosa mi aspetta? Il frutto di ciò che ho seminato.

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Perché è importante il logoramento nella pratica meditativa?

Perché solo quando la mente è logorata dal tempo che non passa, dalla noia, dal non avere agganci e sollazzi, dal dolore fisico della postura, magari, dal disturbo dei pensieri che non vogliono mollare la presa, dal senso di fallimento per la pessima pratica che si sta attuando, solo quando la mente coglie la totale inutilità di quella pratica, stiamo entrando nella pratica vera ed autentica.
Non si pratica una forma qualsiasi di meditazione per divenire migliori, mossi da uno scopo: se lo si fa, si è dei perfetti asini.
La meditazione è pratica di gratuità: è specchio dell’essere che accade e del divenire che scorre senza coerenza e senza essere più tenuto assieme dalla volontà di un soggetto.

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