Il Maestro, la sua relazione con l’Assoluto, la compassione

Con il termine Maestro mi riferisco a quella figura storica, Gesù di Nazareth, attraverso la quale ha preso forma un insegnamento e una prassi di vita originati dall’ampiezza del sentire conseguito dalla coscienza che l’ha generato.
Con il termine Assoluto mi riferisco a quel Padre con cui Gesù si sentiva unito.
La compassione di cui parlo, è la pratica d’amore che da quella unione con l’Assoluto deriva.

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Il mito dell’accettazione incondizionata

Se due persone si accogliessero e accettassero reciprocamente in maniera incondizionata, tra esse non vi sarebbe relazione.
Questa condizione ha un senso se le due persone hanno terminato il compito delle loro incarnazioni e si apprestano ad abbandonare per sempre la ruota delle nascite e delle morti: fuori da questa situazione, quella condizione, nel divenire, è priva di senso.
Ciò che rende attivo e produttivo in termini evolutivi il divenire, è la tensione a congiungersi con l’Uno, dunque il perseguire un obbiettivo, una condizione esistenziale, dunque la non accettazione della personale condizione presente.

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Paranormale, medium, sensitivi e ricercatori spirituali

d-30x30Paranormale, medium, sensitivi e ricercatori spirituali. Dizionario del

Il testo è particolarmente lungo: il formato per la stampa.

Nel corso degli anni le Guide hanno spesso parlato di tutto quello che riguarda la paranormalità e lo spiritismo in particolare, dimostrandosi sempre molto critici e mettendo in guardia i partecipanti verso quelli che possono essere i pericoli nell’accostarsi in maniera sprovveduta e poco accorta a questi argomenti. Il brano che segue, molto lungo, chiarisce il loro pensiero in merito e credo che, se ben compreso, possa aiutare chi si avvicina al paranormale a non cadere nel fideismo, nella creduloneria e nelle mani di persone senza scrupoli che approfittano delle speranze, dei bisogni e dei dolori degli altri al fine di ottenere vantaggi personali.

Messaggio esemplificativo (1)

Rientra nell’andamento ciclico naturale dell’evoluzione dell’uomo, figli nostri, l’arrivo di periodi in cui l’essere umano, e le società che egli compone sul pianeta, attraversino fasi di estrema confusione che, talvolta, si protraggono nel tempo, anche per secoli.
Per comprendere il perché di questi accadimenti bisogna fare riferimento ad alcuni elementi che abbiamo affrontato più volte nel corso di questi anni di insegnamento, tenendo ben presente il concetto che il punto di riferimento da osservare è l’individuo, in quanto ciò che lo plasma non è lo scenario umano e sociale in cui egli si trova a dover operare, bensì ciò che consegue come risultato dell’evoluzione degli esseri incarnati.
Noi vi abbiamo sempre detto che i momenti di confusione (e, di conseguenza, di errore) sono inevitabili in quanto l’individuo, per avanzare, deve rimettere in discussione se stesso e quanto ha compreso (o creduto di aver compreso) fino a quel momento, cosicché sono utili ed essenziali per smuovere l’interiorità alla ricerca di nuovi equilibri su basi interiori in piccola o larga parte diversi da quelli precedenti. E l’equilibrio di un individuo viene ad essere importante non soltanto per ciò che riguarda la sua comprensione all’interno del corpo della coscienza (o corpo akasico, come siamo abituati a denominarlo), ma anche per quanto si riferisce alle altre componenti dell’essere umano: il fisico, la sfera emotiva e la sfera mentale, tutte ugualmente importanti e, con l’alternarsi della loro predominanza rispetto agli altri, tali da creare i tempi e le modalità dello sviluppo individuale e sociale sul pianeta.
Mentre all’inizio dell’evoluzione della vostra razza ciò che era predominante era la componente fisica e la sua preservazione e continuità della specie nel tempo (retaggio delle precedenti incarnazioni animali) vi è stato, in seguito, il venire alla ribalta della componente emotiva come fattore preminente, con il fiorire dei grandi ideali, dei grandi sentimenti, dei grandi amori di cui la vostra letteratura del passato è così densa. In quest’ultimo secolo, invece, avete assistito al prepotente affermarsi della sfera mentale che ha portato a grandi evoluzioni tecnologiche che hanno modificato, nel giro di pochi decenni, abitudini e modi di vita dell’intera umanità.
Mai, però, in questi millenni di tentativi per arrivare all’equilibrio interiore, l’uomo è riuscito a trovare una soluzione soddisfacente a quest’impellente bisogno, e neppure la tecnologia si sta dimostrando la panacea per tutti i mali che sembrano affliggere la società umana: quello che è necessario raggiungere è non soltanto un elemento che garantisca la felicità ai più, bensì quella sintesi tra i vari elementi, fisico, emotivo, e mentale che, unica, può arrivare a far fluire la coscienza individuale in maniera più consapevole e, quindi meno tormentata.
Finché questa capacità di sintesi, di armonia, non viene conquistata, l’individuo si trova ad essere squilibrato e il suo andar tentoni tra le varie possibilità singole non può che provocargli disorientamento e confusione. Cosa accade, allora? Accade che quando i valori interiori sembrano avere più poca ragione d’essere, quando il piacere dei sensi non basta più ad appagare il proprio bisogno di felicità, quando le meraviglie della scienza mostrano di non saper rendere tutti soddisfatti e in pace con se stessi, ma diventano nuovi mezzi di prevaricazione e isolamento dagli altri, l’individuo si trova davanti a due teoriche possibilità di scelta: o percorre l’estrema razionalità col rischio di perdere di vista la propria umanità, o fa appello all’estrema irrazionalità col pericolo di perdere di vista le proprie responsabilità di essere incarnato accanto ad altri esseri.
Ecco così, come accadde, ad esempio, nel primo Medio Evo, il fiorire di un presunto misticismo, o la ricerca di arti magiche per trasformare la realtà secondo i propri desideri o le proprie illusioni.
Possiamo dire, figli cari, che in parte è proprio questo lo scenario nel quale vi trovate a vivere attualmente: sensitivi, maghi, medium, asceti, profeti, mistici, esoteristi, pranoterapeuti, maestri e via dicendo fioriscono in tutto il mondo. E noi, che pure siamo, in qualche misura, parte in causa in tutto questo, siamo i primi a mettervi in guardia dall’addentrarvi incautamente negli incantesimi di un giardino apparentemente bello, meraviglioso e appagante nel quale, però, gran parte di ciò che appare non è come sembra, ed anche ciò che non è del tutto illusorio può risultare portatore di maggiore confusione e di quella perdita di contatto con la realtà che consegue alle ambizioni di un Io che trova il modo per porsi, anche se in modo irreale, al di sopra degli altri esseri.
È proprio per questo, fratelli, che vogliamo prendervi per mano e accompagnarvi a visitare le meraviglie del giardino degli incanti: per rendervi palesi le poche certezze che, in questo campo, la persona umile deve possedere e le molte illusioni (con i pericoli che esse possono portare con sé) che fioriscono in ogni aiuola che emana il suo profumo incantato, simile al canto di una sirena che ammalia promettendo frutti meravigliosi ma deludenti.
Alcuni di voi non accetteranno le nostre parole, altri vedranno il ridicolo del fatto che proprio noi, così intangibili e così irreali, vi mettiamo in guardia dall’intangibilità e dalla irrealtà e, magari, si allontaneranno disgustati; altri ancora faranno finta di comprendere, ma la loro comprensione continuerà ad essere smascherata dal comportamento di ogni giorno.

L’epica della sequela

Prendo le mosse da questo commento di Enzo Bianchi. Nella visione cristiana c’è qualcosa di epico nella scelta che la persona si trova a compiere quando si sente interpellata dal messaggio-sentire di Gesù.
A me sembra che non ci sia alcuna epicità nella scelta: le persone che sono pronte nel loro sentire ad accogliere un altro sentire, evidentemente prossimo al loro, non fanno alcuna difficoltà. Ciò che si presenta appare loro naturale, in fondo già conosciuto anche se non in quella forma.
Quelle persone, in effetti, non hanno alcuna scelta: quel sentire è già in vario modo loro patrimonio e possono dire si o no ad una certa forma che lo rappresenta, ma non dicono si o no a quel sentire, lo dicono alla forma in cui si presenta loro.

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Il pane della vita

Ogni persona porta nella vita la propria nota personale e questo rende il vivere una sinfonia.
Ci sono persone che portano il pane materiale; altre il pane degli affetti; altre ancora il pane delle convinzioni, delle idee, delle speculazioni.
Ci sono infine coloro che portano il pane spirituale, il pane della vita.
Difficile chiedere ad una singola persona di portare tutte queste varietà di pane, in genere non accade, non sono compendiabili in un solo essere tante varietà di talenti.

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