Lasciare che ognuno impari dalla propria condizione

Il Papa ha dato voce a quell’interrogativo sul silenzio di Dio che aveva tenuto nel cuore durante la visita di questa mattina ad Auschwitz-Birkenau. “Dov’è Dio? Dov’è Dio se nel mondo c’è il male, se ci sono uomini affamati, assetati, senzatetto, profughi, rifugiati? Dov’è Dio, quando persone innocenti muoiono a causa della violenza, del terrorismo, delle guerre? Dov’è Dio, quando malattie spietate rompono legami di vita e di affetto? O quando i bambini vengono sfruttati, umiliati, e anch’essi soffrono a causa di gravi patologie? Dov’è Dio, di fronte all’inquietudine dei dubbiosi e degli afflitti dell’anima?”, ha detto papa Bergoglio dopo aver letto il versetto del Vangelo di Matteo in cui Gesù dice: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

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La via a Dio è operare il bene?

Da tempo avevo in mente questo post ma, per ragioni diverse, l’ho sempre rimandato. Oggi leggo, sull’ultimo numero dell’Espresso, un articolo di Sandro Magister, il vaticanista del settimanale, che riporta delle affermazioni di due importanti teologi valdesi, Paolo Ricca e Giorgio Tourn e da quanto essi dicono prendo le mosse per dire poche e semplici cose.
Dice Paolo Ricca: “La malattia è che siamo tutti volti al sociale, cosa sacrosanta, ma nel sociale esauriamo il discorso cristiano e fuori da lì siamo muti”:
Giorgio Tourn afferma: “È chiaro che la sola testimonianza dell’amore fraterno non porta automaticamente a conoscere Cristo. Non c’è oggi un silenzio di Dio, ma il silenzio nostro su Dio”.

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Il necessario, ogni giorno

Qui, nel Sentiero, affermiamo che ciascuno ha ogni giorno il necessario a sé.
Questa affermazione, considerata alla luce del paradigma ordinario, è una palese idiozia.
Vista alla luce del paradigma che noi usiamo, ha un senso preciso: il povero ha la povertà a lui necessaria; il volontario, il benefattore, il donatore hanno la situazione ugualmente a loro necessaria.
Il povero si confronta con la povertà per ragioni appartenenti al suo cammino evolutivo, alla trasformazione del suo sentire, al processo di conoscenza – consapevolezza – comprensione.

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La povertà è una via a dio?

Ho in mente le parole di Papa Francesco sui poveri; ho anche in mente i passi del vangelo sui poveri e sugli ultimi, ma non ho titoli né competenze per discuterli nello specifico.
Mi chiedo: dio privilegia il povero? Il povero è nella condizione di recepire la chiamata di dio meglio del ricco?

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