Haiku e contemplazioni

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Ultimo brano: 47 | 21.11 | 8,30

2. Perciò nella vacuità non c’è forma né sensazione,
né percezione, né discriminazione, né coscienza;
Non ci sono occhi né orecchi, naso, lingua, corpo, mente;
Non ci sono forma né suono, odore, gusto, tatto, oggetti;
né c’è un regno del vedere,
e così via fino ad arrivare a nessun regno della coscienza;
non vi è conoscenza, né ignoranza,
né fine della conoscenza, né fine dell’ignoranza,
e così via fino ad arrivare a né vecchiaia né morte;
né estinzione di vecchiaia e morte;
non c’è sofferenza, karma, estinzione, via;
non c’è saggezza né realizzazione. (Dal Sutra del Cuore)

Panorama dal luogo dell’intensivo di novembre del Sentiero contemplativo. Apecchio, PU.

46. Così vicini
così lontani.
Così simili nelle emozioni,
nelle parole, nei pensieri,
eppure così stranieri
nel sentire.

45. Il mio pensiero va alle sorelle e ai fratelli riuniti per l’intensivo di novembre.
A loro vicinanza nel cuore e nello spirito.
È il primo intensivo cui non partecipo e non per un impedimento ma per mia scelta.
È l’intensivo del passaggio, dell’esodo.
Nel mio interiore questa nuova situazione è già stata metabolizzata, il passato è già stato e, come sempre mi accade, è divenuto subito lontano, altro svincolato dal presente di oggi.

Vivo uno stato di alleggerimento, forse di liberazione. Impallidisco se ripenso alla fatica del prima, del mentre, del dopo, all’assurda potenza della vibrazione che mi travolgeva e non mi dava pace. Oggi ho come un rifiuto di questo: troppo, non umano, non per le sue piccole spalle.

Lascerei anche al passato, volentieri, quegli stati così frequenti ogni giorno in cui Amore mi travolge: non ambisco a tutto questo, so che mai potrà essere perduto, vivrei anche una vita ‘normale’ se mi fosse concessa.

44. Convivono amore
e non amore,
ascolto e rifiuto,
slancio e timore.
Tutto l’umano
tiene in sé e scopre,
stretto nella morsa
degli opposti,
ciò che li precede
e li origina.
In quella terra vergine
pone la su tenda.

1. Oh Shariputra, la forma non è che vuoto, il vuoto non è che forma;
ciò che è forma è vuoto, ciò che è vuoto è forma;
lo stesso è per sensazione, percezione, discriminazione e coscienza.
Tutte le cose sono vuote apparizioni, Shariputra.
Non sono nate, non sono distrutte, non sono macchiate, non sono pure;
non aumentano e non decrescono. (Dal Sutra del Cuore)

43. Non avrai mai
da me ciò che ti necessita,
sarai tu a estrarlo da me.

42. Una relazione maestro discepolo autentica è fondata sulla ferialità e su alcuni momenti in cui i due vibrano come i rebbi di un diapason.
La ferialità del rapporto è il tempo della gestazione di quei momenti di comunione del sentire, vere benedizioni che favoriscono mondi di comprensioni in divenire.
Il grano è maturo solo in piena estate e solo allora è seme fecondo: in tutti i mesi precedenti, dalla semina in poi, il contadino non fa che curalo e proteggerlo.

41. C’è un tipo di connessione che le persone fanno difficoltà a comprendere ed è la connessione sui piani sottili tra tutti coloro che appartengono a un dato ambito vibratorio.
Riguarda la comunità, la famiglia, le relazioni vere. Sono connessioni che travalicano il tempo e riguardano l’intensità del sentito sui vari piani.
Per me è come vivere senza pelle, e non è facile.

40. Una sorella mi chiede se la mia disponibilità ad accogliere lei e altri, in questa nuova fase della mia vita, non sia dovuta alla necessità della mente di esorcizzare la solitudine e il non senso.
È una domanda sensata. Nell’osservazione che faccio di me, scopro diversi livelli che operano simultaneamente: il rifiuto, la necessità di fronteggiare solitudine e senso, il dover ricostruire una vita con nuovi ritmi e riferimenti. Questi sono gli strati superficiali e si alternano con varia intensità e frequenza.

Sono reali? Sono prodotti della mente/identità, direi che sono fisiologici.
Più a fondo c’è una corrente d’Amore che è accoglienza e benevolenza, pazienza e comprensione del cammino e delle difficoltà di ciascuno.
Quella corrente d’Amore non ha i caratteri della neutralità, è attiva, è una forza plasmatrice, una stazione trasmittente.

In questa fase non è compito mio plasmare qualcosa, ma l’attività irradiante di quella forza è aldilà del mio controllo e nulla potrei per silenziarla, se non annullando ciò che sono.
L’unico modo di annullarmi è quello di cadere in depressione, ma quel processo è già accaduto in questa fase di transizione e forze nuove si sono già affermate.

In verità, non ho alcuna possibilità di scelta: ciò che c’è in superficie è ininfluente; la profondità non lascia scampo, né libertà.
Un tempo, in una condizione simile, avrei costruito scene: era un modo per dare forma a quella corrente. Oggi quel passato, quel modo, è finito e io posso essere solo quel che sono, in questa complessità di stare.

39. Guardiamo ai processi della via spirituale con occhi troppo mondani: una via non inizia e non finisce, un maestro non è per un tratto di strada il tuo maestro e poi non lo è più.
Se la via ha radici nel sentire e non è una invenzione delle identità, non c’è inizio né fine, né alcun maestro che si ritrae.

È un grande problema questa nostra linearità di pensiero e di visione: le scene cambiano e magari vengono terremotate ma questo non va letto nei termini di ‘fine’, bensì come interrogazione che ci mette al muro e ci chiede un balzo di visione e di sentire.

Un cambio radicale di scena deve indurci a chiederci:
– qual è la nuova possibilità che ancora non vedo?
– cosa di me deve essere superato per vedere il nuovo che già è?
– qual è la mia nuova funzione?
– cosa debbo mettere in campo per essere all’altezza della sfida?

Ribadisco: le scene non iniziano e finiscono nella realtà del sentire, cambiano perché richiedono un sentire diverso che produrrà un altro sguardo capace di vedere ciò che già ha preso forma, che già è ma che ancora è annebbiato, od occluso, al nostro sguardo.
Le scene cambiano, anche traumaticamente, per produrre un risveglio, un balzo nella comprensione che possiamo fare solo noi.

La scomparsa di un ordine apre le porte a un nuovo ordine: l’errore che non dobbiamo compiere è quello di pensare che il passato ordine possa tornare: ciò che è superato è superato, il nuovo chiede un nuovo sentire e forme adeguate che possono inventare solo coloro che sono bruciati da un fuoco. 16.11.22

38. Col tempo
hai imparato
a non pronunciare più
la parala “mai”,
l’espressione “mai più”.
Hai imparato che l’Amore
si fa beffe
delle tue ribellioni
e delle tue ferite.
16.11.22

37. Detesto il termine perdono, ma ne comprendo il senso. Credo che quello stato d’animo d’incondizionata accoglienza, quell’abbraccio profondo, sorga semplicemente dalla comprensione.
Il giudizio crea opposizione e distanza; la comprensione della situazione, dell’altro, dei fattori esistenziali in gioco determina un detendersi dell’onda giudicante: la realtà viene accolta per ciò che è con il cuore libero.

36. La domanda reale e vera credo sia: cosa un aggregato di coscienze ha condotto a manifestazione attraverso quell’esperienza che chiamiamo il Sentiero contemplativo?
Non cosa ha creato: a cosa ha dato forma di ciò che già gli era proprio?

Certo, nel momento in cui ha dato forma nel divenire a qualcosa, quel gesto ha cambiato il sentire stesso, ma la questione centrale è riconoscere il nucleo vibrazionale che comunque ha operato, da questo dipende ogni comprensione dell’accaduto e ogni collocazione personale rispetto agli eventi passati, presenti e futuri.

Una stella vibra per un tempo inimmaginabile all’umano, chi è materia vibrante di quella stella lo è per tutto il tempo in cui quella stella vibrerà, non può smettere di esserlo, è esso stesso la stella.

35. L’officina esistenziale può diventare una specie di zoo, qualcosa in cui gli esseri attuano codici che in natura non attuerebbero, sviluppando rappresentazioni e narrazioni particolari: il contesto aiuta a creare la narrazione funzionale a esso.
Per vedere il reale ho sempre cercato di osservare come le persone erano fuori dall’officina e anche come erano con me oltre il rapporto formale, e, soprattutto, come si comportavano e svelavano in mille piccoli frangenti scontati e banali per i più, ma non per chi sa osservare.
A volte ho trovato conferme di quanto manifestato in officina, altre smentite di vario livello.

34. Eternità di un momento
che sorge e scompare,
senza scopo,
senza appartenere a qualcuno.
Solo fatto,
solo Essere.

33. Aldilà di ogni limite, del non amore ricevuto o dato, delle difficoltà che ogni creatura inevitabilmente porta nel vivere, la compassione tutto abbraccia e sostiene.
Lo sguardo profondo, la comprensione profonda non si lasciano turbare dalle inevitabili interferenze delle identità, esse operano sottotraccia e senza sosta, tutto dipende da quanto noi siamo disponibili al loro ascolto e pronti a disidentificarci dal rumore ottundente delle menti.

32. Ho sempre agito per nutrire, per costruire, per provocare uno scacco o fornire un’occasione. È interessante che ora il mio agire sia senza scopo, che io dedichi tanto tempo alla redazione di materiale complicato come Busshō, stando le ore su un paragrafo che alla fine sarà utile solo a me e forse nemmeno questo, perché ciò che Busshō afferma è già scritto col fuoco nel mio interiore.
È la prospettiva della gratuità, adesso veramente radicale, quel senza scopo e senza senso che ora diviene pratica stringente di ogni ora del giorno.

31. Operare nella gratuità è una dinamica continua. Le menti/identità, per loro natura, aggiungono scopo e ricerca di senso: le scene della vita vengono come puro scacco, come messa all’angolo di ogni pretesa.

Contemplando la scena, si vede la corrente carsica della gratuità muoversi lenta e in profondità, le increspature della ricerca di scopo e di senso guizzare rapide in superficie.

30. Mi chiedo, frequentemente, se avrei potuto fare diversamente, scegliere in altro modo, comportarmi secondo altre logiche nei tanti anni che ho vissuto e insegnato.
Quell’essere allo step 26 poteva realizzare diversamente quella scena, quell’apprendimento?
E allo step 50 si poteva privilegiare un’altra modalità? Nella logica della continuità evolutiva, lo step 50 è conseguente al 26 e ne è condizionato essendo quest’ultimo la sua radice.

Nell’ottica dell’Essere, sono due step distinti, scene a se stanti derivanti da sentire e condizioni limitanti date in quel frangente.
In realtà ho scelto come potevo scegliere in quel dato momento, e non v’era alternativa, reale e rilevante, se quello ho scelto.

Ho privilegiato le dinamiche dell’officina esistenziale per insegnare, potevo fare diversamente? No, perché sono uomo da officina, maestro di strada, non di dojo, non votato al palcoscenico. Nella mischia ho imparato e insegnato perché non sono un uomo di pace, non è mai stato questo il mio compito.

Affermare questo mi dà una pace relativa, ma non risolve la mia interrogazione che non è domanda dell’io, ma tensione prodotta dall’Essere sui veicoli affinché non vi sia ambiguità e narrazione di comodo. Come non ho dato pace al mio prossimo durante l’insegnamento, così non l’ho mai data a me stesso: riconosco che questo è il mio modo naturale di essere. 11.11.22

29. Sappi che dentro ogni cosa che è, c’è il tutto che vive: lì ti visita la gioia e lì t’imbatte la difficoltà. Quando comprendi così ogni cosa che è, allora ogni cosa che è diviene corpo limpido e liberazione. (Da Busshō2.3)

Ogni cosa che è, è totalità d’Essere. Quell’esperienza prescinde dalle categorie delle menti e dei soggetti: è totalità d’Essere la gioia, come è totalità d’Essere il dolore.
Allora la gioia splende come gioia e il dolore come dolore.

28. Nel silenzio della sera,
monito d’impermanenza
la terra trema.
Madre,
sorgente della nostra fede,
benedici la nostra irrilevanza.

27. “Il mondo intero non ha granellino di polvere estraneo a sé, lì dove sei non c’è un altro te stesso”. (Da Busshō2.1)
Solo ciò che è contemplato in questo preciso istante è reale e autentico.
Ciò che è contemplato è ciò che appare, ciò che è percepito, non ciò che è supposto.

26. L’Amore è come la terra, sempre pronta a sostenere il passo di ogni creatura. Per quanto le menti si dolgano del non amore, lo sguardo attento sa andare oltre la coltre e contemplare la luce che dissipa il buio apparente.
L’Amore non distoglie lo sguardo, impedisce di nascondersi e sostiene l’intenzione autentica nel palmo della mano.

25. Il non amore, nascosto nelle pieghe del nostro essere, trova manifestazione sempre, ma di certo deflagra con coloro che più ci amano.
In quell’ambiente creato dall’accoglienza dell’altro, la nostra miseria può esprimersi protetta da sguardi indiscreti e impietosi.
Nella pietà di chi ci ama, emergiamo; davanti al loro sguardo che nel fondo sappiamo compassionevole, possiamo essere quel che siamo, anche quello che ci vergogniamo di essere. 9.11.22

24. Chiamo io l’essere che è la mia pelle, carne, ossa, midollo; chiamo tu l’essere che è la tua pelle, carne, ossa, midollo. Ma la natura autentica non ha nulla cui dare dell’io e del tu, è fino in fondo se stessa essendo ogni pelle, carne, ossa, midollo. (Kōhō Watanabe, da Busshō1.2)

23. Ci sono domande il cui senso si esaurisce in una risposta, e ci sono domande che mettono in moto un modo d’essere, e questa è la loro risposta. (Kōhō Watanabe, da Busshō1.2)

22. “Nell’adesso della verità, l’interno e l’esterno del tutto che vive è ogni cosa che è della natura autentica”. (Da Busshō1.1)

Nell’adesso della verità, non amore e amore convivono: il primo ti fa sanguinare, il secondo ti consola, eppure entrambi sono ciò-che-sono e tu li accogli come natura autentica, Ciò-che-È.

21. Passi che sono solo passi,
silenzi di un tramonto interiore,
di un risiedere lontano.
Dopo tanto tempo
camminava e basta,
come ombra nell’indistinto
della sera.
7.11.22

20. Sull’antico letto
l’acqua del fume
ha dilagato
per lungo tempo.
Ogni pietra, radice,
pesce, gambero, alga
ha memoria vivida
di quell’acqua
il cui unico fine
era donarsi
per congiungere
ogni essere al mare.
7.11.22

19. Le menti considerano deserto l’assenza di fare e di funzione, di tutto ciò che ci qualifica rispetto all’altro e che conferisce un senso alla banalità del quotidiano.
C’è una vita che è semplice esistere, una vita che può emergere solo nel deserto del vivere secondo le menti, ascoltabile oltre il loro lamento desolato. 6.11.22

18. Comprendi la fame e la sete quando le patisci.
La Via ha un altro senso e sapore quando grava sulle tue spalle, quando ti morde nei tuoi errori, quando credi, illuso, di doverla portare anche per altri.
Ciò che morde nella carne dei corpi è reale nella sua assurda inconsistenza e illusorietà.
Stretto nella morsa dell’irreale, non scorgi più la stella del mattino e la tua cecità porta finalmente un lampo di realtà. 6.11.22

17. In un’infanzia lontana
tutto è iniziato
con la folgorazione di Busshō.
In questa maturità,
così atemporale,
Busshō torna
e l’affrontarlo fa tremare i polsi
perché la presunzione
di comprendere
ha lasciato il passo
a una grande prudenza
e insicurezza.
6.11.22

16. Uno scomparire
perché altro possa sorgere
e crescere come un virgulto
orientato dall’Essere.

Il Sentire si innerva
in altri corpi finalmente pronti,
intesse le loro vesti
preparandole all’olocausto.
6.11.22

15. C’è un limite
a questo olocausto,
la pietà umana si incrina
di fronte all’amore
incapace di offrirsi,
ma la compassione
è come la linfa
che scorre nella pianta
anche nella stagione
del riposo,
quando cielo e terra
sembrano non cercarsi più.
5.11.22

14. Madre,
tu conosci la mia intenzione
e vedi dove inciampo:
dall’abisso della Tua compassione,
illumina il mio vacillare.
3.11.22

13. La Vita ha operato
ciò che non avrei saputo osare.
Ha prima creato un distacco,
simile a un disinteresse,
poi ha allontanato
la foglia dal ramo,
consegnandola al processo,
minuto e nascosto,
dell’essere vita
nella discrezione dell’ombra.
1.11.22

12. Come un fiume in piena
ho sentito l’enorme massa d’acqua
spingere contro l’argine
e valicarlo.

Stupito mi sono trovato
tra la vegetazione ripariale
e poi tra i campi aperti.

Un senso di confusione
e di disorientamento
mi avvolgeva e mi avvolge,
simile a quello che prova
il trapassato.

Di una morte infatti si tratta.
Passando le ore
comprendo che il processo
è totalmente estraneo
al mio dominio. 1.11.22

11. Quello che per altri
è solo un fiore,
per me è il Vivente.
Quello che altri
considerano un affetto,
per me è Amore che folgora.
Difficile vivere così.

10. Se la potenza
non diviene atto
nell’adesso,
mondi rimangono sospesi,
non creati.
La sinfonia dell’Uno
si interrompe
e nel cosmo risuona
un innaturale silenzio.

9. Conosci il vuoto
mentre il sentire
scandaglia.
Sentieri petrosi,
deserti,
pietre rovesci
e liberano fuoco
per cui non hai forgia.

8. La mente è come
un cane assetato
alla ricerca frenetica dell’acqua:
essa è ciò che spegne
l’arsura della solitudine
che quella mente sperimenta.

6. Le persone della Via
amano parlare,
ma anche loro, la sera,
debbono poter dormire
da sole con se stesse.

6. Onda che invade
e si ritrae,
renella nel moto,
nient’altro.

Il Senza Nome
viene e va,
chi può trattenerlo?

5. Liberando l’Amore
che attraversa,
ogni limite
diviene irrilevante.

Se quella corrente
d’Amore è prigioniera,
solo la miseria rimane.

3. Ininterrottamente
siedo in zazen
pur mai sedendo.

2. Insieme porteremo
in un Altrove
le tue fragilità.

1. Perché siete qui
se non per imparare
e insegnare
la dimenticanza di sé
e, realizzandola,
lasciare che Amore sia?

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Leonardo P.

39/41. Lego i due post di ispirazione e contenuto comune. Darei un nome a quello che scrivi che è quello di “nuove sensibilità”: ciò di cui abbiamo bisogno in questa fase e sotto diversi prospetti. Come del resto non era una questione mentale gli scambi che avvenivano in chat ma afferivano a quella zona tra mentale e akasiko, così ora tutto si gioca su piani ancor più sottili, ma se forniti delle giuste antenne, ben percepibili. Ogni cosa si trasforma e questo anche per quanto riguardano le relazioni. Come tu scrivi una relazione autentica non conosce tempo perché iscritta nel sentiere. Non accade forse questo, anche se in diversa misura e forma, quando leggiamo, studiamo e ci appassioniamo a un pensatore o a un mistico o chi altro? Non si instaura una relazione basata sul sentire? O vogliamo convoncerci che è solo mentale? Questo dobbiamo comprendere profondamente affinché si evolva, affinché la relazione tra discepolo e maestro, ma anche tra discepolo e discepolo evolva. Se questo accade allora i coinvolti non potranno mai più essere separati, qualsiasi cosa accada.

Nadia

38 solo dalla comprensione profonda, dell’ irrilevanza di Se possono nascere queste parole.

Luciana R

36- Spero di saper prendermi cura di questo nucleo vibrazionale consapevole del cammino di una vita che mi ha condotto qua.

Ultima modifica 16 giorni fa di Luciana R
Leonardo P.

36. Credo che la manifestazione del Sentiero abbia dato forma a un complesso di vibrazioni che provengono da lontano.

Ritengo che non sia un lavoro sorto in questa incarnazione ma la maturazione e dunque manifestazione di un processo che abbraccia più esistenze.

Un plesso di comprensioni che in vario grado ha visto coinvolte le coscienze collegate a queste incarnazioni e che dalle loro relazioni ed esperienze hanno dato vita a un archetipo transitorio.

È l’eredità di questo nucleo vibrazionale che ha dato la possibilità del sorgere del Sentiero. Processo che non credo che terminerà con queste vite.

Da CI IF[81focus]:

Ecco, quindi, che quando sul piano fisico più persone arrivano a comprendere un determinato fattore, attraverso percorsi più o meno simili, estraendo da questi fattori il succo della loro esperienza e comprendono qualche cosa all’interno del loro corpo akasico, questa circolazione di vibrazioni, di comprensione, di raffronto – in qualche modo, si può dire – tra il proprio corpo akasico e il corpo akasico degli altri, crea un insieme di vibrazioni akasiche che può essere definito archetipo. Perché archetipo? Perché, essendo la comprensione dell’akasico, queste comprensioni, quest’idea della realtà che è stata compresa e condivisa da più individui, essendo scritta nell’akasico verrà portata anche nella vita successiva. Ed ecco, quindi, che avrà la funzione di archetipo, di modello, per la creazione di certi fattori tipici dell’evoluzione della razza; valido per certe porzioni della razza, ma magari non valido per altre porzioni della razza stessa.

Credo che sia illuminante per rispondere ai tuoi quesiti.

Ultima modifica 17 giorni fa di Leonardo P.
Nadia

36-penso che ciascuno dovrebbe rispondere, almeno in cuor suo, alla domanda che poni Però mi è chiaro cosa intendi in questo altro interrovativo :”Non cosa ha creato: a cosa ha dato forma di ciò che già gli era proprio?”

Catia

33 La compassione tutto abbraccia e sostiene. Adesso l’ho sperimentato. Per un certo periodo credevo di non essere più capace di compassione verso qualcuno che mi è prossimo. È bastato un suo cambiamento nel modo di porsi per farmi vedere che la compassione era sempre lì, nascosta da una coltre di rifiuto. È accaduto che due bisogni si sono ad un tratto capiti, per cambiare la scena. Basta non chiudersi alla possibilità di cambiamento.

Leonardo P.

31-  “le scene della vita vengono come puro scacco, come messa all’angolo di ogni pretesa.” Il senso del divenire sembra quello di produrre la comprensione dell’autentica natura ontologica del Reale, ovvero: la gratuità. E per far questo abbiamo bisogno di passare in maniera ripetuta e radicale per lo scacco, la caduta, fino ad arrivare alla radice del divenire stesso alla dimensione del senso, alla messa in discussione del senso come forma propria del divenire. Qui risiede una radicale lotta, un corpo a corpo inteso e senza tregua tra l’umano e ciò che sta oltre l’umano. Ma credo che solo in quel corpo a corpo si arriva alla decostruzione del divenire, solo minandolo nella sua essenza: il senso. Oltre ciò si apre la possibilità dell’esperienza del Reale come gratuità.

roberto

È come tu dici. Quel corpo a corpo è inevitabile, tutto conduce lì e alla resa nella misura del possibile a noi.

Nadia

Leggo, rumino…

Leonardo P.

30. Mi verrebbe da dire che la rappresentazione della “officina esistenziale” in cui si incarna l’organismo del Sentiero è proiezione di questa tua natura, di questa strutturale “inquietudine esistenziale”. E questo è il grande insegnamento ricevuto: il non adagiarsi, l’essere pronti, la consapevolezza che dietro ogni ‘ho capito” si nasconde una “narrazione”, la consapevolezza che noi incarniamo più il non compreso che il compreso. Tutto questo si concretizza nella prospettiva dell’officina esistenziale che porta in sé in modo indelebile il marchio di chi l’ha concepita e vissuta in prima persona.

roberto

Sì, condivido le tue parole, corrispondono al vissuto…

Catia

20 Sul letto del fiume. Immagine altamente suggestiva. Grazie per tutta la tua acqua che ha cercato di portarci al mare.

Catia

25 Il non amore Perché dici che c’è non amore nascosto nelle pieghe del nostro essere, se siamo creati da Amore? È una parte di amore che non riesce a manifestarsi? Questa affermazione la comprendo per me, che mi scordo dell’Amore che mi pervade e sto nella grettezza del lamento, ma sinceramente non la scorgo in chi scrive.

roberto

A Catia “Se tutto è creato da Amore, come può esserci non amore?”, mi sembra questo il senso della tua domanda. Quanto ci possiamo avvicinare al fuoco? Ciascuno di noi, nel divenire, può stare da esso a una certa distanza. Quella distanza è lo spazio per il non amore.

Fuor di metafora, la distanza è creata dalla natura stessa del divenire, dalla impossibilità di essere quel fuoco nella sua interezza, dal poterlo incarnare sempre e solo in parte.

Ultima modifica 21 giorni fa di roberto
Leonardo P.

25. Grazie per quello che hai scritto. È così. Di fronte a chi ci ama e ci accoglie possiamo mostrarci senza remore né pudori, per quello che siamo, per le imperfezioni che portiamo addosso.

natascia

“C’è un limite a questo olocausto” Spetta agli uomini/donne di buona volontà preservare quella compassione. Ad ogni autunno e inverno, segue una primavera.

Natascia

Madre. Leggo e rileggo queste parole. Una commozione profonda sorge insieme afld un senso di impotenza. Siamo semplici strumenti nelle mani dell’Assoluto.

luciana ruzziconi

Nel voto è racchiuso un mistero che non mi è ancora svelato. Vorrei essere veramente grata per quello che mi è offerto e non sprecarlo.

Lorena

Di fronte a tanto, mi sento ottusa, cieca e sorda!

Natascia

Grazie. Lascio spazio a questo silenzio. Il cuore piange.

elena

Ingabbiati in quel sé cerchiamo come ciechi, a tentoni, la chiave

Nicoletta

Grazie

Catia Belacchi

Cosa dire, se non ancora grazie per q questo amore traboccante e incompreso?

Mariella Principi

Grazie

Natascia

Parole da imprimere nel profondo. Grazie.

Anna

Semplicemente, Lasciare che sia..

elena

Il limite ha un autore che lo definisce.
Senza autore il limite è parola senza senso.

Catia Belacchi

Haiku.
Grazie

Leonardo P.

HK2. Domanda che dovremmo ripeterci ogni giorno. Il grande compito esistenziale che rende degno il nostro vivere.

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