Perché il lavoro e il contemplare un’alba non hanno lo stesso valore esistenziale?

Chiede Eddy: “Perché ancora non sento lo stesso respiro, la stessa portata esistenziale, la stessa equivalente capacità di trascendere la mia identità nel lavoro, nello svitare un bullone e nel contemplare un’alba?”
Risponde Roberta.
Forse perché siamo in pace con il sole, forse perché non ci ribelliamo al sole che sorge…

continua..Perché il lavoro e il contemplare un’alba non hanno lo stesso valore esistenziale?

Senza identificazione, agire e fare nella presenza

Dice Roberta G. commentando il post La vita e la via della conoscenza oltre l’interesse e il non-interesse: “La scorsa estate ho vissuto un periodo di accettazione serena di ciò che c’era: nella fiducia, le mie ansie/insoddisfazioni erano assenti. Adesso mi sento poco incline ad osservare/tacere/risiedere in me stessa e l’ansia di vivere “di più” è tornata. Ho deciso di assecondarla per un po’ e vedere dove mi porta: devo ammettere che ne sento già la stanchezza, vorrei vivere con maggiore pace, ma cercherò di andare avanti nel mio progetto.

continua..Senza identificazione, agire e fare nella presenza

Meditazione e contemplazione nell’ordinario quotidiano

Con il termine meditazione definiamo quella disposizione interiore alla consapevolezza, alla presenza, alla disconnessione ripetuta di ogni identificazione.
La pratica meditativa non è dunque, dal nostro punto di vista, un’esperienza più o meno lunga da coltivare in un tempo dato, ma una disposizione che si innerva nell’ordinario della vita e che illumina ogni fatto di consapevolezza e presenza e, affinché questo possa accadere, disconnette ogni contenuto mentale ed emozionale non necessario.

continua..Meditazione e contemplazione nell’ordinario quotidiano