Possiamo recare danno ai nostri figli?

Commenta Maria al post Amare non è dire si, non è soccorrere, non necessariamenteMi Chiedo quali siano i risvolti di tutto ciò in ambito educativo: come posso non influenzare con il mio comportamento un piccolo? È rassicurante pensare che comunque tutto serve alla sua evoluzione, ma ciò non deve frenare la spinta a migliorare dei comportamenti che avvertiamo inadeguati.
Due livelli di interpretazione sono possibili:
– un figlio è sempre nella famiglia che gli è necessaria e nella relazione che gli è funzionale;

continua..

L’esperienza diretta, la narrazione, l’autorevolezza

In quest’epoca distorta la nostra percezione del reale dipende dalla narrazione altrui, non dall’esperienza diretta.
Perché? Perché abbiamo un deficit di esperienza e perché non avendo piena consapevolezza dei processi non siamo in grado di decodificarli.
1- il deficit di esperienza diretta: se abbiamo un orto e poca acqua per annaffiarlo, comprendiamo subito il problema della siccità.
Se viviamo in campagna, tocchiamo con mano il cambiamento climatico, non abbiamo bisogno che qualcuno ce lo racconti, lo patiamo sulla vostra pelle.

continua..

Accompagnare i figli nella conoscenza di sé

Commentando il post Rimanere, senza fine, in ascolto del sentire, Paolo chiede come possiamo aiutare i nostri figli nella conoscenza di sé.
Direi che possiamo senz’altro aiutarli attraverso:
– la testimonianza del nostro cammino esistenziale;
– i codici/simboli del nostro linguaggio;
– l’offerta del nostro paradigma.
Vivendo testimoniamo il compreso e il non compreso: i figli sono immersi nell’ambiente vibratorio che sta tra i due estremi della comprensione, essi respirano il compreso come i nostri conflitti, ciò che possiamo offrire loro è la nostra consapevolezza sui nostri processi, sul nostro procedere ed, ovviamente, anche sul loro.

continua..

Le declinazioni dell’attenzione all’altro

Diceva ieri un’amica: “La mia generazione ha fatto del male ai figli coprendogli troppo le spalle!”
Condivido l’espressione e la sostanza. Ci sembrava di fare bene garantendogli le condizioni per l’ingresso nel mondo, e certamente abbiamo fatto bene. Quando abbiamo sbagliato, dunque? Quando abbiamo procrastinato troppo a lungo il sostegno quasi senza condizioni.
Se per troppo tempo ti appoggio, non ti stimolo all’autonomia e se, infine, non ti tolgo il sostegno, tu non sviluppi le forze interiori necessarie alla tua rappresentazione.
L’amore, ad un certo punto, deve divenire abbandono relativo: proprio perché ti voglio bene e voglio il tuo bene, da un certo punto in poi devi fare da solo e, l’eventuale mio aiuto futuro, sarà condizionato.

continua..

La prima volta

Poi venne chiamato lui, con il suo nome in ebraico – Mi-che-leh ben Avrahom – e con le gambe tremanti salì sul pulpito. Portò le frange del tallis a sfiorare la Torah e le baciò, poi fissò le lettere in ebraico sulla pergamena ingiallita. Sembravano muoversi come serpenti sotto i suoi occhi.
“Borchu!” sibilò uno degli anziani accanto a lui.
Una vocetta tremante che non poteva essere la sua intonò la benedizione.
“Borchu es adonoi hamvoroch. Borchu..”

continua..

Imparare liberamente

Caterina ha scelto di non mandare a scuola i suoi tre figli: ha scelto di seguirli lei, di lasciare che imparassero ad imparare, ha scelto che la vita innanzitutto fosse la loro maestra. Di seguito due sue riflessioni.

[…] Il senso pedagogico non é il buon senso né tanto meno il senso comune, ma é qualcosa di simile all’orecchio musicale che distingue, discrimina, coglie sfumature, e come l’ orecchio musicale va continuamente affinato.
In linea di principio tutto è e può essere strumento didattico, conservando la capacità di ascolto del bambino e di riflessione lungo il quale lo accompagniamo. Ogni bambino e ogni educatore ha il suo percorso da fare, da cercare, da inventare. Bisogna conservare la capacità di interrogarsi senza considerare nulla ovvio e scontato.

continua..

Il mito della natura incondizionata

Un amica ci invia questo link relativo alla formazione dei nostri figli e all’educazione in genere.
Le tesi sostenute, comuni a tanto pensiero libertario, a mio parere non rispondono a molte domande.
Esiste una natura incondizionata dell’essere umano? Quella che determinate correnti spirituali chiamano il Sè corrisponde certamente a quella natura, ma l’umano, nel suo cammino incarnativo, con quali dimensioni ha a che fare?
Quale struttura antropologica ne governa la manifestazione?
Noi diciamo, seguendo l’insegnamento del Cerchio Firenze 77 e del Cerchio Ifior, che l’incarnazione umana è momento funzionale alla edificazione del corpo della coscienza: una coscienza genera una sequenza di molte decine di rappresentazioni/vite attraverso le quali acquisisce i dati/comprensioni e gli atomi di sentire che ne vanno a costituire il corpo.

continua..

Il secondo anno del laboratorio per bambini

Credo che i genitori dei 13 bambini del Laboratorio di creatività consapevole conoscano l’importanza di accompagnarli, fin dai primi anni della loro vita, in un cammino di consapevolezza e di conoscenza.
Lontano da qualsiasi forma di condizionamento e di indottrinamento, i bambini sperimentano l’ambito delle sensazioni, delle emozioni, del pensiero, del sentire attraverso le esperienze corporee, pittoriche, rappresentative e ne divengono consapevoli, imparano a parlarne, a discuterne con la stessa naturalezza con cui parlano di un cartone, o del loro sport preferito.

continua..

matite

La formazione dei bambini alla consapevolezza, alla collaborazione, al rispetto, al silenzio

Inizia oggi il Laboratorio della creatività consapevole per bambini; inizia anche un cammino lungo di conoscenza, di collaborazione e di relazione tra le educatrici e i genitori dei bambini presenti.
Abbiamo lavorato con dedizione perché si giungesse a questo avvio: per noi è importante che i bambini possano entrare in contatto con un ambiente che funziona secondo logiche molto diverse da quelle che caratterizzano il mondo nel quale cresceranno:
– la conoscenza e la consapevolezza di sé;
– il rispetto dei bisogni dell’altro;
– il rispetto per ogni aspetto dell’ambiente nel quale sono inseriti;
– lo sviluppo della capacità di fare le cose assieme collaborando, condividendo;
– l’acquisizione di una sana relazione con il proprio corpo e le sensazioni che da questo sorgono;
– lo sviluppo di un pensare ordinato e di una sfera emozionale ampia, consapevole, conosciuta;
– l’acquisizione di una capacità di fare, di trasformare l’intuizione in pensiero e questo in azione;
– l’esperienza dell’equilibrio interiore, della discrezione, del silenzio, delle basi dell’atteggiamento meditativo e contemplativo.
Sappiamo che ciò che sperimenteranno qui, nel tempo, si iscriverà in modo indelebile nel loro interiore e, in virtù anche di quanto qui avranno sperimentato, potranno transitare nelle loro vite con maggiore consapevolezza, con un un minore tasso di dolore e, forse, potranno dare il loro contributo affinché il cammino di tutte le persone sia più armonioso, meno conflittuale, più attento alle esigenze comuni e dell’ambiente che le ospita.
Immagine da: http://openphoto.net/gallery/image/view/24563