Identificazione, gioco, sentire

Dice Samuele, alla fine della sua riflessione su Novità dal Sentiero: Siamo persone che si allenano a non cadere vittime dell’identificazione, ma che al contempo hanno necessità di partecipare alle sfide della vita facendo anche ragliare l’asino in loro, finché ce n’è. È anche questa la danza tra l’essere e il divenire?
Partecipiamo della vita: ridiamo quando è tempo, piangiamo quando ci accade, seguiamo con interesse lo scorrere del film che chiamiamo vita, il nostro e l’altrui.
La tua riflessione parte dal calcio, dall’appassionarsi ad esso, dall’identificazione, dalla necessità della misura.

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Oltre la paura, il gioco

Dice Samuele nel suo commento a La gioia di andare oltre sé: “Come trasformare gli stimoli esterni che chiamano in causa il sé, in vita in cui dimenticarsi di sé e dedicarsi all’altro?”.
Essere chiamati in causa è la norma quando si vive: ci sentiamo coinvolti come identità e sentiamo che queste sono continuamente sotto esame, messe alla prova, giudicate e parametrate.
Siamo, normalmente, nella morsa del dover essere, del dover dimostrare: è possibile uscirne?
Si, quando si è compreso che ogni scena del quotidiano altro che non è che uno spezzone di un film dal nostro sentire prodotto.
Quando si ha chiaro che ogni accadimento è una possibilità di apprendimento e che la vita altro non è che ampliamento del sentire che ci crea e ci guida, allora si, possiamo rilassarci.

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Identificazione e gioco

Chiede Gianluca: “Entro quali limiti l’indagine speculativa e il confronto dialettico agevolano un reale processo di disidentificazione dall’ego?
E’ forse opportuno che la comunicazione verbale sia anch’essa contenuta all’essenziale, affinché sia percepita come un mero accessorio (strumentale e conseguente) alla pratica meditativa?”
E’ un problema di misura: puoi parlare e filosofare, puoi emozionarti e provare sensazioni di vario genere; puoi agire e operare e tutto questo può essere pervaso di essere, con un tasso di identificazione al minimo, con un’alta consapevolezza che mai ti abbandona.
Il problema centrale è quello dell’identificazione: molte parole manifestano molto desiderio di comunicare e molta partecipazione, ma significano anche molta identificazione? Non necessariamente.

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