Doghen, Jinzu (4) Il libero, straordinario agire

Eihei Doghen Zenji
SHOBOGHENZO

L’AUTONOMO E LIBERO OPERARE ()
(Quale è il senso del vivere ?)

Introduzione e trasposizione, Watanabe Koho Roshi

DAI I Zenji (4) è, nella linea di discendenza tradizionale diretta, di maestro in discepolo, il trentasettesimo a partire da Shakyamuni, e fu il discepolo di HYAKU JO Zenji (5), il maestro che in Cina per primo stabili delle regole per la convivenza fra monaci. Sono moltissime in Cina le persone che da allora fino ai giorni nostri hanno attinto all’insegnamento di Dai i Zenji, fra coloro che hanno assimilato la via di Budda come propria norma di vita e che hanno espresso in termini di insegnamento quel veritiero modo di essere.

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Doghen, Jinzu (3), Dimentichi di sé

Eihei Doghen Zenji
SHOBOGHENZO

L’AUTONOMO E LIBERO OPERARE ()
(Quale è il senso del vivere ?)

Introduzione e trasposizione
Watanabe Koho Roshi

In un antico testo religioso è scritto quanto segue. I veri uomini della via che hanno preceduto nel tempo Shakyamuni vengono indicati come suoi discepoli, e portano in offerta a Shakyamuni la veste monacale, ed eretto un monumento in suo onore celebrano una cerimonia per lui. In quell’occasione Shakyamuni disse che era straordinario l’operare senza limiti che oltrepassa i confini del tempo e dello spazio dei veri uomini della via (3).
Ciò che questo testo sacro vuol indicare, è che i veri uomini della via, del passato, del presente, del futuro, tutti senza eccezione agiscono e praticano lo straordinario operare senza limiti, come fondamento del proprio vivere. Che cosa è l’operare senza limiti, cosa mai facendo si opera in modo straordinario? Dimentichi di ciò che si sa, lasciando stare la propria conoscenza (non fissandosi ad essa) agire in modo da far risplendere, brillare di luce propria ogni cosa che io ora incontro, nei termini propri dell’ineludibile realtà di quella cosa stessa.

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