L’azione priva di agente [43G]

Chi fa quel passo [evolutivo]? Chi matura? La risposta vi suonerà certamente provocatoria e paradossale: quel passo lo fa soltanto un ‘chi’, vale a dire una semplice parte grammaticale del discorso. Quindi nessuno. Perché per voi ricorrere a un ‘chi’ significa servirsi di un presupposto concettuale: a un ‘chi’ la vostra mente fa continuamente ricorso per attribuire un’azione a un soggetto, altrimenti come potreste immaginarvela, se priva di agente?

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Via della Conoscenza: “Ciò che la mente ci nasconde”, indice post

Indice dei post tratti dal libro: Ciò che la mente ci nasconde: vita, gratuità, amore

Prefazione
Presentazione: Ciò che la mente ci nasconde: vita, gratuità, amore
Quello da cui ci difendiamo [P1]
Vita, gratuità e amore: una unità [P2]
La via della Conoscenza può solo creare un vuoto [P3]
Posa lo sguardo su ciò che c’è e che è sempre altro da te [P4]
La gratuità e l’amore immotivati e senza agente [P5]


Capitolo Vita
Il desiderio e il timore delle sollecitazioni di ogni giorno [V1]
Patteggiare con la vita per non essere scomodati più di tanto [V2]
Il desiderio di difendere e sostenere l’identità [V3]
Consumare il tempo proiettandosi sul passato e sul futuro [V4]
Vivere in pienezza ogni stagione dell’esistenza [V5]
Ogni essere parla di se stesso, mai di voi [V6]
Essere identificati e nascondersi la realtà [V7]
Nella pausa c’è l’irrompere della vita dentro il quotidiano [V8]
Non c’è alcun piano divino che ci riguardi [V9]
La vita è continua novità, ciò che accade è irripetibile [V10]
L’effimero, l’inconsistente, l’impermanente minano il sistema d’ordine [V11]
La vita è effimera quanto un soffio di vento [V12]
Nulla è più da scartare, nulla da trattenere, nulla da accumulare [V13]
Operare senza pretese con l’attenzione posata sull’effimero [V14]
Perduta l’illusione di essere un “io” si dissolve il concetto di Divino [V15]
L’attenzione continua sui limiti edifica e consolida l’identità [V16]
Il dubbio che libera dalla gabbia dei limiti [V17]
Un nuovo vocabolario: dubbio, lasciare, smarrimento, vuoto, irrilevanza [V18]
La vita che scorre è tutto ciò che c’è [V19]
Le azioni non sono lo strumento per progredire [V20]
La vita liberata dai concetti e dagli obbiettivi [V21]
Essere aderenti all’accadere [V22]
Erigere i confini per contenere l’impersonalità di ciò che è [V23]
La mente, non vedendo l’unità, crea gli opposti e si schiera [V24]
Il problema: ciò che non è conforme all’aspettativa [V25]
Guardare al presente, non ai contenuti della mente [V26]
Il tempo come attesa della gratificazione [V27]
Il tempo dell’immaginazione e i suoi oggetti psichici [V28]
Mai vivete l’altro come ciò che c’è in quel momento [V29]
Il mondo per sé, il mondo in sé [V30]
Ordine e guazzabuglio: gli opposti che la mente usa [V31]
La vita attraversa gli esseri e li usa come tramite [V32]
Ogni atto è in sé sacro [V33]
Una insostenibile aridità: il grande boh! [34V]

Capitolo Gratuità
Tra causalità e gratuità per spiegarsi il mistero dell’accadere [35G]
Ci interpretiamo come continuità e come frattura [36G]
Trasformando i fatti in problemi [37G]
Il necessario all’io e l’avanzare del “boh!” [38G]
Gratuità: totale indifferenziazione di tutto ciò che è vita [39G]
I fatti sono disconnessi gli uni dagli altri [40G]
Gratuità: non un premio, né conseguenza di azioni umane [41G]
Il dolore: una Volontà superiore che scuote l’umano? [42G]
L’azione priva di agente [43G]


Ciò che la mente ci nasconde: vita, gratuità, amore

Di seguito pubblico la presentazione dell’ultimo libro della via della Conoscenza: Ciò che la mente ci nasconde: vita, gratuità, amore. È un libro che raccoglie la sostanza dell’approccio, e che attraverso una formulazione sintetica lo rende accessibile anche a coloro che non hanno modo di affrontare i libri e le dispense trasmesse in tanti anni.

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La differenza tra il ringraziare e l’essere quel grazie

Durante gli intensivi a Fonte Avellana, recitiamo prima dei pasti il testo che trovate alla fine di questo post: è un testo complesso che parla al sentire più che alla mente e che descrive un principio: noi non ringraziamo una entità divina per il dono della vita, noi siamo l’entità, il dono e la vita.
Il tentativo nostro è quello di andare oltre il pensiero duale, di plasmare le menti e le interiorità con la forza della visione e dell’esperienza unitaria.
È un tentativo non semplice perché nell’umano il duale opera in modo implacabile e permea ogni piega del suo essere.
Nel ringraziare c’è chi ringrazia e chi è ringraziato, nello specifico l’umano ringrazia il Creatore di sé e di tutto l’esistente.

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Lo stato immobile, i fatti che scorrono

[…] Noi però oggi stiamo parlando di un percepirsi pacati e quindi placati interiormente, cioè di un’immobilità, pur dentro la variabilità dei pensieri, delle emozioni ed anche degli atteggiamenti o dei comportamenti.
Ed è proprio così: dentro la variabilità della globalità umana c’è uno stato immobile.
L’incontro col mondo misterioso in sé porta a scoprire che ognuno è già altro rispetto a quello che oggi pensa di essere, poiché diventa possibile scoprire dentro di sé la radice di tutto.

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Amando l’impermanenza della vita “in sé”

[…] Vivere, amando l’impermanenza, significa appassionarsi a ciò che varia in continuazione, ma rimanendo effimero, e questo porta ad essere in armonia con la variabilità e quindi col nascere e scomparire di tutti gli aspetti che l’alterità mostra dentro le relazioni. Mentre voi umani siete fissi nella pretesa di costanza e di solidità che cercate di costruire e di mantenere nei rapporti che vi interessano.
Ricordatevi che l’impermanenza, vissuta nelle relazioni, non può che entrare in conflitto con la pretesa di cambiamento dell’altro in base alle vostre aspettative – cioè “per voi” – oppure col mantenimento della relazione secondo le vostre esigenze – ancora una volta “per voi” -.

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Il mondo in sé (92A)

[…] Nella prospettiva della sfilata la vita è semplicemente in ciò che si presenta: è ciò che c’è, è non-noto che resta non-noto e che continuamente nasce e muore, cioè inizia e finisce. E’ possibile applicare questa prospettiva anche alle relazioni, vedendo l’altro che propone ciò che è non-noto e che rimane non-noto.

[…] E’ soltanto quando nasce nell’uomo l’amore per l’effimero che allora lui già sa che ciò che gli arriva attraverso l’altro è effimero, cioè inizia e termina lì, e sussurra qualcosa che eccede l’altro ed eccede se stesso.