Il Cristo secondo CF77/63: a chi vi percuote su una guancia

In quanto alla frase: “A chi vi percuote su una guancia, offrite anche l’altra”, che cosa significa? Anche qua dobbiamo penetrare nello spirito dell’insegnamento.

Il Cristo non ha mai voluto fare dei suoi discepoli dei poveri disgraziati, alla mercé di tutto e di tutti. Questo atteggiamento di “offrire l’altra guancia” è, in altre parole, di non serbare rancore, di non portare dell’odio a colui che vi ha fatto del male o a coloro che vi hanno fatto del male. È un atteggiamento intimo, soprattutto.

E noi, proprio per chiarire questo punto, vi abbiamo detto a un certo momento, vedendo che andavate oltre l’insegnamento, “difendetevi”. Nel senso non di offendere, come sempre vi abbiamo detto, ma di difendervi. Cioè di non prestarvi al gioco degli altri, di non lasciare che gli altri facciano di voi quello che vogliono, anche facendovi del male o ponendovi nelle condizioni di essere poi di peso agli altri.

L’atteggiamento interiore nei riguardi dei vostri fratelli deve essere quello di offrire anche l’altra guancia a chi vi fa del male, nel senso di non portare assolutamente alcun rancore, alcun odio. Comprendere che se questo male vi è fatto, vi è una ragione ben profonda, perché nessuno può soffrire, a torto, di un male a causa di un altro. Colui che soffre per il male che un’altra creatura gli fa, non è sottoposto in ciò a una ingiustizia; vuol dire che quella sofferenza doveva averla, perché nessuno può fare del male a un’altra creatura senza che quest’altra creatura debba subire quella sofferenza o quel male.

Quindi, per questo motivo, quando voi siete soggetti o siete stati assoggettati a una brutta azione da parte di un vostro simile, non dovete portare del rancore a lui, perché vuol dire che quella brutta azione voi dovevate subirla. Sarebbe assurdo portare del rancore verso quella creatura; semmai dovreste portarlo verso voi stessi, o dovremmo portarlo verso noi stessi, non verso gli altri, i quali non sono che lo strumento attraverso il quale ci giunge l’effetto di una causa che noi abbiamo mossa in un’altra vita.

Così è per questo insegnamento del Cristo: “A chi vi percuote su una guancia, porgete anche l’altra”. Non serbate rancore. Ma con questo non è detto che voi dobbiate diventare degli stracci, come si usa dire; ciascuno di noi deve avere una certa dignità. Questa dignità non deve essere intesa come superbia, come vanagloria, ma deve essere conscio del peso della propria persona, deve avere il senso di individualità e deve preoccuparsi di poter bastare a se stesso per poter aiutare gli altri, in questo senso.

Di non  offendere, di non fare del male, come si usa dire, di non danneggiare i propri simili, questo si, ma neanche di lasciare che gli altri, a un certo momento, vi danneggino. E questo “difendervi”, ripeto, non sta per offendere, ma per porsi in uno stato tale per cui gli altri non possano, danneggiando voi, danneggiare chi vi sta vicino.

Il nostro insegnamento è tutta una questione di intima convinzione, di comprensione intima, perché le parole danno origine a innumerevoli incomprensioni; le parole originano tutti questi pasticci e tutte queste confusioni, mentre quello che conta è l’intima convinzione.
È la purezza con la quale l’individuo si difende; è l’altruismo con il quale l’individuo si sottrae alle offese degli altri. Perché, una cosa è sottrarsi alla offesa di una creatura con egoismo, cioè con la preoccupazione di non essere danneggiati, e una cosa invece è sottrarsi alle offese degli altri con la preoccupazione di non, come posso dire, [di non andare incontro a] un peggioramento della propria condizione, [per, alla fine] non pesare agli altri*. Tutto ciò è molto difficile a rendersi con le parole, ma io spero che voi mi seguiate; io spero che voi abbiate, sono convinto, anzi, che abbiate tanta intelligenza da capire anche nonostante la mia deficienza nello spiegarmi. E quindi dipende tutto, ripeto, dallo stato d’animo dell’individuo, dalla intenzione con la quale l’individuo fa qualcosa. Dali, 4 giugno 1961

*In altri termini: mi posso difendere da uno squilibrio che tu (un agente esterno) porti nella mia vita con il fine di proteggere l’ecologia della mia esistenza, ecologia che vede coinvolte le persone del mio ecosistema, qualunque esso sia, ecologia che se non la proteggessi finirebbe per squilibrare loro e me, magari rendendo me un peso per loro. Oppure posso difendermi da te semplicemente perché sei altro da me, in competizione con me, interno a una mia logica secondo la quale sei un pericolo per il semplice fatto che, magari, hai interessi o visioni diverse dalle mie.

Fonte: raccolta di brani sul Cristo del Cerchio Firenze 77 | Tutti i post del ciclo

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