Ho usato raramente l’amore per sentire la mia esistenza..

Amori miei, tutti,
Ho sbagliato spesso, ho usato raramente l’amore per sentire la mia esistenza, ho detto raramente “ti amo” venendo ricambiato e ancora non riesco a dirlo “per sempre”.
Ci sono amori storici, mia madre, mio padre, mia sorella, i nipotini, gli amici, i parenti, fidanzati e fidanzate, maestri e amanti; tutti compagni di lavoro e di strada, chi rimane, chi è morto, e chi se ne va.

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Si può combattere per l’altro?

Uso il termine combattere con cognizione di causa, intendendo con esso la disposizione interiore che ci porta a non risparmiare energie per difendere la causa dell’altro.
Nella mia giovinezza mi sono formato al pensiero e all’azione politica: allora combattere per l’altro significava difenderne i diritti e le libertà.
Nel 1974, o nel ’75, non ricordo bene, ci fu uno degli ultimi tentativi da parte delle forze di destra, di una parte dei corpi militari e dei servizi deviati di organizzare un colpo di stato in Italia: allertati in quanto militanti politici fortemente esposti alla rappresaglia, dormimmo fuori casa pronti a raggiungere un punto di ritrovo che ci sarebbe stato comunicato a suo tempo. L’indomani mattina ci fu il cessato allarme.

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L’amore liberato dalla bontà

Per sua natura, l’amore gratuito non chiede, semplicemente accade.
Molte volte mi interrogo sull’amore che mi attraversa e mi conduce a compiere un gesto piuttosto che un altro: sempre la questione della gratuità è per me centrale, ma ho compreso che essa va declinata nel contesto della relazione e del gioco delle parti.
L’educatore, che sia un genitore o un insegnante, deve amare senza condizione? Certamente si; dunque deve dare senza limite? Certamente no.

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L’amore ruvido

Chiede una cara amica: Cosa diresti ad una persona che quotidianamente cerca di fare del suo meglio, va avanti, si impegna, beh.. senza grandi risultati, ma lo fa, sente che c’è da fare, che tutto sommato è giusto così e agisce. Punto.
Poi un giorno esce per poco più di 24 ore dalla sua routine e si rende conto, come un pesce che fa un balzo fuori dall’acqua, che tutto il mondo in cui è immersa è solo frutto del senso del dovere, della forza di volontà e che, in realtà, quello che prova è grande odio per se stessa, per la vita che vive e che non riesce a cambiare, e c’è perdita completa di ogni forma di speranza.

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L’essenza dell’amore vero è rendere felice l’altro?

“Quando ami sul serio, fai tutto in funzione della felicità dell’altro”.
Desidero commentare questa espressione, non conosco personalmente il suo autore e il suo pensiero e non intendo polemizzare con lui, mi interessa solo la sua espressione in quanto comune a molti in ambiente cristiano-cattolico.
Ad una prima analisi superficiale, l’espressione è condivisibile soprattutto perchè sottende un principio: non della mia felicità mi curo, ma della tua; anzi, realizzo la mia servendo te.
Ad un’analisi più approfondita, l’espressione mostra i suoi limiti: se ti amo opero, agisco, mi muovo con la finalità, con lo scopo di renderti felice?

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Agire nel mondo mossi dalla compassione, non dalla protesta

Scrive Melania: La lotta alle ingiustizie, quando fermarsi, quando riconoscere che è l’identità che sbraita invece di convincersi di esser mossi dal giusto sentire? […]
Cioè, tutto ci interpella, ma se incontri una vecchina caduta in terra la aiuti a rialzarsi? Ovvio! Se sparano a un nero per il colore della sua pelle manifesti l’assurdità di questo gesto, se convocano in tribunale un minore straniero non accompagnato senza motivo ne chiedi le ragioni, se accusano una freelance per un falso ma il suo capo era connivente, pretendi che lei non sia la sola a pagare: ma quanto ci riguarda davvero tutto questo e in che termini? […]

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