Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Intensivo del 16-18 giugno 2017, iscrizioni

Aprile
 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 | 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 | 28 | 29 | 30
Letture da meditare, ruminare, contemplare ogni giorno Read more…

Rispondo qui ad una amica e sorella nel cammino: sono temi di una discussione privata ma così universali che ciò che dirò a lei è bene che sia ascoltato anche da altri.

“Mi sono accorta di non riuscire ad immergermi nella lettura. I concetti che prima mi riempivano, condividevo e in cui mi ritrovavo, adesso restano in superficie, non scendono in profondità.”
Viene in momento in cui non si tratta più di indagare e studiare, ma di vivere, di dedicare le risorse interiori all’esperienza che, attimo dopo attimo, viene.
È come se la mente non recepisse più i contenuti, un logoramento glielo impedisce.
Inutile e controproducente insistere: la soluzione è assecondare, alleggerire la mente e semmai coinvolgerla in letture leggere, dedicarsi alle piccole incombenze quotidiane, coltivare lo stare senza appesantirlo dei suoi significati, delle interpretazioni possibili e dei simbolismi verosimili: stare e basta. Read more…

Vi proponiamo un’intervista di Luciano Costa ad Enrico Ghidoni, l’uomo-che-cammina: una vita feconda, esperienze vissute senza risparmio, parole che dicono della vita così com’è nel momento in cui non è oscurata dalla narrazione di sé, dalle pretese e dal velo della mente.

Non è che da quelle parti ha sentito la presenza di un Dio grande e sconosciuto?
«L’ho avvertita; ho sentito la presenza di quel Dio grande e misericordioso che il vangelo racconta e propone e mi ha aiutato a comprendere lo scorrere del tempo. Quel buon Dio l’ho cercato insistentemente… Poi l’ho trovato nel mezzo di delusioni, dentro la felicità suggerita dall’immensità del silenzio e anche nelle amarezze di cui la vita è sempre condita». Read more…

Uno dei concetti più difficili da comprendere intellettualmente da parte di colui che segue i nostri insegnamenti è il concetto della soggettività del percepire, che ha – come conseguenza logica – l’illusorietà della realtà nella quale quell’individuo vive.
Infatti un ragionamento susseguente a questa enunciazione del concetto che quell’individuo potrebbe fare, è il ritenere d’essere completamente solo: completamente staccato e diverso dagli altri individui; non solo, ma addirittura potrebbe apparire che gli altri individui non esistano contemporaneamente a lui; egli riceve degli altri una immagine tutta particolare, soggettivizzata naturalmente, e non avrà mai la certezza che quanto egli percepisce possa essere la realtà.
Questo abbiamo cercato di insegnarvi, in quanto questo corrisponde al vero: la realtà non è quella che voi percepite, ma i vostri bisogni egoistici vi spingono a percepire questa realtà nel modo a voi più «conveniente» in quel momento evolutivo. Read more…

Il disagio esistenziale, psicologico, fisico è provocato da elementi di non comprensione che la coscienza va cercando di acquisire e che trovano resistenze nell’impianto dell’io, dell’identità.
Secondo il C.Ifior il 99% di questi disagi e malattie ha origine nel conflitto coscienza/identità: la coscienza richiede dati ma il sistema dei corpi inferiori che costituiscono l’identità non è in grado di fornirglieli; nella comunicazione tra i vari corpi c’è un sofisticato sistema di decodifiche che non funziona e che dà origine a cristalizzazioni – ovvero a ripetuti tentativi di ottenere risposte privi di sbocchi – dalle quali si originano le turbe del comportamento, o le malattie fisiche.
Noi abbiamo sempre affermato che la fede/fiducia altro non è che un aprirsi fiduciosi ai processi dell’esistenza e abbiamo anche e sempre negato che esse siano l’affidarsi a qualcuno che ci “salva”. Read more…

Dice Marco commentando il post Quando comprenderemo che la fiducia è la chiave di volta:
“La chiave è la fiducia, perché l’Amore è. E’ come il sole che nei giorni bui sembra che non c’è, ma sono i nostri occhi che non riescono a veder”. E’ una parte del ritornello di una canzone che abbiamo scritto a scuola per un concorso.
Il senso è chiaro: c’è la visione limitata, condizionata dalla mente, e quella più ampia del sentire, che sa vedere oltre il buio apparente. Sono i poli in mezzo ai quali mi muovo.
C’è un’evoluzione in questo oscillare dall’uno all’altro polo? Si può rispondere a questa domanda senza essere condizionati dall’oscillazione stessa? A seconda di dove mi trovo, le risposte sono diverse. Mi verrebbe quasi da dire che maggiore è l’ampiezza di visione che mi si dischiude quando sono da una parte, maggiore il buio quando sono dall’altra. Ma forse sto esagerando. (Evidenziazione del redattore) Read more…

Dice Roberta G.: Le parole di Teresa, pur dolci e poetiche, non trovano piena rispondenza in me, qualcosa mi “stona”. Mi sembra che Teresa percorra la via della Devozione e che io sia su una diversa strada…una strada in cui non si nomina neanche Dio, o il Signore…  Mi è venuta in mente la conclusione della  poesia di Moti, alla quale mi sento vicina: ” …La tua vita avrà un senso, figlio mio, quando non avrai più bisogno di un Dio per dare credibilità e senso alla tua via.” Mi chiedo, anche, da dove nasce in me, e  in ognuno di noi, questo diverso sentire.
Il Sentiero non è una via devozionale e questo è evidente: in esso confluiscono persone che non hanno nell’affetto e nella devozione la loro personale focalizzazione.
Il Sentiero non è neppure una via concettuale: è una via fondata sulla compassione e generata da essa.
La devozione ha bisogno di un oggetto, almeno fino a quando non è divenuta pura gratuità. Read more…

Quando comprenderemo che la fiducia è la chiave di volta, allora vedremo con altri occhi le nostre vite, quelle dei nostri partner, dei nostri figli, quelle dei popoli e dell’intero pianeta.
Viviamo vite inutilmente angosciate dalle visioni limitate che sorgono nelle nostre menti e siamo incapaci di cogliere il disegno che genera ed attraversa gli avvenimenti ed i processi personali e sociali.
Siccome non esiste una vita preordinata, ma bensì la creazione di essa attimo dopo attimo, la fiducia diviene la chiave di volta di ogni possibilità e di ogni cambiamento.
Non esistendo un destino, è la disposizione di adesso che genera i fatti: se adesso sono oscurato dalla paura, dalla diffidenza, dalla reticenza, dall’opportunismo, dall’ignoranza, dopo cosa mi aspetta? Il frutto di ciò che ho seminato. Read more…