La relazione che ci svela

Mi capita, con regolarità, di avvertire nella mente la “pressione” mentale di singoli o gruppi, per questioni che mi riguardano e nelle quali sono coinvolto, ma anche per questioni altre.
Credo sia una forma di telepatia, ma non so dire di più perché non coltivo questa conoscenza.

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L’amore, il suo processo, la gratuità

“Se sarai capace di amare senza essere riamato” dice Kempis.
Nei vangeli abbondano i detti di Gesù che invita all’amore senza attendersi ritorno.
Voi sapete che io non amo gli assoluti e dunque della espressione di Kempis sottolineo il processo che implica, lasciando la perfezione che prefigura a Dio.
In quante situazioni la complessità del rapporto ci induce a dare, ad offrirci senza avere una corrispondenza nel ricevere?
Stiamo dando per ricevere? La questione potrebbe essere molto più complessa: potremmo dare nel tentativo di instaurare una relazione, uno scambio, una possibilità di crescita comune. Potremmo investire in un rapporto convinti di voler realizzare una officina esistenziale con l’altro e continuare a dare anche quando l’altro è reticente, vivendo inevitabilmente una frustrazione conseguente.

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La vita oltre l’identificazione con il limite

Se rimaniamo identificati con una certa lettura di noi, con quello che riteniamo d’essere, siamo perduti.
Se trascorriamo i giorni, i mesi e gli anni ad ascoltare il rumore delle nostre identità, è come se mai ci affacciassimo fuori di casa posando lo sguardo sulla terra e sul cielo, sugli esseri e sui processi che li coinvolgono.
Il bilancio di una vita trascorsa ad occuparsi di sé è triste e, mi viene da dire, misero.
Occuparsi della trasformazione del proprio sentire, è quell’occuparsi di sé meschino?

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Relazione, sacralità dell’incontro con il “mondo in sé”

[…] La via della Conoscenza afferma che solamente un essere che vive una quiete interiore può riconoscere il mondo in sé.
[…] Colui che si trova immerso in uno stato di quiete interiore vive la propria umanità in modo naturale, cioè è costantemente in contatto col mondo in sé, continuando a provare emozioni, a vivere pensieri ed a manifestare comportamenti.
Nel mondo in sé la relazione è interconnessione: si è immersi in un mondo dove tutti gli esseri sono interconnessi fra di loro senza distinzioni e senza paragoni.

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La relazione come incontro nella sacralità (95)

Gli esseri non esistono “per voi”, ma hanno il loro respiro. E nel momento in cui si incrociano è sacralità, e nel momento in cui si separano è sacralità, in quanto è sacro il luogo dove questo accade.

Le relazioni: voi e il mondo. Il semplice esistere (92)

[…] Però il mondo è altro da voi, il mondo è in sé, anche se voi non fate che guardare ad un mondo “per voi”. Questo fa sì che, rapportandovi con l’altro, mai lo vedete in sé ma sempre “per voi”, cioè in funzione vostra, persino quando pretendete di sapere cosa vada bene per l’altro.

[…] Quando l’impermanenza e l’effimero si impongono all’uomo come nuovo modo di rapportarsi al mondo intorno a lui, egli la smette di guardare alla continuità della relazione e punta l’attenzione sull’unica continuità espressa dalla vita, cioè un ininterrotto presentarsi di ciò che nasce e muore.