L’esperienza esistenziale dell’estate

Le persone che possono realizzare un maggiore contatto con sé, vivono in modo particolare la stagione dell’estate: spesso essa produce disorientamenti, ansie, apatie, a volte stati di svuotamento profondo che inducono ad abbandonare situazioni e persone. Non di rado un senso di solitudine accentuato si insinua ed enfatizza gli altri stati.
Per alcuni, l’unica difesa è cercare di valicare indenni questa stagione: nel Sentiero contemplativo vediamo le cose un po’ diversamente.
Per potermi addentrare nel tema dell’esperienza esistenziale dell’estate debbo fare un parallelo con quello che accade al seme/frutto delle piante.

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Ancora sul rigore, sulla disciplina e sulla contemplazione

Proseguo il ragionare iniziato ieri con il post L’allenamento, la disciplina, il rigore nella via interiore matura.
Nel Sentiero la disciplina è da considerarsi più una conseguenza, un frutto maturo piuttosto che una condizione da cui partire, ma su questo è comunque necessario intendersi.
Un bambino formato nella pratica delle arti marziali, o di un’arte come la danza, è in grado di gestire alcune sue dinamiche interiori molto meglio di un suo pari che quell’esperienza non ha fatto.

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L’allenamento, la disciplina, il rigore nella via interiore matura

Nella sua tesina sulla danza per l’esame di maturità che inizia proprio oggi, e che sappiamo supererà brillantemente, scrive una giovane amica in merito alla danza, al danzatore e all’essere-danzati:

“Il Balletto diventa veicolo di un’armonia assoluta e universale: scegliendo i suoi eletti li utilizza (direttamente, senza la mediazione di alcuno strumento) per trasmettere valori di bellezza.
Compito dell’uomo è quello di prepararsi ad essere veicolo tramite allenamento, disciplina e rigore. Quando il corpo è predisposto in armonia per danzare bene, non c’è più egoità, non esiste più il singolo che danza: è la danza che lo danza”.

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