La necessità del silenzio e del coltivare l’Essere, innanzitutto

Giovanni 6,1-3
1 Dopo queste cose Gesù se ne andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè il mare di Tiberiade. 2 Una gran folla lo seguiva, perché vedeva i miracoli che egli faceva sugli infermi. 3 Ma Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli.

Marco 6:30-32
30 Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. 31 Ed egli disse loro: «Venitevene ora in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco». Difatti, era tanta la gente che andava e veniva, che essi non avevano neppure il tempo di mangiare.
32 Partirono dunque con la barca per andare in un luogo solitario in disparte. 

Matteo 14:13
13 Udito ciò, Gesù si ritirò di là in barca verso un luogo deserto, in disparte; le folle, saputolo, lo seguirono a piedi dalle città. 

Matteo 15:29
29 Partito di là, Gesù venne presso il mare di Galilea e, salito sul monte, se ne stava seduto lassù, 

Luca 9:10-17
10 Gli apostoli ritornarono e raccontarono a Gesù tutte le cose che avevano fatte; ed egli li prese con sé e si ritirò in disparte verso una città chiamata Betsàida. 

“Ma Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli”.

Salire sul monte: risiedere nella profondità dell’Essere.
Cosa implica il risiedere nella profondità dell’Essere?
L’esperienza simultanea di una non separazione e di una lontananza.
Non separazione: non io-non tu-non noi. Essere è il superamento della separazione e l’affermazione dell’esperienza del Ciò-che-è, stato d’Essere indiviso.

Lontananza: nell’esperienza dell’Essere non c’è vicinanza, né lontananza, c’è Essere-che-È-oltre-ogni-definizione.
Qui usiamo il termine lontananza per definire l’esperienza concreta dell’illusione del divenire, la chiara consapevolezza che ci permette di vedere, comprendere e contemplare la radice del divenire.
La radice del divenire non è nel divenire, nel processo: la radice è nel Senza-tempo, nell’Eterno-che-È.
Il divenire è la porta dell’Essere dalla quale si entra solo se non si è identificati con la sequenza dei fatti, solo se si vive ogni fatto a se stante.
Assisi nell’Essere, il resto sfuma, perde importanza, è periferia dell’esistenza – coperta quanto volete dalla compassione – ma periferia: questo intendiamo con il termine “lontananza”.

Si pose a sedere con i suoi discepoli: si disposero ad una comunione di sentire.
1- si allontanano dalla folla: dalle sollecitazioni, dal mondo,
2- si ritrovano nella essenzialità del loro interiore, quei pochi che possono conoscere il loro Essere e condividerlo nella comunione dei sentire.
Un piccolo resto che risiede in sé, sperimenta la comunione e vibra all’unisono con la nota emessa dal Maestro.

Per vivere così ci vuole molta consapevolezza e capacità di tirarsi fuori dalla giostra del divenire.
Quante risorse dedichiamo a quella giostra? Quante a quel risiedere?
L’estate sembra non essere amica di queste domande, sembra essere la stagione di un certo stordimento: il mio vivere così lontano da tutto mi fa perdere la nozione del reale degli altri..

Qui parlo ai miei fratelli e sorelle nel cammino, sapendo che hanno fatto scelte diverse dalle mie, ma hanno sensibilità adeguate per comprendere l’invito a non stordirsi nei rapporti, a saper ricercare e vivere la salita sul monte, la comunione dei sentire.

Il fare non ha senso se non è illuminato dalla stare.
Le relazioni sono banali danze delle identità se non sorgono dal silenzio e dalla solitudine, dalla non separazione e dalla lontananza.

Il caldo non facilità la concentrazione, ma è un buon amico della contemplazione.
Invece i bisogni delle identità, e le loro inquietudini, non sono buoni amici della contemplazione.

Il mio augurio è che l’umano sappia stare come il frutto sotto il sole d’agosto: senza agitarsi, lasciandosi irradiare da Quel-che-è, non aderendo alle banalità delle menti che dicono che l’estate è la stagione della socialità, della ferialità e di altre mille amenità.

Vedendo il gioco delle menti, si può risiedere nell’Essenziale, ad Esso si può tornare senza fine senza frasi distrarre e catturare dal vacuo e dall’irreale.


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23 commenti su “La necessità del silenzio e del coltivare l’Essere, innanzitutto”

  1. Per me la stagione estiva è un periodo favorevole per immergermi nella natura e in quel contesto coltivare la connessione con la dimensione del silenzio. Cerco luoghi solitari e se sono al mare, momenti come il mattino presto quando ancora la maggior parte dei bagnanti non si è ancora mossa di casa. Non concepisco una vacanza dall’Essere, come sarebbe possibile? Quando le situazioni mi impongono di relazionarmi con il banale, con l’agitazione del mondo, là inizia il lavoro per non trasformare la lontananza in impazienza e insofferenza, là sta il lavoro per guardare con coraggio a ciò che ancora ostacola il dispiegarsi della compassione. L’assenza di tenerezza costituisce per me un campanello d’allarme che mi indica che non è la Realtà che sto vedendo. Se il mio occhio si posa sull’inconsistenza, là mi sto specchiando sull’inconsistenza di me.

  2. Sempre più consapevole che il mio equilibrio dipende da ciò che è in me e non fuori di me, cioè dalle illusione del divenire, dopo le inevitabili sollecitazioni anelo a risiedere in me come ad una fonte d’acqua.

  3. Particolarmente viva la necessità di salire sul monte….manca l’aria quando i ritmi giornalieri non lo permettono, e ogni giorno provo a modificare qualcosa per rispondere all’indispensabile.

  4. Scendere dalla giostra è sempre stato difficile per me, per questo il tempo degli incontri e degli intensivi è prezioso! …purtroppo poco frequentati ultimamente … So che il mondo non si ferma se io rallento, ma ogni giorno ci sono nuove richieste che arrivano nella mia officina a cui non riesco a dire di no. Al di là di questo coltivare il discernimento e una migliore organizzazione del tempo certo non guasterebbe!
    Concludo citando una frase del post che x me dovrebbe diventare un mantra: “Il fare non ha senso se non è illuminato dallo stare.”

  5. La capacità di tirarsi fuori dal giro di giostra del divenire è sempre più spontanea,
    tanti sono i no e tanti i compromessi, compromessi che non trascurano un’adeguata ecologia.
    Grazie, ricordarcelo è sempre di grande aiuto.

  6. Sedete in disparte, riposatevi un po’, ‘..mi risuonano spesso queste parole quando le sollecitazioni mii spingono da un’ altra parte…bisogno di silenzio, salire sul monte e sento come necessita’

  7. Per me l’estate è un dono immenso…scendo dalla giostra e finalmente trovo uno spazio contemplativo fisico e temporale. Anche durante l’anno scendo dalla giostra, ma lo faccio con dedica ogni minuto nel mio intimo mentre tutto intorno ruota. Ora invece è scendere davvero, cambiare palcoscenico, dilatare gli spazi del silenzio ritrovandomi sempre più Umana. Verrranno tempi e stagioni differenti, lo so. Oggi è così.

  8. Viene spontanea la similitudine con lo Zarathustra di Nietzsche che comincia con la salita sul monte, il ritorno alla vita fra gli uomini e di nuovo il ritrarsi con pochi fratelli.

    Questo percorso credo si presenti ciclicamente nella vita di tutti i pellegrini sulla via del conosci te stesso ed e’ una fortuna, oso dire un dono prezioso, avere un luogo, anche virtuale come questo, in cui ritrarsi e poter comunicare certi di trovare frequenze compatibili con cui uno scambio sincero diventa possibile.

  9. Questo post si collega in me a quanto diceva Roberta nel suo commento al lunedì:” dopo un periodo fuori di casa sento il bisogno di salire sul monte”.
    Mi aveva risuonato, anche io Vivo la stessa tensione. Ma se per lei il salire sul monte aveva anche una connotazione pratica, per me è un processo interiore che tuttavia necessita di condizioni propizie a cui devo dedicare attenzione.

  10. La necessità di sottrarsi dalla giostra, dalle sollecitazioni è sempre più cogente, sostenuta da ritmi di lavoro che essendo all’opposto la rendono desiderabile anche sul piano identitario.
    Grazie.

  11. Molto interessante anche il seguito del brano di Marco citato:

    “33 Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. 34 Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. ”

    Il desiderio-necessita’ di andare in disparte viene momentaneamente accantonato per fare fronte alle esigenze della folla: una resa al Ciò che È. Lì verrà vissuta comunque quell’adesione totale al Padre, principio di Unità

  12. La spiegazione dei Vangeli è sempre illuminante.
    Il discorso sulle relazioni è così, condivido. Grazie.

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