Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La povertà è una via a dio?

Ho in mente le parole di Papa Francesco sui poveri; ho anche in mente i passi del vangelo sui poveri e sugli ultimi, ma non ho titoli né competenze per discuterli nello specifico.
Mi chiedo: dio privilegia il povero? Il povero è nella condizione di recepire la chiamata di dio meglio del ricco?
Cosa sono la povertà e cosa la ricchezza? Sono stati personali e sociali entro cui avviene la rappresentazione che chiamiamo vita: il processo dell’imparare ad amare.
Alcuni imparano immersi nella condizione di povertà, altri in quella di ricchezza. E’ la povertà facilitante rispetto alla ricchezza penalizzante il processo dell’imparare? Nelle menti dei romantici, forse.
La condizione di povertà in una vita forse si alternerà alla condizione di ricchezza in un’altra e viceversa.
L’eterosessuale conoscerà l’omosessualità e questi l’eterosessualità; il ladro l’essere derubato; il meschino la dedizione al bene e viceversa.
La povertà è una via a dio? Certamente. Come la ricchezza. Come la disabilità. Come la salute.
Come ogni respiro da qualunque essere sia respirato.
Certo, nel proprio cammino personale rivolgere lo sguardo al povero ha molte implicazioni:
– imparare a dare e a prendersi cura;
– operare nella gratuità.
Possiamo allora dire che dio si mostra nel povero per noi, nella nostra personale ecologia interiore perché ci permette di andare oltre le aspettative e i giudizi, di spogliarci di pretese e reticenze: ma questo riguarda il cammino nostro, non la povertà in sé.


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