La gratitudine per ogni fatto ed ogni situazione

Dice Nadia commentando il post Niente più dell’ordinario ci interroga e ci insegna: A volte ho l’impressione che ciò che sto vivendo sia una grande concessione, un regalo, un dono troppo grande per me. Non riesco sempre a riportarmi sulla questione che ciò che sto vivendo sia invece generato dalla mia coscienza e niente altro che il mio pane quotidiano. 

1- Dal divenire sorge l’esperienza dell’imparare, del comprendere.
Questo è il pane quotidiano: nel divenire siamo e nel divenire viviamo la trasformazione da un sentire limitato ad uno più vasto e, se non viviamo pienamente e intensamente, trasciniamo i processi e con essi il dolore, o la fatica che si portano appresso.
Vivere pienamente e intensamente, questa è un’espressione molto equivocata dalle identità che ritengono significhi vivere con un alto tasso di eccitazione mentale ed emozionale.
Non è così: l’eccitazione è figlia dell’identificazione e madre di altra eccitazione e non produce nulla che abbia sostanza nel tempo, è l’effimero per antonomasia.
La vita piena e intensa avviene quando il soggetto si lascia impattare da ciò che è e, mantenendo basso il tasso di identificazione, lascia che l’esperienza transiti attraverso i suoi veicoli e l’azione stessa.
Questa esperienza non è effimera e produce una saturazione di senso.
Prima che questo modo di vivere possa radicarsi nella persona essa dove attraversare il vasto deserto del perdere il rapporto consueto che ha con l’identificazione.

2- Dal sentire sorge l’esperienza del dono.
Quando la vita è vissuta come accoglienza di ciò che è, sorge l’esperienza del dono: ciò che viviamo, ciò che giunge, ciò che accade è una benedizione che accogliamo con gratitudine, con un profondo e radicale inchinarsi di tutto l’essere.
Nella marginalità della nostra soggettività frutto del vivere pieno ed intenso, il vissuto si offre all’esperienza come pura gratuità e spontaneo e naturale sorge il nostro grazie.

3- Dal condizionamento dell’umano sul sentire sorge invece l’esperienza che sia troppo.
L’esperienza piena della gratuità e dell’amore è fruibile solo parzialmente dall’umano, il limite dei nostri veicoli è tale per cui di fronte all’ampiezza smisurata di certi sentire arretriamo perché effettivamente sono troppo per noi: troppo vasti, troppo intensi, incontenibili e inconcepibili.
Nel momento in cui quel sentire così vasto si presenta, si misura anche il limite proprio della condizione umana che viene accettato per quel che è, senza lamento alcuno.
Avere chiaro che, nel divenire, tutti i giorni impariamo qualcosa attraverso i piccoli collaboratori della nostra minuta scena domestica, ci permette di rendere pienamente grazie al dono immenso di sperimentare, di esistere, di essere che nella gratuità assoluta ci viene offerto.
Quando la persona vive nella quiete interiore, quel senso di gratitudine emerge naturalmente e, assieme ad esso, può sorgere l’esperienza della sacralità di ogni fatto e di ogni essere. OE2.5


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6 commenti su “La gratitudine per ogni fatto ed ogni situazione”

  1. Quando si capisce di perdere l’identificazione? Cosa si prova esattamente? Quali pensieri e sensazioni attraversano la persona quando è’ in questo processo?

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  2. Grazie a te e grazie alla vita che ci presenta in ogni momento ciò di cui abbiamo bisogno. E’ ben presente questa comprensione anche se c’è ancora qualche difficoltà a disidentificarsi. Il deserto non ci nega un’oasi in cui riprendere le forze per poi ripartire per affrontarne un altro tratto.

    Rispondi

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