Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La gratuità, l’essere pronti e vigili, la tiepidezza

Questa è la fonte preziosa
di quell’acqua che disseta,
casta per purificare,
forte per trascinare,
umile per esaltare.
Se sei venuto per bere
attingi di quest’acqua si rara nel deserto,
se non hai sete fatti da una parte
e cedi il posto.

Quest’acqua è aurea,
ma è più preziosa ancora dell’oro;
conservala dunque gelosamente
e non
sprecarla perché la via è lunga e solatia.
Odi il dolce rumore dello zampillo,
ma non esserne incantato,
non sia per te come sirena per il navigante.
Guarda come cristallina è la polla:
puoi specchiarti e acconciarti l’abito,
ma non essere novello Narciso;
immergi il tuo corpo
nella freschezza
di quest’acqua,
ma sii pronto ad uscirne
come se fosse sterco.

Eppure essa è preziosa
più ancora del cibo nella carestia;
prendi nell’abbondanza
per non essere povero nella carestia,
e bada di non barattare l’oro per l’orpello.

Leggi e intendi che cosa è scritto
con caratteri di fuoco sulla fonte:
“La voce risuona,
ma il tuo orecchio
non l’ascolta;
la mano scrive sulla sabbia del deserto,
ma se attendi domani
il vento avrà tutto
cancellato
e non potrai più leggere;
la meteora attraversa il cielo,
alza su la testa subito se vuoi vederla:
fra pochi istanti sarà consumata
nel suo stesso fulgore. “.

Le Sue mani sono protese
nell’aiuto innumerevoli volte,
perché immensa è la sua pazienza poi,
improvvisamente si ritraggono.
Allora ascolterai, ma sarà silenzio;
cercherai di vedere,
ma la sabbia sarà muta
ed il cielo buio,
né il pianto, né la tua grande disperazione
potranno richiamare l’occasione perduta.

Kempis, Cerchio Firenze 77

Voglio aprire il nuovo anno con questo canto di Kempis, con queste parole belle e temibili.
Sempre mi hanno colpito, ispirato e sono state motivo di riflessione: la gratuità, come oggi è puro gesto che giunge a noi, domani scompare dal nostro orizzonte e restiamo irrimediabilmente soli.
Ho sperimentato questo negli anni in cui il Sentiero è stato parte integrante della Via della Conoscenza: la presenza di una fonte la cui alterità si manifestava ad ogni attimo nell’approccio, nell’analisi, nella risoluzione delle situazioni, degli stati, dei problemi, era l’occasione per una presenza e un’attenzione sempre vigili, mai inclini a sottovalutare o trascurare un gesto, una parola, un’inflessione.
Oggi, che quella presenza che si manifestava da un Oltre non c’è più, è il mondo del sentire, ciò che bussa come sussurro, come sfumatura, come punteggiatura che mi interpella e mi induce ad essere attento, vigile, a cogliere l’attimo, a non farmi trovare assonnato.
Non voglio fare alcun parallelo tra l’ampiezza di comprensione del CF, di cui Kempis era la luce sulla sommità – o tra l’ampiezza di visione e di penetrazione di Soggetto, maestro della VdC – e il nostro piccolo e limitato cammino e le mie ben modeste parole e l’ancor più modesto sguardo: voglio sottolineare che di fronte ad ogni realtà, a tutte le realtà, ciò che Kempis dice e suggerisce al discepolo della via, è valido e necessario e sperabilmente attuabile.
L’accadere del gesto gratuito dipende dalla presenza del secchio vuoto: se non c’è secchio, o se è ingombro del suo contenuto, il gesto gratuito rimane potenza o, anche se attiva il processo del donarsi, per quanto lo reitererà?
Le Sue mani sono protese
nell’aiuto innumerevoli volte,
perché immensa è la sua pazienza poi,
improvvisamente si ritraggono.
La nostra tiepidezza, il nostro esserci condizionato da una resistenza di fondo, ci avrà resi ottusi: quel travaso di sentire, quella relazione da sentire a sentire che bussava e chiedeva che si aprisse, viene meno e noi siamo soli e abbiamo perduto l’opportunità.
Le menti dicono che, perduta una possibilità, se ne presenta un’altra, ma questo è molto parzialmente vero: una opportunità riguarda la possibilità di sperimentare ad un certo grado di sentire; se viene perduta, quel grado non sarà ulteriormente proposto, ma si presenterà una possibilità di grado meno ampio e quindi più alla nostra portata, avendo noi rifiutato, od essendo stati impreparati rispetto alla possibilità più vasta di sentire che ci era stata offerta.
Allora ascolterai, ma sarà silenzio;
cercherai di vedere,
ma la sabbia sarà muta
ed il cielo buio,
né il pianto, né la tua grande disperazione
potranno richiamare l’occasione perduta.
Il tema dell’essere pronti, attenti, reattivi attraversa da sempre il cammino in questo Sentiero: chi scrive si misura con esso quotidianamente; chi frequenta questo eremo se lo sente ripetere in continuazione. Il risultato è una tensione che a volte sboccia in una fioritura, altre in una frustrazione.
Il gesto gratuito è oltre fioritura e frustrazione, ma non è oltre la consapevolezza dell’esistenza di un secchio vuoto o meno.

Riservato ad Officina Esistenziale


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