Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

L’interesse per l’altro, l’amore oltre sé, la gratuità

Fai per l’altro senza aspettarti nulla in cambio;
non dare per ricevere;
sia il tuo interesse per l’altro qualcosa
che da solo basta per la tua felicità;
se davvero lo ami, sii vicino all’altro
qualunque cosa 
pensi o faccia,
perché il vero amore non ha bisogno
di essere corrisposto e,
quando tu ti aspetti di ricevere qualcosa,
allora stai attento a quello che
pensi,
perché già lì potresti trovarti in faccia
al tuo egoismo mascherato d’amore.
Scifo

“Sia il tuo interesse per l’altro qualcosa che da solo basta per la tua felicità.”
La pienezza d’essere che sorge in virtù di un moto d’interesse per l’altro: ciò che completa la nostra vita non è questione di quantità, e nemmeno di modalità, è questione di intenzione, di una spinta che sorge nel sentire, attraversa i corpi e diviene azione.
Non conta nemmeno se l’altro beneficerà o meno del nostro gesto – non sapremo mai come si svolge il suo film personale -, conta che in noi sia sorto quell’impulso e che sia stato assecondato.
Certo, se a quell’impulso fa seguito una congerie di calcoli, valutazioni e aspettative vuol dire che l’intenzione era quantomai spuria e con essa, e con ciò che si è aggiunto, sarà bene che facciamo i conti.
Definirei questa esperienza la “contemplazione dell’intenzione d’amore”: senza calcolo e senza scopo personale, sorge l’interesse per l’altro, l’andargli incontro, il rivolgergli un pensiero, l’accoglierlo.
Quel “senza calcolo e senza scopo personale” è ciò che qualifica quell’interesse come atto d’amore: come tutti gli atti d’amore, come tutte le volte che l’amore ci attraversa incurante di noi nella pienezza della gratuità, c’è una saturazione di senso, la pienezza d’essere, la felicità secondo l’espressione di Scifo.
“Incurante di noi”: l’amore non attraversa un soggetto, questo gli è di ostacolo; l’amore attraversa un conduttore vuoto, libero da sé.
Liberi da noi stessi, dall’ingombro e dalla preoccupazione del nostro esserci, veniamo attraversati dall’amore che non porta il nostro nome, non porta alcun nome.
L’interesse per l’altro – chiunque e qualunque essere esso sia – è dunque l’accadere dell’atto d’amore: tutte le volte che il soggetto scompare, affiora la pienezza della gratuità d’essere e d’esistere.
Tutte le volte che il soggetto è presente, s’incunea un sottile condizionamento, un piccolo o grande calcolo, inconscio o conscio che sia. OE,4.1


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  1. Respiravo, mentre leggevo il post. Le parole non sono solo simboli grafici da decodificare. Avverto sia il seme della gratuità sia le interferenze della mente. Si tratta di lavorare togliendo, facendo spazio a ciò che preme dal profondo.

  2. Grazie ad entrambi della condivisione!

  3. E’ così, cara Natascia, per tutti noi e non ci sono sconti..

  4. Farsi attraversare dall’amore, far scomparire il soggetto, togliere l’ingombro di sé. Fare tutto ciò in un contesto familiare, relazionare, sociale che non ti sprona a questo, ma che continuamente ti rimanda ad una visione egoistica, fatta di invidie, rancori, bisogno di rivalsa, di piccole o grandi vendette. Che fatica! Poi fare i conti con il proprio limite, con il bisogno di amore, di essere accolti e gratificati. E’ un processo lungo, di conoscenza delle proprie dinamiche, di un lavoro estenuante e sottile che costringe la mente a piegarsi, a non seguire il flusso di emozioni. Ad ampliare lo sguardo al di là del proprio piccolo mondo. Ci sto lavorando, ma non è una passeggiata!

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