Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La vita senza il “dover essere”

Se tolgo all’umano lo sforzo e la tensione creata dal dover essere qualcosa, qualcuno, cosa gli rimane?
Se non siamo più quella corda tesa pronta a scoccare una freccia, a raggiungere un obbiettivo, ad avere uno scopo, a realizzarsi, di cosa si sostanziano il nostro presente e il nostro domani?
Siamo dunque i nostri obbiettivi, i nostri giudizi, le nostre aspettative? Direi di si, siamo quello e, senza quello, ci sembra di non essere.
Eppure c’è un mondo molto vasto che si apre quando usciamo dalla morsa del dover essere, del dover costruire, del dover ricercare senso ed è costituito, intessuto, dall’accadere dei semplici fatti.
Fatti che non sono né tuoi, né miei, sono semplicemente i fatti della vita, l’essere della vita che sorge e scompare, lampi di luce effimeri, impermanenti, irriducibili a sé.
Quando la realtà che scorre davanti ai nostri occhi e nel nostro interiore, non è più ricondotta a noi e ai nostri scopi ed obbiettivi, allora sorge il Reale: fatti accadono, fatti sorgono e scompaiono, fatti sono e non per noi, semplicemente sono.
È assurda una realtà in cui ciò che accade è solo un fatto che non ci riguarda, che è semplice accadere? Si, è assurda per la mente/identità, che considera portatore di senso e di realtà solo ciò che ad essa è riferito.
È niente affatto assurda se vista con gli occhi dell’essere e della contemplazione.


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  1. Riflessioni importanti. Mi accorgo che la mente mano a mano che si tende a toglierle potere, trovi modi sempre più sofisticati per affermare la propria identità. C’è bisogno di un lavoro costante e vigile per non cadere nei suoi tranelli.

  2. E’ proprio una morsa quella “del dover essere, del dover costruire, del dover ricercare senso”, una morsa che stringe e condiziona le nostre vite limitando la visione e la capacità di lasciar affiorare il sentire, ma la vastità di quel mondo spaventa l’identità restia a morire a se stessa ed è difficile liberarsi da quella morsa se non siamo disposti a spogliarci di noi stessi, se non siamo disposti a ritirarci per lasciare spazio al semplice accadere.

  3. Grandi orizzonti si aprono quando scompaiono i punti di riferimento abituali per l’identità. Ciò non può provocare che sconcerto nella mente. Solo chi ha un sentire sufficientemente ampio può affrontare il percorso, cullato dall’essere. Altrimenti è come uno che in acqua si irrigidisce: va a fondo

  4. Grazie per ricordarlo!

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