Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Le vite, il divenire, la contemplazione

Guardo i miei cani e regolarmente penso: “Temo che la prossima vita vi toccherà da umani! Che sfiga!”
Tutto evolve dice la mente, tutto diviene: il sentire da limitato ad unitario; la pianta da seme a ricovero per gli uccelli.
E’ certamente così nell’ottica del divenire ma questa è solo una delle ottiche possibili, solo uno degli sguardi sulla realtà.
Diviene la legna cenere mentre brucia? Certo che sì, dice la mente.
Certo che no, dice lo sguardo altro. Come no, la legna arde, diviene carbone ardente e pian piano cenere: si vede, accade sotto gli occhi, non lo si può mettere in discussione!
Certo, è incontrovertibile allo sguardo degli occhi che avviene nel divenire creato e governato dalla mente e dai sensi, ma non è incontrovertibile all’altro sguardo che non è governato dai sensi connessi alla mente e inseriti nel divenire.
L’altro sguardo è contemplativo, ovvero è sguardo del sentire, sguardo della coscienza.
La coscienza sente la legna, sente il carbone, sente la cenere come tre stati differenti, separati, non conseguenziali.
La legna è per sempre legna, il carbone per sempre carbone, la cenere per sempre cenere.
Il sentire sente i tre stati non nel divenire dall’uno all’altro, ma nell’eterno presente di ciascuno di essi.
E’ possibile questa percezione all’umano? Certo, appena ha maturato le comprensioni necessarie.
Questa è la dimensione dell’essere, dove la mente non lega più fatto a fatto, stato a stato.


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  1. Proprio qualche giorno fa un alunna mi ha chiesto se la cenere serve a qualcosa. Le ho risposto che mi sembra servisse in passato per lavare i panni. Poi ho aggiunto che comunque anche la cenere ritorna in circolo e, come sempre accade, da qualcosa che muore qualcos’altro nasce. Volevo in qualche modo trasmetterle l’idea della ciclicità. In ogni caso la mia era l’ottica del divenire, della trasformazione continua. Quella in cui più facilmente ci troviamo, abituati come siamo a pensare al prima e al dopo.
    L’altra, quella della coscienza, non mi è sconosciuta, ma sicuramente non mi è abituale.

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