Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Quando un insegnamento diviene un trastullo?

Diceva Uchiyama Roshi che il bastone durante lo zazen era un giocattolo, un trastullo per il praticante: serviva a rompere la monotonia delle interminabili ore di pratica, una consolazione alla fine ricevere una bastonata!
Quando un insegnamento diviene un trastullo? Quando non è sorretto da una pratica adeguata.
Cos’è una pratica? Dedizione e perseveranza nella frequentazione, nella meditazione, nello studio, nella costruzione di un tessuto di relazioni.
Ciascuno secondo le proprie possibilità, che significa non irregimentati all’interno di un insieme di doveri, ma consapevoli che la trasformazione interiore richiede una molteplicità di approcci.
Senza questa complessità di sguardo e di atteggiamento, una via diviene una consolazione, una stampella, una adesione della mente a qualcosa, un modo per scaldarsi il cuore e l’esistenza.
La partecipazione al cammino della conoscenza, della consapevolezza, della comprensione diviene l’ottemperare alle “feste comandate”.
Se un cammino non toglie lo sgabello da sotto il sedere delle persone, queste possono addormentarsi nel sonno del giusto.
Significa che via è sinonimo di sacrificio, di fatica, di dovere?
Significa che se ti preme la conoscenza, la consapevolezza e la comprensione fai quanto ti è possibile in relazione a quanto ti preme.


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  1. In poche righe mi pare che tu abbia sintetizzato molto efficacemente le sollecitazioni di quest’ultimo periodo. Il trastullo non è un male da eliminare, bensì un limite da riconoscere e interpretare dal punto di vista esistenziale. Che non sia “male” non significa che non abbia conseguenze sul processo di conoscenza – consapevolezza e comprensione. Il discepolo ha il diritto di trastullarsi, assumendone le conseguenze. Ma anche il maestro ha il diritto di non essere il trastullo dei suoi discepoli

  2. …’addormenatarsi nel sonno del giusto’.
    Ci sono due tipi di sonno per quel che ho potuto vedere.
    C’è il sonno prima di iniziare un percorso in cui non vedi niente, c’è poi il sonno del dopo aver iniziato consapevolmente un percorso, quando la mente aderisce a un paradigma e sembra che la sofferenza e i blocchi nella comprensione siano solo un ricordo lontano.
    Poi ti accorgi che non è così, che anche quando credi di aver capito tutto la vita comunque ti manda delle scene che non credevi potessero tornare.

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