Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La necessità della pratica della meditazione e della disconnessione

Una persona della via interiore ha una duplice necessità non derogabile:
– praticare la consapevolezza e la disconnessione dai contenuti mentali ed emotivi dopo che di essi si sia sondata la portata;
– praticare la gratuità della meditazione.
Ho precisato che queste sono necessità non derogabili, cosa significa?
Una via non è semplicemente un cammino di conoscenza e consapevolezza: è un procedere assieme ad altri, è un muoversi all’interno di un processo di unificazione che ha le sue logiche, le sue ecologie, la sua igiene interiore.
Non tratterò qui della disconnessione tante volte trattata, ma della meditazione come pratica di gratuità.
Gratuità significa senza scopo.
Una persona della via senza una pratica di gratuità è come un uccello che non sa volare.
L’essere capaci di ricondursi ad una pratica di gratuità, alla meditazione nelle sue molteplici forme, è il fondamento del quotidiano: lì inizia, o termina una giornata; lì affonda la consapevolezza; da lì trae origine la forza che nel giorno illumina il processo di conoscenza-consapevolezza-comprensione e tutta la pratica della disconnessione incessante.
Per un lungo tratto di strada la persona della via attinge dalla propria pratica la stabilità, l’orientamento, la determinazione, l’equilibrio per affrontare se stessa, le relazioni, il giorno con le sue possibilità di trasformazione.
Quel fermarsi senza scopo; quell’affidarsi senza ragione plausibile; quel rinunciare a sé senza riserva, gettano le fondamenta dell’essere nuovo che va prendendo forma nella mente, nell’emozione, nel corpo, nel sentire.
Non c’è cammino autentico che non ti metta davanti alla tua solitudine, e in meditazione sei solo.
Non c’è cammino vero che non ti mostri la tua paura, la tua fragilità, la tua meschinità e che non ti sveli la possibilità di trasformare tutto questo in possibilità, in coraggio e nel gesto dell’osare.
Si sprofonda nella via interiore quando finalmente si dedicano del tempo e delle risorse alla pratica della gratuità, della meditazione.
Domani, quando la nostra vita sarà intessuta di gratuità e di meditazione, potremo fare a meno di un tempo dedicato, ma fino a quando quella tessitura non sarà matura, dobbiamo imparare a fermarci giornalmente, settimanalmente, mensilmente, annualmente.
Scegliamo i nostri ritmi più adeguati, purché non troppo blandi, e iniziamo l’opera del dedicarci a ciò che non ha scopo alcuno, a ciò che ci mette di fronte alla realtà dell’Assoluto stesso: tutto accade per solo amore.
La persona che siede in meditazione ha un ancoraggio nel proprio interiore e in sé il seme della gratuità diviene la luce che la conduce, che la orienta, che la sostiene.
Nelle sfide del quotidiano, quando a volte le bordate della vita ci fanno vacillare, quell’ancoraggio tornerà e produrrà frutto: impregnati di consapevolezza e di gratuità, sapremo discernere il cammino anche in mezzo alle macerie.


Se hai domande sulla vita, o sulla via, qui puoi porle.
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  1. Sì è così, i momenti gratuiti dello stare, ti portano poi a trovare stabilità interiore anche quando si è nella tempesta.

  2. “Una persona della via interiore ha una duplice necessità non derogabile:
    – praticare la consapevolezza e la disconnessione dai contenuti mentali ed emotivi dopo che di essi si sia sondata la portata;
    – praticare la gratuità della meditazione.”
    Concordo appieno: non è possibile prescindere da queste necessità, che possono certo avere caratteristiche, modalità e preferenze personali ma che richiedono sempre quella piccola quota di giusto sforzo.

  3. Grazie!

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