Gratuità: non un premio, né conseguenza di azioni umane [41G]

L’uomo, che pratica una via interiore, chiama gratuità l’immagine che si e costruito del Divino, cioè di un’Entità Superiore sempre pronta a giungere in suo sostegno per elargire proprio a lui i suoi doni e il suo aiuto.

Anche se, poi, ogni uomo applica una propria idea alla gratuità. Il più delle volte, pensa che gratuità sia un dono gradito e del tutto inspiegabile, quindi non connesso ai propri meriti ma ricevuto per grazia divina, senza approfondirne le motivazioni.

Altre volte l’uomo suppone che si tratti del riconoscimento, da parte di un’Entità Superiore, degli sforzi fatti nella via interiore e dei meriti derivanti dalla sua devozione. Quindi, nelle vostre aspettative sulla gratuità c’è sempre un’Essenza divina, eccedente l’uomo, di un’immensa bontà, di un’immensa giustizia, di un’immensa saggezza, che ha progetti che non comprendete, ma che è pronta a manifestare proprio a voi il suo immenso amore e la sua immensa gratitudine, che vanno sempre ben oltre le vostre attese, cioè sorprendendovi, però beneficiando voi a differenza di qualcun altro.
In sostanza, coltivate l’idea di un Grande Distributore di premi e di spintarelle che servono a farvi accelerare nel processo evolutivo.

Gratuità non è niente di tutto questo: non è un premio che giunge a qualcuno al di là di un proprio merito e non è per nulla la conseguenza di azioni umane.

Gratuità è la negazione della vostra identificazione in un ‘io’ – o in un’identità o in un’individualità – che pretende di differenziarsi dall’unità dell’essere.
Gratuità è la negazione del vostro principio di causa-effetto.

L’uomo a volte decide di percorrere un cammino interiore, comunemente chiamato evolutivo, in cui viene spinto a maturare attraverso il superamento di quei limiti in cui lui stesso si identifica.
In quel cammino viene posto al centro il fatto che tutte le azioni che lui compie, e che si attribuisce, trovano una contropartita già nell’immediato, ma soprattutto in un futuro.

L’uomo vede proprio una connessione fra azioni, pensieri ed emozioni che possono essere di segno ‘positivo’ oppure ‘negativo’, secondo come si è strutturata la sua mente e secondo un credo comune, condiviso con altri in cammino con lui.

In base alla sua meta evolutiva, lui ritiene che ogni atto e ogni pensiero che elabora, e a cui connette un’emozionalità, subisca la legge del karma o quella della causa-effetto, secondo la quale ogni causa muove degli effetti e ogni effetto si origina dalla sua causa.

La via della Conoscenza nega il principio di causa-effetto, così come voi lo utilizzate per spiegarvi la gratuità. Perché voi uomini siete convinti che, agendo ‘positivamente’, cioè seguendo i vostri criteri evolutivi, il Divino vi elargirà un numero maggiore di doni rispetto ad altri. E quindi vi dite che, se vi perfezionate attraverso sforzi e sacrifici, allora il Divino vi amerà di un amore ‘più grande’, ‘più generoso’ e quindi vi elargirà un Suo dono e un Suo aiuto sotto forma di Grazia.

Anche se, dentro di voi, lo reclamate sommessamente come dovuto, in quanto lo legate al vostro operare ‘positivamente’, degno pertanto di ricevere una ricompensa divina. Noi vi diciamo che portare avanti queste convinzioni significa vincolare l’amore e la generosità del Divino al vostro operato, cioè riproporre il principio di causa-effetto applicato alla gratuità divina.

Fonte: La via della Conoscenza, “Ciò che la mente ci nasconde“, Gratuità, p. 39

In merito alla via della Conoscenza: quel che le voci dell’Oltre ci hanno portato non sono degli insegnamenti, non sono nuovi contenuti per le nostre menti, non sono concettualizzazioni da afferrare e utilizzare nel cammino interiore. Sono paradossi, sono provocazioni o sono fascinazioni, comunque sono negazioni dei nostri processi conoscitivi e concettuali.
Non hanno alcuno scopo: né di modificarci e né di farci evolvere. Creano semplicemente dei piccoli vuoti dentro il pieno della nostra mente. Ed è lì che la vita parla.

Per qualsiasi informazione e supporto potete scrivere ai curatori del libro: vocedellaquiete.vaiano@gmail.com
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Indice dei post estratti dal libro e pubblicati
Abbreviazioni: [P]=Prefazione. [V]=Vita. [G]=Gratuità. [A]=Amore.
Le varie facilitazioni di lettura: grassetto, citazione, divisione in brevi paragrafi sono opera del redattore: i corsivi sono invece presenti anche nell’originale.

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10 commenti su “Gratuità: non un premio, né conseguenza di azioni umane [41G]”

  1. Nel mio piccolo vivo la gratuità come una potente ancora ⚓ al presente.
    È l’esperienza che riporta a casa in un batter ci ciglia.

  2. Diventare consapevoli delle nostre identificazioni e contestualmente vederne i limiti, è il modo per aprirsi all’Essere.
    L’uno è funzionale alla scoperta dell’altro. Per questo non potremmo farne a meno, almeno nella dimensione da incarnati.
    Ogni sforzo di ricondurre a noi l’Essere (Gratuità), inevitabilmente, da Esso ci allontana.

  3. “Gratuità è la negazione della vostra identificazione in un ‘io’ – o in un’identità o in un’individualità – che pretende di differenziarsi dall’unità dell’essere.
    Gratuità è la negazione del vostro principio di causa-effetto.”

    Mi chiedo se mai da incarnati sia possibile esperire la gratuità così come definita.
    Tempi addietro avrei affermato con una certa convinzione il concetto. Ora che l’attenzione e la consapevolezza vanno affinandosi, il dubbio che la condizione descritta sia raggiungibile è sempre maggiore.

  4. Gratuità per me è la forma di espressione di me libera da me stessa.
    Vivo costantemente la tensione alla gratuità.
    A volte o spesso si frappone l’identità che vedo e gestisco per quanto possibile.
    Sentire l’impedimento, vederlo e poter fare “un po’”. Questo è ciò che è.

  5. la gratuità é un dono al dí fuori delle nostre convinzioni di causa effetto,
    non possiamo fare altro che abbandonarci ad essa

  6. Distinzione quanto mai necessaria sul concetto di gratuità.
    Una azione è gratuita non quando ti viene donata dall’alto ma quando non c’è un io che se ne appropria

  7. Sintetizzo quanto detto nel post e nei commenti, sottolineando come quello che viene richiesto per tenere insieme Essere e divenire è la capacità di “sopportare” il paradosso ineliminabile che ogni fatto è allo stesso tempo concatenato ad altri fatti e così genera comprensione nel divenire, dall’altra lo stesso fatto è a sé stante, non connesso con altro nella dimensione dell’Essere.

    Dunque Essere e divenire sono sullo stesso piano?

    Non direi, c’è una precedenza logica/esistenziale dell’Essere rispetto al divenire.

    L’Essere precede il divenire e lo contiene e non viceversa.

  8. A Roberto: grazie della risposta. I pezzi del puzzle iniziano a posizionarsi. Ho iniziato a leggere il libro della VdC e mi sentivo strappare il tappeto da sotto i piedi, senza collegare i punti. Eppure questi concetti li hai già espressi varie volte, ora iniziano a schiarisi.

  9. A Mariela
    Nel divenire, la legge di causa-effetto; nell’Essere la gratuità.
    Non c’è un tempo per il divenire e un tempo per l’Essere: va sviluppata una loro consapevolezza simultanea, altrimenti non si alimenta altro che una scissione e l’unità rimane un miraggio.
    Quando impattammo con l’insegnamento portato da questa dimensione di sentire che chiamavamo Soggetto, il problema per noi era non vivere questa frattura, condizione che la VdC non risolveva in alcun modo, lasciandoti nel mezzo del guado.
    L’abbiamo risolta con il paradigma della simultaneità di Essere/Divenire, con la coltivazione non di una consapevolezza sola, ma duplice e simultanea.
    Vivi, nel lavoro e nella vita, la complessità delle relazioni che sottendono i fatti e, simultaneamente, senti ogni fatto come a sé stante, non connesso a niente altro, fuori dal tempo, eterno e immobile.
    Da questo sentire la Realtà, sorge poi l’esperienza della gratuità, del non scopo, dello stare, dell’Essenziale.
    Tra divenire ed Essere c’è sempre una tensione, il primo vela e svela il secondo, come quando guardi in lontananza: c’è qualcosa di più vicino e qualcosa sullo sfondo.
    Inevitabilmente quello che è vicino è più a fuoco e quello sullo sfondo tende a sfumare, ma questo non è un problema, è naturale, siamo incarnati e abbiamo allenato/sviluppato più i sensi dei corpi transitori che quelli del corpo akasico.

  10. Tema spinoso e per chi conosce poco la via della Conoscenza ancora di più. Applichiamo il principio di causa-effetto non solo relativamente alla nostra evoluzione della coscienza ma anche al mondo che frequentiamo tutti i giorni. Se dovessi definire la mia professione in maniera sintetica la definirei come “risoluzione problemi” (in determinate aree di competenza). Risolvere problemi significa tutto il giorno cercare relazioni di causa-effetto per riuscire a capire come un evento/problema si è generato. Quando non si riesce a capire la relazione o le relazioni complesse; si passa alla raccolta dati per trovare correlazioni. In fondo facciamo la stessa cosa per quanto riguarda la nostra evoluzione….nella VdC c’è un salto di paradigma che devo ancora approfondire e che vivo come rivoluzionario….e anche spiazzante, un pò come quando ti strappano il tappeto da sotto i piedi.

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