Procedere insieme nella pratica unitaria (in merito a Tenzo Kyokun 3)

Del Tenzo Kyokun 3 risaltano alla mia comprensione tre aspetti:
– procedere assieme;
– proteggere;
– realizzare l’unità.

Procedere assieme
La comunità dei monaci è un organismo unitario: diverse sono le responsabilità che coinvolgono i singoli alla realizzazione del bene comune e del cammino esistenziale condiviso.

[Il tenzo] Sa di essere solo un’infinitesima particella dell’infinitamente grande: ma sa anche che la montagna è fatta di microscopici granellini. Aggiungere il granellino che siamo vuol dire edificare la montagna, e dalla cima di questa opera individuale e collettiva sgorga la sorgente del bene che bagna e disseta tutti gli esseri.”

È il procedere assieme dei membri di un’orchestra: non si può suonare la sinfonia dell’Essere se non assieme, se non dedicandosi integralmente all’opera.
La responsabilità che dalla comunità ci viene affidata è la nostra vita, e la nostra vita realizza quella responsabilità: non conosciamo frattura tra la mansione e il vivere, la mansione non è parte del vivere, frammento, opera a tempo.

La mansione che la comunità ci ha affidato riguarda la nostra capacità di servizio che sorge da una comprensione fondamentale: “Non farò questo per me, ma per l’insieme”.

La mansione che ci è stata affidata ci sfida: “Sei capace di dimenticarti di te e di provvedere all’insieme comprendendone la natura e il bisogno?”
Siamo nella logica del servizio quando siamo capaci di questa dimenticanza di noi stessi, quando in noi sorge l’impulso, il sentire a privilegiare il bene comune nonostante questo ci costi impegno e fatica.

Con l’affermarsi di nuove comprensioni frutto dell’esperienza, in noi sorge questa visione unitaria che ci conduce a cogliere, a sentire l’organismo come un tempo sentivamo noi stessi: il nostro bisogno personale si fonde al bisogno dell’insieme; quegli organi di senso che ci permettevano di sentirci, ora ci aprono al sentire.

Proteggere
Proteggere i beni della comunità, proteggere i suoi membri, proteggere il loro cammino esistenziale, proteggere la loro pratica.
Proteggere, valorizzare, generare autonomia: la disposizione del genitore.

La comunità non è la propria famiglia, il proprio clan, è un organismo composto da molte diversità e non c’è legame di sangue o parentale: è il fuoco esistenziale di ognuno che crea e alimenta la comunità ed è sempre quel fuoco che induce a proteggerla.

La proteggi come fosse i tuoi occhi: dove andresti da solo senza che l’altro ti ponga in scacco?
Dove andresti occupandoti solo di te stesso, incapace di aprire gli occhi sull’esperienza dell’altro, sul suo bisogno, sul suo donarsi a te, sul vostro procedere assieme?

Non sei nulla di più di una goccia d’acqua del fiume e procedi con tutte le altre gocce d’acqua:
se non sei consapevole di questo, sei già smarrito.
Ecco che il proteggere nasce dal sentire l’unione del procedere e dalla consapevolezza vivida di essere goccia di un fiume: con questa consapevolezza inscritta nell’interiore, servire e proteggere non costa sacrificio, è la propria vita, l’interezza del proprio esistere.

“Proteggi con parsimonia i beni che si trovano abitualmente [nella comunità], sono le pupille degli occhi”. (Traduzione letterale inedita)
«Custodisci i beni del posto dove risiedi come le pupille dei tuoi occhi» (Traduzione Da“E. Dogen, La cucina scuola della via, EDB, 1998”

Le due traduzioni non hanno lo stesso significato: la seconda dice che proteggi la comunità come fosse i tuoi occhi.
La prima, che senza la consapevolezza che tutta la nostra vita è un insieme con tutto l’esistente, noi non vediamo il reale: la comunità, i suoi beni, le sue persone sono i nostri occhi.
Il nostro vivere è il frutto della comunione con l’esistente: solo la persona unita vive il reale.

Realizzare l’unità
Servire, proteggere, combinare gli ingredienti di un pasto in modo equilibrato (i sei sapori), sapere tenere assieme il mutevole equilibrio delle disposizioni interiori (le tre virtù), ovvero dare corpo alle comprensioni che hanno generato il servire e il proteggere: dall’unità esse sono sorte, l’unità generano in ogni gesto, in ogni situazione.

Che sia preparare il pasto per i monaci, o il tagliare la legna per riscaldarli, l’intenzione del singolo è al servizio della sinfonia dell’organismo, l’unità genera unità, la particolarità soggettiva si stempera e si fonde nel fiume dell’esperienza che scorre.

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12 commenti su “Procedere insieme nella pratica unitaria (in merito a Tenzo Kyokun 3)”

  1. sentire me, sentire l’altro,
    servire il tutto

    e danzare in modo comprensivo, inclusivo

    e al tempo stesso rispettare me e ognuno.

    Muoversi come elefanti in una cristalleria
    raccontandoci di essere meravigliose e fragili libellule dai rari colori cangianti

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  2. “Sei capace di dimenticarti di te e di provvedere all’insieme comprendendone la natura e il bisogno?”

    Dai mille stimoli del post estraggo questa domanda.
    Non basta semplicemente “disporsi esteriormente” all’applicazione di una mansione ma è l’intenzione che conta.
    È proprio nella dialettica tra intenzione altruistica/egoistica che la mansione affidataci fa emergere noi troviamo la nostra personale via all’illuminazione.
    Ancora più profondamente, ora, comprendo quanto per un monaco sia importante rivestire una funzione all’interno del monastero.

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    • A Leonardo
      Senza metterci in gioco ce la possiamo raccontare: l’esperienza svela l’intenzione e non c’è via di fuga.
      Senza il provarsi con l’esperienza siamo tutti santi: ecco perché per tanti è più comodo stare un passo indietro.

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  3. Già dal post precedente la frase:
    “[Il tenzo] Sa di essere solo un’infinitesima particella dell’infinitamente grande.”., mi aveva molto colpito.
    Quella consapevolezza mi fa molto riflettere .
    Quante volte i miei occhi sono attratti da ciò che piace, lasciando ai margini
    la realtà. Non è facile discernere.

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  4. Al procedere assieme., proteggere, realizzare l’unità mi viene da aggiungere privilegiare uno spazio dove queste attitudini si realizzano. Nel monastero è la cucina e la preparazione del pranzo dove tutti vengono coinvolti e nessun ingrediente e nessun sapore è secondario o lasciato al caso.
    Nel nostro caso può essere il momento in cui sediamo in zz sapendo che è una pratica di tutto l’organismo, insieme alla cella interiore che coltiviamo per aprirci al sentire nostro e dell’altro.

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    • A Catia
      Direi che molti sono i momenti in cui noi prepariamo e realizziamo l’unità, pensa alle piccole mansioni che diversi ricoprono: non sono forse una pratica dell’unità?

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  5. Durante la lettura del post precedente, Tenzo Kyokun 3, in diversi passaggi è affiorata l’immagine dell’organizzazione, preparazione e svolgimento degli intensivi a Fonte Avellana. Cosa facciamo noi là, se non procedere assieme, proteggere e
    realizzare l’unità?
    Grazie.

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    • A Nadia.
      Certamente. Non solo: cos’è tutto il lavoro estenuante di questi anni se non il preparasi alla consapevolezza, alla presenza, alla reattività necessarie per affrontare il reale che si presenta adesso?
      Quanto hanno scalciato, eppure questa è la Via, da sempre.

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  6. Per quanto riguarda la preparazione del pasto ieri sono andato in una piadineria di Urbino,
    Dopo un po’ che masticavo ho sentito qualcosa di duro lo tiro fuori ed era uno stuzzicadenti spezzato a metà…
    Sono andato al bar dove mi hanno fatto la piadina dicendoli che dovevano stare attenti perché è molto pericoloso quello che è accaduto…
    Poi ieri sera mi è rimasto il dubbio,
    Ma l’altra metà dello stuzzicadenti che fine ha fatto?
    L’ho ingoiata senza accorgermene?
    Poi sono andato al pronto soccorso,mi hanno detto che eventualmente se l’avrei ingoiata l’acido dello stomaco l’avrebbe disgregata e non ci sarebbero stati problemi…
    Da questo ho capito che bisogna masticare sempre molto lentamente e con consapevolezza…

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  7. Se da un lato la lettura del Tenzo Kyokun 3, aveva fatto sorgere una certa impazienza iniziale, che interpreto ora, come l’essermi confrontata con un metodica che nulla lascia all’improvvisazione e che quindi mal si concilia con una certa mia tendenza all’approssimazione, ora, leggendo questo testo, colgo ancor di più il limite di quell’approccio.
    Davvero se non ci fosse l’altro, non avremmo gli occhi per vederci.
    Il senso di procedere insieme, proteggere la Comunità e realizzare l’Unità diventa allora più denso di senso e sprona a coltivare l’attitudine del Tenzo.

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