Il particolare e l’insieme, simultaneamente (in merito a tenzo kyokun 4)

“Se i sei gusti non sono curati, se le tre virtù non sono garantite, allora non c’è offerta del tenzo ai monaci”. Per prima cosa mentre ispeziona il riso, insieme vede la renella, mentre ispeziona la renella insieme vede il riso, se osserva avanti e indietro fin nei minimi particolari senza distrarre lo spirito, con naturalezza le tre virtù si armonizzano, i sei gusti si ordinano.

“Se i sei gusti non sono curati, se le tre virtù non sono garantite, allora non c’è offerta del tenzo ai monaci”.

Una cosa è parlare di cura, un’altra praticarla, darle forma, consistenza, applicazione il più possibile continuativa.
Cosa esce da me, cosa emetto come vibrazione quando tra il mio dire e il mio fare non c’è coerenza? Cosa dà il tenzo ai suoi monaci?
La commedia non durerà a lungo, non solo perché un sassolino in mezzo al riso romperà i denti di qualcuno, non c’è bisogno di fatti così macroscopici: la non coerenza, la caduta su fatti minimi, basici, non rende semplicemente credibili.

Assodato che il tenzo è in grado di essere credibile, che ciò che emana è frutto di una coerenza e di una comprensione consolidata, allora il suo compito è quello di coltivare lo sguardo simultaneo tra il particolare e l’insieme: “mentre ispeziona il riso, insieme vede la renella, mentre ispeziona la renella insieme vede il riso“.

Osserva l’insieme del riso e vede il particolare della renella.
Osserva l’insieme della renella e ciò che la distingue e divide dal riso.
Non può nutrire i monaci con riso e renella, deve scegliere: ai monaci il riso, per l’intonaco la renella.

Così deve fare nella sua vita, non può tenere assieme allineamento e identificazione, cura del sentire e attività smodata: deve scegliere.

La sua capacità di scegliere ciò che conta, l’essenziale, lo rende centro di irradiazione per tutti i monaci: di questa sua condizione innanzitutto irradierà i cibi che prepara, l’intero ambiente vibratorio della cucina e della mensa, di questo nutrirà coloro che è delegato ad accudire.

Ciascuno di noi offre quel che è, quel che ha compreso e lo conduce a manifestazione.
Non conta tanto quel limite caratteriale o quell’altro, conta la sostanza: chi sei?
Sei intenzione, affermazione e azione che si armonizzano e che giungono a me come unità solida e credibile? O sei un uomo di paglia? Sei uno che dice: “Vorrei ma non posso?”

Può una comunità di monaci avere un tenzo che non pratica l’armonia?
Può avere uno qualsiasi dei suoi responsabili che non sa dare forma alla sua intenzione, o che, addirittura, ha un’intenzione ambigua?

In realtà una comunità è un organismo che realizza quanto i suoi membri gli permettono di realizzare: la grandezza di ognuno realizza la grandezza dell’organismo, la piccolezza di ognuno la piccolezza dell’insieme.

Nessuno è grande o piccolo a priori: la complessità del nostro essere si armonizza, comprensione e non comprensione vengono trascese, come ogni antinomia, quando c’è conoscenza di ciò che si mette in campo, onestà, sincera volontà di perseguire l’essenziale, visione d’insieme.

Nessuno è perfetto, e non è questo che conta: il tenzo incarna lo spirito della Via indipendentemente dal proprio limite, sceglie senza fine tra riso e renella dentro di sé consapevole che è riso e renella.
Quello che esce dalla sua azione è allora cibo unitario per i suoi monaci, non il frutto dell’illusione, dell’inganno, della tiepidezza.

Alcuni sono spaventati da questa responsabilità: allora la comunità non è per loro perché non scelgono con abbastanza determinazione tra riso e renella e finiscono per tenere entrambi nella loro vita non in una visione unitaria e compassionevole, ma oscillando ora su uno ora sull’altro nell’altalena dell’illusione.

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7 commenti su “Il particolare e l’insieme, simultaneamente (in merito a tenzo kyokun 4)”

  1. Molti i passaggo che ogni tamto sono affioranti dopo la prima lettura.Mi pare si esprima esattamente la situazione in cui si è oggi: la ricerca di coerenza che poco ha a che fare con la perfezione, chiamata sempre in causa dalla mente.

  2. In realtà una comunità è un organismo che realizza quanto i suoi membri gli permettono di realizzare: la grandezza di ognuno realizza la grandezza dell’organismo, la piccolezza di ognuno la piccolezza dell’insieme

    Continua ad essere in rilievo il concetto
    espresso in questo passaggio. La responsabilità che ognuno ha non solo verso sé stesso ma verso tutto ciò che lo circonda

  3. A Elena
    Credo di comprendere. Il solo fatto che esistiamo e che siamo in relazione ci pone come soggetti e oggetti di scelta.
    Chi deve scegliere il gusto del gelato, quello può. Tu altro, di volta in volta, hai potuto.
    Possiamo scegliere per quello che siamo oggi, certo, non per quello che saremo domani.
    Tutti, ineluttabilmente, scegliamo: è la dinamica propria della vita, del sentire. Il cristallizzato, alla fine, sceglie anche lui, magari di suicidarsi…

  4. “Nessuno è perfetto, e non è questo che conta: il tenzo incarna lo spirito della Via indipendentemente dal proprio limite, sceglie senza fine tra riso e renella dentro di sé consapevole che è riso e renella.
    Quello che esce dalla sua azione è allora cibo unitario per i suoi monaci, non il frutto dell’illusione, dell’inganno, della tiepidezza.”

    Ulteriore sprone a non adagiarsi, all’attenzione ed alla dedizione ed al discernimento

  5. Disciplina interiore, coerenza, essenzialità.
    Tutto intorno a me parla di me e tutto parla di noi.
    Riconosco queste parole, mi appartengono.

    Ho solo uno spunto di riflessione.
    “Così deve fare nella sua vita, non può tenere assieme allineamento e identificazione, cura del sentire e attività smodata: deve scegliere.”
    Scegliere mi pare un atto elevato, di grande consapevolezza.
    E ora con la maturità scegliere mi è (perlopiù) facile.
    Eppure c’era un tempo in cui scegliere era un compito arduo perché le opzioni erano annebbiate, confuse, non vedevo la via.

    Come faccio a chiederti di scegliere se non è in te la possibilità di scegliere?
    Tutti siamo in grado di scegliere?
    Certo tutti siamo in grado di scegliere in una qualche misura ma qui si parla di una scelta di Vita, una scelta fondante.
    Può scegliere con rigore e determinazione chi si ferma ore davanti ai gusti in gelateria formando la coda dietro di sè?

  6. Il riso e la renella la chiara distinzione tra bene e male, giusto e sbagliato,centrato e identificato ,non esiste l’uno senza l’altro…
    Non puoi essere tutti e 2 simultaneamente.

  7. Più ci adentriamo in una Via e più ne siamo implicati.
    Intendo per “implicati”: messi alla prova, “verificati”.
    Messi alla prova dalle nostre scelte, dagli atteggiamenti e da molto altro.

    Ma ciò non è l’esercizio dispotico di qualcuno che si diverte a tormentarci ma sono le stesse scene che la coscienza attua per verificare le proprie comprensioni.
    Ritorna qui la questione della “coerenza esistenziale”.

    Cosa rivela? Le nostre cadute, le nostre presunte e parziali comprensioni, le quali ci orientano e ci indirizzano verso il lavoro che ancora ci attende.

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