La ricerca futura sull’esperienza unitaria

La vigilia di Natale del 2020 mi sono ritirato dall’organismo comunitario del Sentiero contemplativo: dopo quattro anni di transizione ho ritenuto che ci fossero le condizioni per un mio ritiro e che l’organismo potesse procedere in totale autonomia.

Negli ultimi 27 anni la mia vita si è sostanziata della vita del Sentiero: l’elaborazione filosofica e pedagogica, la predisposizione di una didattica, le relazioni interne, gli accompagnamenti personali hanno cadenzato i miei giorni e conferito un orizzonte al mio esistere.

Ora tutto questo non c’è più, per libera scelta.
Mi attende una riorganizzazione complessiva del mio esistere, come del ritmo delle giornate e delle stagioni.

Avrei voluto, con l’organismo comunitario, poter entrare nel ventre del processo unitario, ma non è stato possibile; non tanto per incapacità a comprendere – sebbene anche di questo in parte si tratti – quanto per indisponibilità a scendere nella radice della via che a un certo punto diviene priorità tra le priorità, scelta difficile per chi vive nel mondo.

Contemplando: riflessioni sull’esperienza contemplativa feriale, 
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Questo era il mio obbiettivo, questo porterò avanti anche se c’è una differenza abissale tra il procedere comunitariamente, con un organismo di una certa complessità vibratoria, e il farlo senza, avendo tre o quattro interlocutori attivi in tutto.

In questo spazio mi occuperò della riflessione sull’esperienza unitaria, riflessione che considero iniziata con il post che precede questo: Da questo sogno si può uscire quando se ne è compresa la natura.

Dal 2021 le domande che cercherò d’indagare sono queste:
– cosa ci lega al divenire?
– cosa diviene la vita feriale quando è sentita unitariamente?
– come evolvono le relazioni?
– come si dispiega l’archetipo del monaco?


Al Lettore.
I post di questa fase sono come il ferro incandescente sotto la mazza del fabbro: più il fabbro batte, più il ferro si modella. Chi scrive questi post non si cura della forma, ha l’urgenza di fissare ciò che sorge dall’intuizione e non si ferma per smussare e levigare, questo appartiene a una fase futura.


10 commenti su “La ricerca futura sull’esperienza unitaria”

  1. Per chi ha camminato per tanti anni ed è invecchiato con te , la gratitudine è una parola che non rende appieno quello che provo . C’è rammarico per il non compreso. C’è però anche consapevolezza per il grande lavoro che ho fatto in questi anni , mi osservo e mi sento profondamente diversa.

    Mi sento nella vita ma non sono della vita , credo di riuscire a guardare tutto con un certo distacco e lasciare per me quello spazio che mi permette di respirare aria pulita. Sono molto serena , fiduciosa e di silenzio.

    Il mio cammino non è finito, non finirà mai, ma non so in che modo e non so se con altri. Penso che le comprensioni da raggiungere siano ancora tante, mi affido alla vita e so comunque che da qualche parte ci sei, non credo mi respingerai. Con immenso affetto

  2. Nell’esprimerti gratitudine e stima ho un lieve rammarico per non aver saputo cogliere appieno un’opportunità: “…con l’organismo comunitario, poter entrare nel ventre del processo unitario”.

    Possiamo mitigare dicendo che non è stato “sempre possibile”.
    Mi sembra infatti che molte volte, nei nostri incontri mensili, negli intensivi, si sia fatta quel tipo di esperienza.

    E se oggi c’è un gruppo di persone che vuol proseguire quel percorso che tu hai avviato, non è certo per il mero aspetto filosofico, bensì per continuare a sperimentare quella condizione, quella esperienza vissuta.

    Che la vita ci porti là dove è bene che noi siamo.

    Con affetto, gratitudine e stima.

  3. Profonda gratitudine per il tuo messaggio, la tua visione unitaria, la tua perseveranza, il tuo sprone.
    Rammarico per non essere riusciti a sostenere la tua visione non sapendo coglierne la portata e quindi non averla sostenuta vibratorialmente.

  4. Caro Roberto, mi permetta di usare questa parola essendo un’anziana come lei. Io sono una voce fuori dal vostro coro così difficile per me da comprendere. Però! lei mi ha dato e insegnato tanto in questi anni, perciò la ringrazio tanto e se di tanto in tanto i suoi insegnamenti faranno capolino nella mia vita semplice le invierò un augurio di buona giornata con tutto il mio cuore. Beatrice

  5. La parola gratitudine sminuisce ciò che quel monaco anziano ha rappresentato.
    Comprendendo la priorità del cammino, penso di aver messo in atto ciò che era possibile.

    Onestamente ho dato, onestamente ho detto eresie

    Sono invischiata nel mondo, un mondo fatto non di frivolezze, un mondo, ancora oggi in cui probabilmente ho necessità di vivere e al quale qualcosa mi lega ancora.

    Ogni stagione arriva a tempo debito, i frutti maturano nella stagione appropriata. Ho forzato la mano nella mia vita e ora faccio i conti con residue energie.Li sto! Ferma sto!
    L’entusiasmo mi porterebbe a perdere il controllo. Aspetto, attendo, ma uso gli strumenti che mi sono stati dati per discernere, per fare si che questo tempo
    sia tempo proficuo.

    Ognuno conoscere il tempo debito se onestamente osserva.

    La scaletta per il 2021 è fatta per me?
    …ironizzo per fare capire che sono qui insieme a voi!

  6. Giusta precisazione. Non c’è mai stata nessuna forzatura, ma certamente l’invito a fare chiarezza sull’intenzione.

  7. Natascia, una precisazione.
    Mai ho atteso che qualcuno entrasse in logiche unitarie, e, naturalmente, mai mi sono sognato di forzarlo essendo un processo intimo e personale su cui è impossibile interferire.
    Ciò che ripetutamente ho fatto negli anni è stato di invitare:
    1- a chiarificarsi interiormente in modo che nessuno si dedicasse ad una via che non sentisse profondamente vera per sé;
    2- a investire le proprie energie migliori nel perseguire il cammino personale e comunitario essendo lievito nella massa, rifuggendo la passività.

  8. Quando hai comunicato la tua decisione Robi, ho.provati per te sollievo.
    Non ho pensato a noi come organismo, ma a te che da anni chiedi uno scatto di reni, senza esito.
    La distanza tra chi ha messo la vita al servizio e chi del servizio ha usufruito è grande.
    Non ci sono colpe credo, ma un prendere atto.
    D’altro canto la tua decisione ha in qualche misura liberato anche noi che spesso ci siamo sentiti strattonati.
    Incapaci di cogliere la portata ampia del messaggio, abbiamo eseguito i compiti, alcuni con più diligenza, altri potevano dare di più, ma si sono applicati meno.
    Così con pazienza hai atteso che qualcuno potesse “entrare in quel processo unitario”, ma così non è stato.
    Tu non potevi più attendere, era chiara la tua natura e legittima aspirazione.
    Ad ognuno di noi rimane il compito, di comprendere la propria natura e aspirazione, così da definire la direzione.
    Ci saranno inciampi, passi maldestri, ma saranno utili a farci comprendere.
    La gratitudine che sorge per tutto il lavoro che ci hai condiviso, è grande.
    Il dono per averci aperto alla visione del Sentiero è molto di piu di quanto potessimo accogliere.
    In questo momento non c’è ansia.
    Sento il bisogno di ascoltarmi. Di comprendere qual è la mia natura.
    C’è bisogno di vuoto.
    Gratitudine sorge.

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