Sull’origine dell’insoddisfazione

Dice Scifo nel post del Cerchio Ifior che uscirà il 23.3:
L’insoddisfazione dell’individuo incarnato – della consapevolezza dell’individuo incarnato, quanto meno – nasce proprio dal fatto che egli, il suo Io, vorrebbe essere in un certo modo e si accorge di non esserlo. Questa insoddisfazione cesserebbe nel momento in cui si rendesse conto che egli è ciò che è e non può essere altrimenti, non può voler essere ciò che non è capace di essere!

È un argomento che ho affrontato altre volte, ma debbo tornarci: chi è insoddisfatto di cosa?
Scifo dice l’Io, ma noi sappiamo che non esiste alcun Io, “c’è uno stato di insoddisfazione” sarebbe più opportuno dire.
E da dove sorge quello stato di insoddisfazione?
Scifo dice che sorge dal fatto che vogliamo essere quello che non siamo: e da dove sorge questo desiderio di volere essere diversi?
Perché è sicuramente vero che può essere responsabilità della interpretazione di me (Io), voler essere B o C piuttosto che A, ma da dove proviene la spinta?
Perché è chiaro che c’è una spinta non chiara, che poi diviene ancora meno chiara e contraddittoria quando attraversa i corpi transitori e subisce delle decodifiche approssimative e sicuramente condizionate da innumerevoli fattori interni ed esterni.

L’insoddisfazione che risulta alla fine di questo processo, non sorge forse dal fatto che il sentire che genera le scene non sa bene dove andare a parare?
O meglio: sa dove deve arrivare, ma non sa come arrivarci se non provando, sbattendo, e dunque provando/generando insoddisfazione.

L’insoddisfazione provata dall’incarnato non è altro che il frutto del non compreso che genera le scene, dunque l’origine del processo dell’insoddisfazione è nel corpo akasico: ciò che viene provato nella cosiddetta identità non è che lo specchio del non sapere, non aver compreso dell’akasico.

Cosa non ha compreso il corpo akasico (meglio sarebbe dire cosa non si è ancora inscritto come comprensione nel corpo akasico)?
Ad esempio non ha compreso che ogni essere è quel che è, in buona parte frutto di meccaniche, almeno nei suoi veicoli transitori, come è frutto di meccaniche un rospo, un fiore.
Non ha compreso che quelle meccaniche sono una possibilità, non un limite: essere ciechi è una possibilità, essere lenti di comprendonio è una possibilità.
Lezioni non semplici da accettare e da comprendere, ecco l’insoddisfazione e il dolore.
Perché c’è sofferenza? Perché è una qualità della mente parametrare, confrontare senza fine, quindi c’è consapevolezza della propria specificità che ci appare limitata rispetto alla condizione altrui, e non si è ancora compreso che in questa incarnazione quello siamo, non altro: prima accetteremo quello, più impareremo.

Mentre tutto questo accade, c’è insoddisfazione e dolore, e tutto ciò che è inevitabile che ci sia, ma solo riduttivamente lo possiamo ricondurre al fantomatico Io, nel senso che l’immagine di sé è solo l’ultimo anello di una lunga e complessa catena, e non c’è dolore perché c’è l’interpretazione di sé, l’Io fantomatico, ma perché aderiamo all’illusione della lunga catena.


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5 commenti su “Sull’origine dell’insoddisfazione”

  1. Gli ultimi post del CI hanno ben spiegato che la divisione che didatticamente viene usata per meglio arrivare al corpo mentale sulla costituzione della Realtà è appunto strumento didattico.
    Così anche lo stato di insoddisfazione manifesta (su tutti i piani) un livello di sentire limitato tale da non avere la comprensione che si è quel che si è.
    Interessante e stimolante invece a mio giudizio poter guardare le specifiche meccaniche di ognuno come una possibilità e non come un limite.

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  2. È questo un discorso esplicativo di come non esista compartimentazione, ma l’insieme unico e indivisibile. In questo caso, una lunga catena composta da anelli…
    Perfetta l’immagine di uno stato di insoddisfazione e non di un io insoddisfatto. Personalmente c’è un aspetto che mi riguarda fin da quando ero ragazzina e che è sempre accompagnato da insoddisfazione. Razionalmente conosco il meccanismo, le motivazioni e vedo il percorso fatto. Ma l’accettazione e conseguente comprensione non credo arriveranno in questa vita..
    Accadrà ciò che è necessario!
    Grazie.

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  3. Contenuto prezioso che va sempre riaffermato anche se conosciuto. L’io, il cosiddetto limite, l’insoddisfazione se rettamente intesi si scoprono essere i nostri strumenti imprescindibili sul cammino di comprensione che stiamo percorrendo. Grazie.

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  4. L’insoddisfazione e’ la spinta ad indagare, a fornire nuovi dati al corpo akasico. D’altra parte quale umano si sforzerebbe di perpetrare la ricerca se non avesse come scopo di attenuare la propria sofferenza? Anche se credo, che arrivati ad un certo punto non sia il dolore a fungere da stimolo, ma la ricerca dell’Amore.

    Rispondi

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