La disciplina dell’ancoraggio all’Essere

Prendo lo spunto dalle affermazioni di una sorella nel cammino in una chat interna del Sentiero.

Pur smaniando un po’ a stare di fronte al muro in zazen, ne sento in questi giorni fortissimo il richiamo. Senza quella disciplina, appunto, sarei certamente disorientata e tenderei a comportamenti per i quali proverei forte rammarico...”

Col tempo zazen viene così interiorizzato che la mente smette di opporsi e il sedersi diviene qualcosa di neutrale, di naturale e ovvio privo di resistenza e opposizione.

Qui mi interessa mettere l’accento sulla disciplina dell’ancoraggio all’Essere:
è evidente che la disciplina non riguarda l’Essere, condizione non soggetta al tempo e dunque sempre presente ed esistente, ma la nostra capacità di rimanere in Esso consapevolmente, di liberarlo dai veli delle identificazioni, delle paure, delle tiepidezze.

Ci sono momenti, in genere di breve durata, in cui l’unità-nell’Essere ci è naturale; ce ne sono molti altri in cui la cerchiamo e sembra sfuggirci.
La disciplina non riguarda la determinazione che mettiamo nel cercare l’Essere, ma le forze in campo che impieghiamo per vivere liberi dai condizionamenti del fare, del provare, del pensare.

Le tre sfere, proprie dell’umano, ma anche specifiche del suo perdersi:

  • il fare oltre il necessario e l’essenziale;
  • il provare sensazioni, emozioni, affetti generandoli ad arte, oltre l’essenziale;
  • il pensare eccitato, eccessivo, ridondante di progetti, di polemiche, di distinguo, qualcosa di molto insalubre e di molto oltre l’essenziale.

La disciplina è dunque l’arte raffinata di governare queste tre sfere, coltivando uno sguardo minuto e attento sul dispiegarsi di ogni sfera, ed essendo capaci di rientrare in una condizione di equilibrio in tempi estremamente rapidi.

La bussola che ci guida è questa domanda:
ciò che faccio, ciò che provo, ciò che penso è essenziale?

Il rientro rapido è possibile se non si è indugiato troppo nell’identificazione, altrimenti faticheremo a ritrovare l’equilibrio.

  • Se la vigilanza è scarsa, l’identificazione ci assalirà.
  • Se l’indulgenza verso se stessi non è smascherata, saremo lenti e pigri nel reagire.
  • Se non c’è prontezza, se rimandiamo, se dilazioniamo significa che c’è una resistenza e che la stiamo assecondando.

Zazen è la scuola dell’Essere:
– la consapevolezza monitora senza fine le tre sfere dell’espressione dell’umano;
– la vigilanza è lucida e presente;
– l’indulgenza è smascherata;
– la prontezza è coltivata;
– la bussola dell’essenziale è pienamente presente;
– la scelta dell’equilibrio dell’Essere subitaneamente operante.

Questo è il complesso della disciplina intrinseco allo zazen che, praticata nel tempo, diviene vita disciplinata e integrata naturalmente nell’Essere, ed edifica una sostanziale armonia d’esistere con sé e con tutti gli esseri.


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12 commenti su “La disciplina dell’ancoraggio all’Essere”

  1. È questo un periodo propizio per ancorarmi all’Essere, una grande opportunità. Giornate che offrono poco cibo alla mente, situazioni in cui l’identificazione a ciò che accade è lieve. Non c’è stress, il tempo sembra dilatato. Da tempo mi pare di non vivere l’eccesso del fare, del pensare, forse un po’ meno del provare sentimenti, ma sicuramente tra l’eccesso e l’essenziale esistono mille modulazioni e altrettante sfumature. Proprio su queste ora posso lavorare. Lo Zazen e’ un grande maestro

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  2. E’ molto importante quello che viene detto in questo post. Quelle tre domande, le stamperò nella mia mente: ciò che faccio, ciò che provo, ciò che penso è essenziale? Riconosco sempre di più l’importanza di svuotare lo spazio della consapevolezza dall’ingombro di azioni, sensazioni, emozioni e pensieri superflui. Se penso a come ero in passato, la vita che conduco oggi, piuttosto scarna ed essenziale, non sarebbe concepibile. L’esistenza continua a mandarmi stimoli che fanno affiorare ancora progettualità legate a desideri di fare, di creare, di concepire per poi immancabilmente smontarle, una a una. E benedico per questo. Per ogni fallimento, una piccola morte, per ogni fallimento, una benedizione. Alla fine rimane solo l’Essere.
    In questi giorni scopro di trovarmi perfettamente a mio agio, in questa sorta di immobilismo, che immobilismo non è, perché dentro c’è un universo che si espande. Lo zazen e il dialogo interiore si fanno strada naturalmente nelle mie giornate. Potrei meditare per ore, ma sono chiamata a rispondere alle richieste del mondo familiare, che ultimamente si è fatto particolarmente complesso.

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  3. La disciplina dell’ancoraggio all’Essere! Non so come avvenga, non so cosa sia cambiato, ma e’ cambiato. Sono 15 gg che passo in casa quasi esclusivamente da sola. Unica variante al momento dei pasti sono in compagnia di Lorena, cosi’ per tenerci compagnia e scambiare sue parole. Non so se prima sarebbe stato diverso, se avrei reagito come sto reagendo ora. M vien da pensare che avrei faticato ad accettare questo stato di cose, che avrei protestato, che me la sarei presa con qualcuno o con qualcosa. Invece mano a mano che passano i giorni (a detta del medico, ne avro’ per altri 10 gironi almeno), la dimensione del silenzio mi e’ sempre piu’ familiare. Non mi funziona la TV, quindi le poche notizie, a parte che da internet e dai social, le ascolto dalla Lori. In questi giorni arrivano una serie interminabile di messaggi dalle varie chat di gruppo. Prima rispondevo sempre, ora ho cominciato a lasciar perdere. Comincio a provare quasi fastidio per tutto il baccano che si fa intorno a questa vicenda. Di nuovo, penso che sarebbe meglio maggior silenzio.Tutto questo per dire che, anche se non so definire quanto io mi senta radicata, ancorata all’Essere, questo stato mi lavora e mi trasforma ogni giorno. Lo zz funge da piattaforma, a volte scomoda, a volte desiderata per ritrovarsi a casa.

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  4. Constato come, in questo periodo di scarse energie siano carenti vigilanza e prontezza. Fatico a sedermi in zz, ma pratico i mantra, senza quelli sarei del tutto disancirata

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  5. Questi giorni il sovrapporsi di situazioni ansiogene ha fatto sì che il mio corpo emotivo si imbizzarrisse. Come un cavallo pazzo scalciava producendomi dolore e destabilizzandomi al massimo. A tratti ho temuto non ci fosse più alcun ancoraggio capace di placare le acque.
    Un po’ come se ti rompi una gamba (mai rotta): fa male e basta per quanto tu ti sforzi a stare in equilibrio.
    C’è un corpo ferito che abbisogna di attenzione, richiede cure.
    Ho continuato a praticare zazen pur con qualche inadempienza ed il sereno è tornato abbastanza.
    Non concludo niente perché non ho conclusioni da proporre. Semplicemente riferisco un fatto che devo finire di inquadrare e che ha un portato esistenziale ancora non chiaro. Quanta strada ancora da fare e non è un problema visto che non siamo in gara.
    Rifuggo atteggiamenti penitenziali.
    Il problema è la sofferenza che potrebbe essere evitata ma che per qualche ragione imperversa.
    Grazie.

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  6. Liberarsi dai condizionamenti non una ma cento, mille volte: l’instancabile gesto del tornare a zero. I pensieri, le emozioni, le azioni non sono da noi generati ma affiorano dal centro dell’Essere. Grazie per questo “manifesto”. Da leggere, rileggere e interiorizzare.

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  7. Chiaro, come scrivi, che la disciplina non riguarda la determinazione che mettiamo nel cercare l’Essere, ma ha invece a che fare con la capacità di liberarci da condizionamenti. L’identità è ancora, a volte recalcitrante nel praticare ma quella disciplina è linfa… Grazie

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  8. È ciò che viene espresso con il termine salire sul monte.
    È ciò che Roberto descrive quando condivide con noi la consapevolezza dell’illusione con cui vive la sua vita.
    La disciplina non è altro che il mezzo per mantenere un costante equilibrio che come tutti gli equilibri necessitano di rivalutazione e rimodulazione continua. Di fisso non c’è nulla!
    Ecco che ritorna la grande importanza del camminare insieme perché ognuno possa essere sostenuto e contemporaneamente dare sostegno all’altro nel far si che quell’equilibrio possa essere raggiunto sempre più facilmente

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