Perché zazen viene prima di un figlio?

Perché zazen è la pratica dell’Essere, il risiedere nel fondamento, nell’essenziale, nel Ciò-che-è.

Essendo la pratica della radice di ogni fatto, della sorgente della vita, precede ogni cosa, ogni fatto, ogni persona in manifestazione.
Essendo la pratica che allinea l’essere-nel-divenire all’Essere-che-È, essa dispone ed orienta tutta la manifestazione di quell’ente che chiamiamo con il nostro nome.
Il titolo di questo post è provocatorio, ma vuole evidenziare questo principio fondamentale: non sei utile a nessuno se non risiedi nella radice di te.
Ogni giorno iniziamo con zazen e illuminiamo le ore che verranno di quella disposizione unitaria: il rapporto coi figli, con il partner, con il lavoro avverrà in quella luce, in quella disposizione generata da quella semplice pratica mattutina.

Durante gli intensivi del Sentiero ci alziamo presto per iniziare le diverse ore di pratica: a marzo iniziamo alle 5,15, a giugno alle 4,15: perché orari così duri?
Per plasmare la volontà.
Non basta dire: zazen è importante, bisogna collocarlo, nel contesto della giornata, in quella preminenza che gli spetta.
Se ho compreso che zazen è la “luce della via”, allora collocherò quella luce ben in alto in modo che illumini tutto, ogni dettaglio.
Per posizionarla in alto ho bisogno di sapienza, di tenacia, di volontà: queste tre qualità si coltivano come pianticelle, si allenano come muscoli.
La sapienza del vivere, la tenacia nel perseverare, la volontà che innerva ogni intenzione ed azione, ci conducono nei nostri giorni senza temere, lucidi, consapevoli, presenti, fiduciosi nel seno dell’Essere che crea ogni aspetto del divenire.


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8 commenti su “Perché zazen viene prima di un figlio?”

  1. In questi giorni faccio i conti con la mia poca forza di volonta’.
    La pratica, diventa faticosa, vedo i trabocchetti della mente, le insidie di un io volubile, pronto a giustificare la propria scarsa capacita’ di applicarsi con costanza e rigore. Immagino che succeda, che ogni percorso porti ad un momento di empasse.
    I monaci certosini sono un esempio estremo per me, di come sia possibili rimanere coerenti con il proprio voto. La vicinanza con Dio, il silenzio, una vita contrassegnata di pochi gesti e molta preghiera.
    Sembra tutto estremamente semplice, essenziale.
    Eppure non manca nulla, tutto basta, anche il cibo va razionato.
    Un esempio che in parte mi intimorisce, in parte mi stimola a far meglio.

  2. Grazie! ,lucidi, consapevoli, presenti, fiduciosi nel seno dell Essere che crea ogni aspetto del divenire. risuona profondamente

  3. Nonostante io sia tendenzialmente riluttante ad approcci di graduatorie perché solitamente lasciano il tempo che trovano e possono ingenerare ideologizzazioni perniciose, colgo, condivido ed accolgo la portata della riflessione (peraltro dichiaratamente provocatoria e didattica) che rafforza la determinazione ad una pratica di grande importanza.
    Grazie.

  4. È proprio cosi. Lo zazen allinea l essere nel divenire all Essere ciò che è. È proprio questo che si avverte.

  5. Un post da stampare e leggere e rileggere ogni giorno. Quanto è importante lasciarsi plasmare dalla pratica dello Zazen. Questo lo capisco ogni giorno che mi siedo, anche se a volte è davvero difficile. Anche se sono passati e presumibilmente ancora si presenteranno periodi in cui sedersi incute timore, quasi angoscia; ed altri periodi, invece, dove tutto sembra essere “piatto”, così scarsamente rilevante; nonostante questo e grazie a questo sento che una profonda calma lentamente emerge dalla pratica e permea le giornate. Grazie.

  6. “….non sei utile a nessuno se non risiedi nella radice di te”. Troppo spesso sono presente fisicamente ma non risiedo alla radice. Me ne accorgo e spesso me ne dispiaccio. Lo Zazen (che certamente latita in questo momento) mi aiuta a rientrare.

    Grazie.

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