La capacità di risiedere quando tutto perde senso

Risiedere dove? In sé? Nel presente? In entrambi, o meglio nel presente fatto di consapevolezza della sensazione, dell’emozione, del pensiero, del sentire: questo è il presente di sé.
Dunque risiedere in quel flusso che ci attraversa e in quello stato immobile che lo sostiene e lo rende possibile: flusso di minute informazioni che salgono dai sensi e dall’insieme dei corpi; stato di immobilità che precede il flusso e che è come la roccia su cui è edificata la giostra del divenire..
Ci sono giorni e stagioni intere della vita che sono costituite solo di questi minuti e insignificanti flussi e di quelle arie immobili.
Ci sono stagioni in cui la routine del banale quotidiano ci ha piallati e noi, deliberatamente, scegliamo di non cercare eccitazione: ci pieghiamo all’irrilevante e lasciamo che ci attraversi con la sua inconsistenza, non aprendo spiraglio alcuno alla noia, al lamento per l’insignificante, al tentativo di arraffare qualcosa che produca senso.
La persona che sviluppa questa capacita di risiedere nel niente che accade, vede aprirsi davanti a sé la porta della natura del reale: l’insignificante per la mente, è in realtà la vita così-come-è, e quando il canto della mente non è assecondato, ogni molecola, ogni cellula, ogni vibrazione del reale si presenta e ci attraversa, risuona in quel contenitore vuoto che siamo diventati.
Lo strumento vuoto, collocato nel niente, è suonato dalla vita che lo percorre e lo percuote.
Non arriveremo mai a quel punto, se non abbiamo la capacità di risiedere nello spazio senza niente di quelle stagioni caratterizzate dal non senso, dal lutto silenzioso della mente.
I venditori di fumo si raccontano molte cose e narrano dei loro viaggi interiori: noi siamo davanti al niente che così spesso ci visita e scopriamo come esso sia la lente per guardare il reale, per metterlo a fuoco, per penetrarlo nella sua essenza.
Perdonatemi, ma la persona che non è giunta sull’abisso del niente, ancora nulla ha conosciuto del reale: è nel nulla di sé che si manifesta il Reale.


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Catia Belacchi

Mi è così connaturale la piccola vita nel quotidiano che non sento il bisogno di aggiungere niente a quel che accade in essa, anzi mi decentro quando gli accadimenti mi ci fanno allontanare (nelle relazioni non scelte può ancora intervenire il giudizio, la rabbia, l’identificazione, la supponenza) e ho bisogno di isolarmi per ritrovare il mio solito tran tran. Mi rendo conto, d’altro canto, di essere una privilegiata perché la vita mi ha condotto dove avrei voluto andare. Mi chiedo, però, se questo mio risiedere sia consapevole perchè nello stare, sto e basta, non ho in mente nessun paradigma, c’è solo il vuoto. Mi chiedo allora, seriamente, dove sono? Sono uno strumento vuoto che si lascia suonare dalla vita, o alla prima seria difficoltà ricade nell’idenficazione?

Samuele Deias

Esperienza almeno in parte nota, che è lì, come nota di fondo, non costantemente; spesso coperta dai trastulli quotidiani a partire dalle gratificazioni piccole e meno piccole.

maria b.

essere quella cassa di risonanza che risuona della vibrazione prima diventa difficile quando l’armonia viene percepita come rumore piuttosto che come suono. Allora sono necessari strumenti che ci aiutino a risiedere nella roccia e da lì imparare a scavarla.

natascia

Come Ale, non posso dire di risiedere nel Reale. Colgo il senso delle tue parole Robi, perché evidentemente c’è esperienza di quel che dici, ma mi rendo conto che c’è ancora un lavoro lungo di consapevolezza da fare. Riconosco sempre più i venditori di fumo, che per una stagione della vita mi hanno attratto. Ora sorrido quando mi capita di imbattermi con persone che sono tutte prese dalle filosofie new age tanto in voga. Non certo per senso di superiorità, ma mi rendo conto di quanta identificazione ci sia in un certo modo di praticare il percorso verso un processo di unificazione e di amore. Per cui mi è chiaro che la via da perseguire è nel perdere, nel cercare di creare uno spazio perché il Reale si manifesti per quel che è. Attraverso l’osservazione delle mie dinamiche e dei miei processi cerco di cogliere gli aspetti che non mi permettono di risiedere in quello spazio vuoto. Per il momento questo lavoro occupa gran parte del mio tempo, spero che possa venire una stagione in cui io possa solo stare, senza occupare la mente nello sforzo di raggiungere quel vuoto.

Alessandro B

‘Perdonatemi, ma la persona che non è giunta sull’abisso del niente, ancora nulla ha conosciuto del reale: è nel nulla di sé che si manifesta il Reale.’

Ho conosciuto quell’abisso del niente ma non so ancora nulla del reale.
Non posso tornare indietro da quella rupe se non negli ambiti di non comprensioni a cui continuo a rimanere affezionato per non perdere anche quelli. Sono rimasti pochi, molto pochi e sfilacciati e mano a mano e a ritmo alterno perdono consistenza o si fan più invadenti.
Rimango lì sull’abisso del niente ma non ci dimoro con consapevolezza.
Accadono nonostante me. Ne sono risucchiato.
Quando sarò stanco di tutto ciò, di questo standby di non pienezza?
Alterno, seguo un ritmo tra il dimorare nel niente e la ricerca di senso, non posso cogliere il frutto ancora acerbo perchè senò si fa cattivo, ma posso impegnarmi nel far sì che abbia sole e acqua, il necessario nutrimento affinché diventi maturo e qualche leggera potatura, amorevole, dei rami secchi.

Luana Diotallevi

Capisco e accolgo la tristezza che si manifesta.

Sandra Pistocchi

Grazie Roberto!

Antonella A.

Grazie Robi.

Nadia

Grazie!

Roberta I.

Grazie!

mariella

Comprendo queste parole, ma sento salire anche le mie resistenze. Grazie

alberto.c

Grazie Robi !

Marco Dellisanti

In effetti anche la cassa di risonanza di uno strumento deve essere vuota per entrare in risonanza con le vibrazioni prodotte dal musicista

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