Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Tutto perde importanza

Da dove deriva l’importanza che diamo ai fatti, agli stati, ai processi?
Da due fattori almeno:
– dalla spinta della coscienza ad imparare;
– dall’identità che ne trae sostanza d’esistere.
Viene una stagione in cui entrambe queste spinte si attenuano fino a scomparire.
Nella persona si afferma uno stato fondato sul non agire, sullo stare: uno stato contemplativo.
La spinta a fare si placa sorretta dall’intima comprensione che il mondo non ha bisogno di noi perché, in sé, ogni scena che vi accade è perfetta ed adeguata alle necessità evolutive di chi la vive: alla luce di questo, non si attiva il moto del fare, o del proporre, ma quello dello stare, dell’essere eventualmente pronto quando la vita ci interpella, quando ci chiama.
La nuova disposizione è dunque reattiva, non propositiva: “mi attivo se mi chiami, altrimenti sto nel fluire dei fatti fino alla prossima chiamata, se verrà”.


Se hai domande sulla vita, o sulla via, qui puoi porle.
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  1. Certamente, Nicoletta; nel post si sottolinea come l’azione diventi non più una scelta basata sulla volontà propria, ma un agire sospinto dalla vita, in risposta ad una domanda.
    L’aspetto centrale è quel non agire più di propria volontà..

  2. Da una parte comprendo quanto detto ma penso anche che non siamo chiamati a lasciare questo mondo un poco migliore di come lo abbiamo trovato? Anche nel piccolo del proprio quotidiano?

  3. aggiungo..
    Per non parlare dell’identità !! Dura a morire 😀

  4. La mia attuale difficoltà sta nell’attivarsi correttamente alla chiamata della vita.
    Spesso spreco energia in una direzione non esatta e quindi la vita mi continua a chiamare/bussare su quel determinato fatto.
    Non molto semplice come officina ! 🙂

    Alberto

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