Il cammino attraverso la ribellione

Dice Duccio commentando il post Ti interroghi sulla tua compassione: Se tutto è già deciso, se ciò che vediamo manifestarsi nel mondo è il tutto, il principio creatore, come si colloca l’indignazione della parte cosiddetta buona del tutto e le azioni che da qui partono per “migliorare” il mondo? Ed esiste un’altra pari indignazione della parte cosiddetta cattiva del tutto? Se no cosa vuol dire, che il tutto ha già una direzione di marcia ed un punto di arrivi?

Da Samuele commentando lo stesso post: Una cara amica di C., giovane madre di due bimbi, persona squisita, dolce, sensibile è all’hospice di F. e non so se mentre sto scrivendo è ancora in vita. Stava lottando contro un tumore e pochi giorni fa sembrava esserci speranza.
La ribellione che si accompagna al senso di lacerazione e di vuoto porta i miei sentimenti a sostituire quel “benedite” con “maledite”.
La mente frena, sa che non è giusto, sa…
Ma il cuore maledice e oggi per me è così, vaffanculo, maledico e maledico finché non avrò finito di maledire, poi… vedremo. Quale inganno attaccarsi all’impermanente, quale altro significato hanno le nostre esistenze al di là di ciò che appare.

Caro Duccio,
nulla è deciso se non il principio fondante: il divenire obbedisce alla legge che lo fonda, svelare, manifestare i mille gradi del sentire dell’Uno.
Ciò che noi viviamo non è che una sfumatura di un grado del sentire Assoluto, dunque un grado di sentire relativo: se tu associ un grado di sentire relativo ad un altro grado di sentire relativo, ottieni una successione di gradi di sentire, ottieni il divenire.
Il divenire non è preordinato dall’Assoluto, testimonia ciò che nell’Assoluto è contenuto, lo svela, lo rivela: l’assassino è un grado di sentire; il santo un altro grado di sentire ed entrambi sono atomi del sentire assoluto.
Il tuo cammino non è preordinato, ma certamente è condizionato dal sentire conseguito fino ad ora dalla tua coscienza: nota bene, questo nel divenire, perché non è così nell’Essere dove non c’è proprio niente che diviene, e non c’è neppure nessun Duccio.
La realtà può essere guardata dal punto di vista del divenire e da quello dell’Essere: ciò che ne risulta è molto differente.
La persona identificata, guarda al divenire; la persona contemplativa si focalizza sull’Essere che è manifestato dal divenire.
Nel divenire ci sta l’indignazione del «giusto» come quella dell’«empio»: atomi di sentire dell’Assoluto.
Il Tutto, in sé, non ha alcuna direzione di marcia, semplicemente È. Il Tutto visto con gli occhi del divenire, ovvero creato dai percettori, dai sentire relativi, ha leggi precise ed una direzione di marcia: da ego ad amore.

Caro Samuele,
perché non dovremmo maledire?
Perché non dovremmo dare voce alla nostra umanissima frustrazione?
Permettiamoci di essere umani e beviamo questa coppa fino alla feccia e poi fermiamoci ad osservare: cosa resta?
Il fuoco della rabbia è divampato, la realtà non è cambiata: chi può vivere, vive, chi può morire, muore.
I bambini vivranno la loro perdita e impareranno ciò che è loro necessario da questa.
Alla fine, l’umano, dopo aver protestato può pronunciare solo un Amen.
Ma guai a noi se non manifestiamo la nostra umanità ammantandoci di abiti spirituali non nostri: l’esperienza testimonia che non c’è ribellione possibile al Reale, ma lo comprendiamo passando attraverso la ribellione.
La frequentazione dei Salmi può insegnarci molto, essi sono percorsi di frequente non solo dal lamento dei singoli e del popolo, ma anche dalla contestazione a Dio per la sua assenza, per il suo non esserci di fronte all’umano soffrire, all’ingiustizia, alla prevaricazione subita dal debole, dal giusto.
Ribellarci, maledire sono l’espressione del nostro desiderio di giustizia, di bene, di una giustizia e di un bene certo limitati, certo chiusi nel recinto del nostro piccolo comprendere, ma, ciononostante, sono espressione di noi e in quanto tali legittimi.
Poi, passata la ribellione e la protesta, noi siamo senza niente e questo ci dice che non è quella la via, che non abbiamo colto il cuore della realtà, che la nostra reazione per quanto giustificata, era un fuoco fatuo, il frutto della frustrazione figlia dell’illusione.
Torniamo alla realtà: perché una giovane donna muore? Perché lascia due figli piccoli e un marito? È questo nel piano di Dio?
Perché c’è un piano di Dio? Ecco che la questione posta da Duccio si incontra con la riflessione sul tema proposto da Samuele: non c’è alcun piano preordinato, accade ciò che è necessario ai sentire che generano le persone, le loro vite e le scene del vivere e del morire.
Allora, infine, la ribellione dell’umano si scontra con il suo limite di comprensione: si ribella contro Dio e la vita, li maledice ma, in realtà, sta testimoniando la sua ribellione verso un processo personale, che riguarda una famiglia, quella famiglia e non può centrarci la giustizia di Dio, centra invece ciò che hanno compreso quella donna, i due bambini, il suo compagno, sono loro che generano la scena, non Dio.
In Dio è contenuto tutto il Reale, tutti i gradi possibili di sentire, ma è l’umano, nel divenire, che li attiva secondo il suo bisogno evolutivo: poi, le leggi che governano il Cosmo, permettono lo svolgimento del processo così attivato e sostenuto in ogni suo passo da quella necessità evolutiva.
Il salto evolutivo e di comprensione che dobbiamo fare tutti noi, è quello di riuscire a guardare all’Assoluto non come una volontà che governa la vita dei singoli, ma come un insieme dal quale noi estraiamo l’insegnamento che ci necessita.
Così, scomparendo la vittima, permettiamo anche alla ribellione di scomparire e non ci sarà più maledizione che possa sorgere dal nostro cuore.
Quando noi guardiamo al mondo, vediamo ciò che l’umano può permettersi, un mondo che rappresenta uno spettro di sentire contenuti in Dio ma che, di certo, ne rappresentano solo una piccola, minuscola porzione: come noi evolveremo nel sentire, condurremo a rappresentazione aspetti più evoluti del sentire assoluto e, infine, quando avremo compreso, non condurremo a rappresentazione più niente e potremo semplicemente essere in Dio e scomparsi a noi stessi.
Tutta l’evoluzione umana non è che la rappresentazione dei gradi del sentire assoluto: un film da noi generato, tutto interno all’essere di Dio.


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12 commenti su “Il cammino attraverso la ribellione”

  1. Scusa Roberto. Il mio è stato un lampo nella notte della mente!
    Mi riferivo al fatto in generale, non specificatamente all’argomento del post, ma anche.
    Volevo dire che le nozioni mi sono indispensabili per tirare fuori il meglio di me, ma, forse, che non riescono ad insegnarmi un “sentire superiore”.
    Poi ho discusso brevemente il mio intervento con Roberta, che mi ha evidenziato le sue obiezioni con esempi pratici, ma … non so.
    Forse voi avete già discusso e superato questo mio pensiero da tempo, forse non ho appreso ancora qualcosa.
    Chiedo scusa se sono andato fuori tema e se ho sollevato una questione sciocca.
    Grazie ancora.

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    • In effetti, le nozioni non possono insegnarti un sentire superiore, più ampio, possono solo indicarti la via, aiutarti a interpretarla e a interpretarti.
      Forse la tua espressione: “Ho la sensazione di poter solo affinare, scoprire quello che già c’è, ma di non poter imparare.” significa che una parte di te è ben consapevole che l’imparare è parte del divenire ma questo, il divenire, non è il nocciolo duro, interno della Realtà, è solo un apparire, una illusione che siamo destinati ad abbandonare.
      In effetti, nella reale dimensione del Tutto, nulla diviene e dunque nessuno impara e nulla c’è da imparare. È possibile che la tua espressione rimandasse a quella ultima e profonda Realtà?

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  2. Non riesco più da tempo a maledire o ribellarmi o urlare contro…..non so se per comprensioni acquisite o per altro. Grazie Roberto per questo chiaro post.

    . Graazie

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  3. Grazie Duccio, grazie Samuele, grazie Roberto e a tutti quanti voi dell’officina.
    Ho la sensazione di poter solo affinare, scoprire quello che già c’è, ma di non poter imparare.
    Ma questo è già tantissimo, è il massimo che possa fare. E per questo vi ringrazio ancora, perché mi aiutate in quel senso.
    È come avere tra le gambe una moto da 100 CV e saperli o non saperli sfruttare tutti.
    Scusate il paragone veramente stupido, ma è ancora presto questa mattina e forse sto solo farneticando. Un abbraccio.

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  4. “Quando noi guardiamo al mondo, vediamo ciò che l’umano può permettersi uno spettro di sentire contenuti in Dio, ma che certo ne rappresentano solo una piccola ,minuscola porzione : come noi evolveremo nel sentire condurremo a rappresentazione aspetti più evoluti del sentire assoluto e infine quando avremo compreso non condurremo a rappresentazione più niente e potremo semplicemente essere in Dio ,scomparsi a noi stessi”, queste poche righe mi sono risuonate come un concentrato di verità’, capace di chiarire dubbi e smarrimenti, notevole chiave di comprensione alla luce della quale le domande perdono voce…. tacere ,respirare, imparare, non commentare …cosi lo traduco nel mio quotidiano. Grazie Roby!

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  5. Una chiarificazione puntuale. In me questa consapevolezza opera alternativamente a seconda del grado di comprensione sui vari temi cui sono chiamato a confrontarmi. Spesso mi trovo a maledire e a bestemmiare, poi viene la quiete e il rimboccarmi le maniche. Grazie

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  6. Roberto questo post mi ha commosso, la testimonianza di Samuele mi ha commosso, grazie Samuele! Sono chiare le parole, così come è chiara l’accoglienza e la compassione verso l’espressione umana….

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