Lo specchio interiore, il giusto e il vero

Vi racconto un’esperienza accaduta ad una persona che frequenta questo Sentiero.
Questa persona va in un ipermercato per comperare dei libri che le interessano e che sono particolarmente scontati. Trova i libri, va alla cassa automatica, paga e si avvia verso l’uscita. Strada facendo riflette sulla cifra complessiva spesa e si avvede che è troppo bassa: controlla lo scontrino e scopre che risultano pagati due libri mentre essa ne ha presi tre, uno dunque non è stato pagato.
Per un attimo la persona è attraversata dal dubbio: può uscire e far finta di niente, non ci sono ulteriori controlli; o può tornare indietro e sistemare la cosa.
Il dubbio svanisce, la persona torna indietro e paga il libro non registrato precedentemente.
Questo è un piccolo fatto, ma particolarmente significativo nel suo simbolismo: in una manciata di secondi si è presentato nell’interiore di quella persona un mondo che ha svelato il suo compreso e lo stato del suo procedere esistenziale.
La mente della persona le ha presentato la possibilità di non aderire alla verità dei fatti: la sua coscienza, il suo compreso, non le hanno dato alcuna possibilità, poteva solo aderire alla verità, tornare indietro e saldare il debito.
Ora, come questo è accaduto in una scena di vita feriale e banale, così accade in mille situazioni che riguardano la nostra vita interiore, le relazioni, l’impegno con qualcuno o in qualcosa, le reazioni rispetto ai fatti del mondo, tutto ciò che riguarda la nostra capacità, e possibilità, di confrontarci con il giusto e con il vero.
Ricorderete che abbiamo sempre detto che la nozione di giusto e di vero è quantomai soggettiva: ebbene, dicevamo qualcosa di parziale valido in certi contesti didattici ma non in assoluto: ad un certo punto del cammino del sentire, il giusto e il vero hanno molto poco di soggettivo e sono inequivocabili allo specchio interiore.
Proprio come in uno specchio, nell’interiore scorrono le scene della vita e vengono confrontate con le loro matrici nel sentire: quando una scena esteriore non trova conferma nella sua matrice nel sentire, sorge subitaneamente un disagio, una riflessione, o una censura e la persona è costretta a fermarsi, interrogarsi, cambiare atteggiamento.
Vale per ogni cosa, ogni relazione, ogni aspetto del vivere.
La settimana scorsa, durante l’ultimo incontro di Officina Essenziale, ricorderete che ho stigmatizzato le fesserie che le vostre menti dicono in merito alla scelta del monaco: ebbene, questo appena descritto, è il mondo nel quale il monaco è inscritto, ciò con cui si confronta ad ogni respiro e che ha deciso deliberatamente di non far mai finta di non vedere. OE ID9.2


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4 commenti su “Lo specchio interiore, il giusto e il vero”

  1. Quando ho letto il post ho capito ciò che avevi scritto e ho trovato giusta la sintesi fatta da Sandra.
    In un secondo momento sono andata a leggere lo “specchio” del C. Ifior e lì mi sono affossata: …”proiettare sull’altro quello che si vuol vedere, i propri bisogni e i propri desideri”….” e arrivare al “conosci te stesso” guardando l’altro, che ti sta vicino, “…si finisce per acquisire elementi su se stessi perché ciò che si vede nell’altro e che magari si critica, ci colpisce perché risuona in noi, si riconosce anche in noi e quindi è una proiezione nostra , ci appartiene.”
    Ho fatto una riflessione su quella che è la mia realtà, le persone più vicino a me (mia sorella e Giuseppe) e mi sono persa….anche Roberta alle ultime ‘biografie’ aveva detto: “tua sorella sei tu” e mi sono meravigliata , non riesco a vedere le criticità che vedo in loro come mie…mi perdo…forse un chiarimento a tal fine al prossimo incontro di biografie sarebbe meglio.

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  2. Ad un certo punto non si è più liberi, ma un senso di integrità, di profondo allineamento avviene quando lasciamo che il compreso emerga.

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