Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Vivere nella pienezza è riconoscere ciò che già c’è

[…] Il riconoscimento, però, nasce da un vuoto interiore, cioè dall’essere svuotati e liberati di tutto quello che è contenuto nella vostra mente sotto forma di oggetti psichici che continuate a creare interpretando i fatti che accadono dentro e fuori di voi.
[…] La vostra attività mentale è vivacissima per la quantità, per la varietà e per la confusione con cui pensieri ed emozioni si affollano nella vostra testa.
Questa continua eccitazione non vi permette di incontrare una dimensione che si mostra soltanto ad un placarsi che la via della Conoscenza definisce come stato interiore, in cui il pensiero, l’emozione e l’azione non sono condizionati dalla vostra mente.
Dentro lo stato interiore il pensiero, vissuto nella sua naturalità, non crea, non etichetta e non aggiunge ciò che può sembrare insufficiente, ma riconosce ciò che c’è.
[…] Al sorgere di questo stato l’uomo si scopre libero dalla pesantezza che lo legava al passato, dalle sue pretese sul presente e dalle sue proiezioni sul futuro.
L’uomo che vive uno stato interiore viene attratto da piccoli fatti e da semplici incontri, ed il tempo del quotidiano pare restringersi, cioè viene spezzettato in tanti attimi che iniziano e finiscono.

Fonte: La via della Conoscenza, La relazione come incontro nella sacralità (95)
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