Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Divenire ed essere, imparare e contemplare

Sono compatibili il divenire e l’essere, l’imparare e il contemplare?
Si può oscillare senza fine tra il divenire/imparare e l’essere/contemplare?
Chi oscilla? La consapevolezza, che si sposta ora sul processo di quello che viene e ci trasforma, ora sulla profondità di quello che viene e non è letto come processo ma come fatto disgiunto da altri fatti.
In sé, quello che viene non è superficiale, né profondo, è sempre quel che è e basta: cambia la lettura che noi ne diamo.
La lettura di superficie lega ogni fotogramma, coglie il processo con sé al centro e, nel compiersi dell’esperienza, ne trae insegnamento e comprensione.
La lettura profonda accoglie il fatto in sé e non lo lega ad altro fatto, non compie alcuna analisi, non sviluppa alcuna interrogazione su di sé o sull’altro da sé: quello è ed altro non c’è.
L’umano vive il divenire, o l’essere, ma ha delle difficoltà in questa danza tra divenire ed essere, gli sembra di non avere più una visione unitaria del reale se lo legge attraverso due paradigmi differenti.
Questa è la sfida: usare due paradigmi diversi simultaneamente nel rapporto con il reale.
Il paradigma del divenire e dell’imparare ha noi, o l’altro, al centro ed è incernierato sul processo della trasformazione del sentire.
Il paradigma dell’essere e del contemplare, non ha soggetto, è la semplice registrazione sensoriale, affettiva, intellettuale, del sentire di ciò che avviene: ogni fatto è colto nel suo essere senza scopo e senza tempo.
È vero che l’umano può vivere solo uno stato/paradigma prevalente per volta, quindi la consapevolezza può essere invasa da una prevalenza alla volta ma, quella prevalenza, non esclude che nel sottofondo, nella filigrana della consapevolezza, l’altro stato/paradigma sia presente.
Se osservo un processo di fatti nell’ottica dell’imparare, simultaneamente in me è presente la piena consapevolezza che quello è solo un aspetto della situazione e della lettura che attuo per decodificarla: sono lucidamente consapevole, anche se la lascio in secondo piano, dell’altra dimensione che riguarda l’essere di ogni singolo e semplice fatto di quell’apparente processo che tale non è più, del suo non divenire, della sua assenza di senso e di scopo.
Posso tenere assieme i due paradigmi con un semplice lavoro di messa a fuoco/sfocatura della consapevolezza, se mi muovo con leggerezza e con esperienza tra i paradigmi.

Riservato a Officina Essenziale


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  1. A volte, come dici, sembra difficile muoversi tra i due paradigmi, ma è l’unica strada e quando la mente non offusca uno dei due la disconnessione avviene più facilmente e c’è davvero una maggiore sensazione di leggerezza è libertà!

  2. Grazie Roberto, parole illuminanti…

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