Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Tutto può essere perduto

Ogni interpretazione di sé, dell’altro, della vita, viene scalzata da una interpretazione più sofisticata: non esiste l’interpretazione autentica, l’identità originale, esistono processi mutevoli, spesso, quasi sempre, aleatori. Istantanee di noi che ci piace appendere allo sportello del frigorifero. Patacche da appuntarsi al petto.
Quando non c’è più interpretazione che cosa diventiamo noi, l’altro, la vita?
Fatti.
E i fatti ci riguardano?
I fatti accadono.
I fatti sono ciò che attraversa quest’essere che chiamiamo “io”, così come una finestra aperta è attraversata dal vento.
Quando si scompare a se stessi e si diventa fatti tra fatti, ogni fatto è fonte di stupore, di meraviglia e di contemplazione.
Fatto tra fatti, non fatto che viene ricondotto e usato da un soggetto.
Niente viene ricondotto a sé, è fatto: un’emozione, un pensiero, un sentire, un accadere, sono fatti.
Quando ciò che accade in noi e attorno a noi non è altro che fatto, il bisogno di dire “io” è stato evidentemente integrato, c’è pace nell’identità e nei suoi veicoli, la coscienza segue i suoi processi di apprendimento e trasformazione e non c’è conflitto, non perché non ci sia più niente da imparare, ma perchè è evidente che tutta la vita è imparare e non c’è opposizione a questo.
La vita come totale disponibilità ad imparare è superamento radicale delle logiche dell’identità: questa tende a conservare l’immagine creata, l’interpretazione di sé conquistata.
L’imparare è un continuo lasciar andare, senza fine.
“Non mi riguarda” significa che tutto può essere perduto, affinché tutto possa essere compreso.

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