Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Raggiungere la liberazione

Così potremmo dirvi semplicemente, come unico insegnamento: “La sola cosa che dovete fare per raggiungere la liberazione del continuo incarnarsi è quella di essere sempre e totalmente naturali in ogni vostra manifestazione”.
Ma ciò, pur essendo vero, può anche essere frainteso e male interpretato: gli animali sono naturali quanto l’uomo – in genere – non riesce ad essere, eppure sono appena all’inizio del loro ciclo evolutivo e ancora molte e molte incarnazioni dovranno avere nel piano fisico prima di uscire dal giro della ruota. Allora, essere naturali come? Cos’è che fa diventare naturale o innaturale un comportamento, un modo di agre o di non agire? Cerchio Ifior, Dall’Uno all’Uno, vol.4, pag. 100, Edizione privata.
La sola cosa che dovete fare è quella di essere sempre e totalmente naturali! Quante volte abbiamo letto e ascoltato questa frase da maestri di ogni risma!
E l’abbiamo accolta, con un dubbio nel cuore: ma come si fa?
L’umano non persegue la stessa naturalezza dell’animale, da quella proviene e l’ha superata: evidentemente la naturalezza che lo attende è di altra natura, quale?
Quella che si manifesta all’esperienza quando non c’è più il condizionamento dell’identità, dell’ego/io come si dice in ambiente spirituale.
E il condizionamento dell’identità si supera con la pratica meditativa, con l’ascesi, con lo yoga, con la via magica, con quella esoterica, essendo buoni cristiani?
Quando l’umano non è più condizionato dall’identità e di conseguenza finisce il suo viaggio nella ruota delle nascite e delle morti?
Quando ha conseguito un congruo bagaglio di sentire, ovvero quando il suo corpo della coscienza – in virtù delle comprensioni conseguite – è sufficientemente costituito e strutturato.
Vi ricordo che lo scopo delle incarnazioni umane di una coscienza è quello di costituire il suo corpo, quella che sarà la piattaforma/veicolo di nuove esperienze e comprensioni che si svolgeranno non più nell’ambito terreno, ma sul piano/mondo della coscienza.
Quindi l’umano esce dalla ruota quando ha il corpo necessario ad un altro livello di esperienze: allora e solo allora sperimenta stabilmente il suo vero essere naturale, ovvero il suo essere coscienza.
Finché il corpo della coscienza non è costituito e non sono giunte a completamento e assimilazione le comprensioni necessarie, la coscienza genera le vite e i veicoli per ogni vita e l’umano sperimenta l’illusione attraverso il filtro della sua identità.
L’umano non può accelerare il suo cammino e non ci sono tecniche acceleranti se non quelle che vendono al mercato delle illusioni: l’umano impara e comprende attraverso le esperienze e solo attraverso di esse costruisce comprensione su comprensione, atomo di sentire su atomo di sentire il veicolo di coscienza che sarà il suo campo base e il suo strumento futuro.
Il compito delle pratiche spirituali e della stessa via spirituale non è quello di liberarci, ma quello di renderci meno faticoso e doloroso il cammino.
Nessuno si libera, il vivere ci libera.
Pertanto, coloro che cercano la liberazione sanno che essa si realizzerà a tempo debito e a comprensioni conseguite: quelli che, pur non avendo il sentire adeguato, cercano di forzare e di accelerare il cammino, fanno probabilmente del male a sé e a quelli che li seguono o, nella migliore e più benevola delle ipotesi, perdono il loro e altrui tempo.
La liberazione è il più naturale degli eventi e accade quanto la coscienza, saldamente costituita, permea l’intero spettro del vivere e l’identità è ridotta a residuo ininfluente: prima che questo accada, scorrono le vite, si accumulano le comprensioni, si amplia il sentire e tutto avviene naturalmente, sulla base di una spinta, la stessa che porta l’acqua di tutti i fiumi al mare. C’è poco da agitarsi.


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  1. Essere naturale quindi inteso come non essere condizionati dalla propria identità. Però è l’identità stessa che ci permette di vivere le esperienze. Se la coscienza ha scelto una determinata identità per fare le sue esperienze ed accrescere il proprio sentire, non sembrerebbe giusto lasciare che quella identità sia libera di ingombrare la scena e fare la sua parte? Non appare coerente rinunciare o soffocare l’identità; forse è solo questione di non essere in balìa della stessa ma come puoi riuscire al contempo ad assecondarla e a non esserne in balìa? Aiuto, vado in confusione!

  2. Mi viene in mente Teresa D’Avila quando dice che coloro che si affannano finiscono per soffocare la Scintilla buttandoci sopra dei tizzoni!

  3. Grazie Roberto, per questo post che per me è un tornare su concetti conosciuti ma non sempre riportati alla consapevolezza.

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