Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Incarnazione di dio?

Non è complesso confutare la tesi del dio-uomo riferita a Gesù di Nazareth, o ad altri: un veicolo umano non può contenere niente altro che una coscienza umana.
Non a caso, quando la coscienza, il suo corpo per essere precisi, ha raggiunto la completezza ad essa possibile, dà luogo all’ultima incarnazione umana, genera per l’ultima volta quella rappresentazione che chiamiamo vita e che è tale perché si manifesta attraverso dei veicoli transitori e limitati: la mente, le emozioni, il corpo fisico.
Da quel punto in poi, quella coscienza diverrà il corpo, il terreno di sperimentazione, il contenitore dei tre corpi spirituali che per ampiezza di sentire la precedono: come il corpo fisico, il corpo emotivo, il corpo mentale sono stati gli strumenti dello sperimentare della coscienza e di ciò che attraverso essa transitava, così la coscienza diviene il terminale dei corpi con una maggiore ampiezza di sentire e il piano della coscienza, il suo mondo, diviene l’ambiente nel quale quella manifestazione avviene, così come l’ambiente fisico-terrestre è stato l’ambiente della manifestazione della coscienza e dei suoi veicoli.
Il ciclo delle incarnazioni termina per la semplice ragione che i veicoli umani non sono più adatti ad ospitare stati di coscienza più vasti e compiti esistenziali più complessi.
Le incarnazioni di una coscienza in veicoli animali è possibile fino a quando questa non ha raggiunto una configurazione di base: da quel punto in poi le incarnazioni animali non sono più possibili perchè quei veicoli non sono più adatti a contenere il sentire acquisito e quello che ci si appresta a conseguire, e iniziano allora le incarnazioni in veicoli umani: allo stesso modo, quando la coscienza diviene la piattaforma di uno sperimentare più vasto che ha al centro i corpi spirituali che la precedono nel sentire, il palcoscenico umano con i suoi corpi, il tempo e il divenire vengono meno perché non necessari e non adatti.
Banalizzando: un dio ipotetico non sa che farsene di un veicolo umano, non ci sta, questo non lo può contenere.
I veicoli umani possono semmai contenere frazioni di varia ampiezza di quel sentire divino, ma questo accade continuamente, tutta la creazione non è altro che specchio di “frammenti”, di porzioni relative di sentire divino.
Nell’umano si manifesta ciò che dai veicoli umani può essere contenuto ed espresso, ciò che per loro natura possono condurre a manifestazione, quindi il sentire che giunge a manifestazione è sempre relativo. Ci sono obbiettivi e condizioni esistenziali, comprensioni, che possono essere conseguiti attraverso l’esperienza umana e le logiche del divenire: ci sono altri obbiettivi, altre condizioni e dimensioni del sentire che hanno invece bisogno di ambiti vibratori molto diversi ed è questa necessità che conduce al superamento dell’esperienza umana.


Newsletter “Il Sentiero del mese”

 

PrintFriendly and PDF

Post con argomento simile

  • La resistenza dell’identità al nuovo Da Francesca: "A volte, mi sembra, si ha paura che il “distacco” corrisponda ad una assenza di coinvolgimento. Forse perché l’idea di coinvolgimento che abbiamo è rivolta ad alimentare […]
  • La via a Dio è operare il bene? Da tempo avevo in mente questo post ma, per ragioni diverse, l'ho sempre rimandato. Oggi leggo, sull'ultimo numero dell'Espresso, un articolo di Sandro Magister, il vaticanista del […]
  • Da coscienza a coscienza Quando le menti sono quiete, la comunicazione avviene da coscienza a coscienza, da sentire a sentire. Mente quieta equivale a mente che non ha da aggiungere del suo sulla realtà […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *