Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La coscienza crea la realtà sulla spinta di ciò che non ha compreso

Brani dal libro L’essenziale (2)
Quando parliamo di coscienza parliamo del corpo akasico, di un corpo intermedio tra i corpi transitori (mente, emozione, corpo fisico) e i corpi spirituali. Parliamo di un corpo, di una dimensione composita in cui esiste sia il tempo che il non tempo.
Il corpo della coscienza si struttura di vita in vita e ad ogni vita si munisce dei suoi corpi espressivi – i tre inferiori – che sono i veicoli attraverso i quali porta a rappresentazione il sentire acquisito. (Mappa 2)
La rappresentazione è necessaria alla coscienza per apprendere e per verificare gli apprendimenti, è per essa come lo specchio per noi, davanti al quale ci mettiamo per provare un vestito, un’espressione, un gesto.
Attraverso la manifestazione/rappresentazione la coscienza si specchia e sa, conosce, diviene consapevole del proprio sentire, cioè delle comprensioni acquisite e di quelle ancora in lavorazione.
Qualcosa è compreso quando è stato afferrato dal corpo mentale, quindi capito, e poi si è inscritto nel corpo della coscienza divenendo parte indissolubile di esso.
Le comprensioni generano il sentire: ogni comprensione è una cellula di sentire e nasce dall’esperienza, dai processi, dalla sequenza di esperienze.
Ad esempio, quando giungo a comprendere che rubare non è una mia libertà, ci giungo attraverso il processo del rubare, esperienza dopo esperienza: denunce, processi, carcere sono esperienze-comprensioni che danno luogo alla comprensione generale che mi rende chiaro che non posso rubare.
Quando quella comprensione è acquisita non ruberò più. Finché non è acquisita ci saranno delle ricadute.
Mentre sto scrivendo non compio solo l’atto dello scrivere ma la consapevolezza monitora in continuazione se ciò che scrivo è anche ciò che sento e se ciò che sento è compiuto o ha necessità di ulteriori indagini ed esperienze.
La coscienza crea la realtà e verifica il compreso e il non compreso: se ha dati incompleti organizza ulteriori approfondimenti.
La coscienza è quindi in continuo divenire: di vita in vita, di rappresentazione in rappresentazione , si struttura e quando è completamente strutturata non ha più necessità di specchiarsi, di manifestare il sentire acquisito attraverso i suoi corpi, di ricercare nuove ampiezze di sentire.
È la condizione in cui l’uomo è colui che noi definiamo l’iniziato, l’illuminato, l’evoluto, il santo.
Finita l’incarnazione presente non avrà più bisogno dell’esperienza nel divenire ed esperirà i suoi processi, che non sono certo terminati, in altro modo e su altri piani d’esistenza.
Allora l’uomo esce dal ciclo delle nascite e delle morti e non ha più necessità di farvi ritorno perché ciò che poteva imparare in quella dimensione l’ha imparato.
Il cammino dal sentire relativo di cui fa esperienza al sentire assoluto che è il suo orizzonte, avverrà fuori dalla dimensione del tempo e dallo spazio così come li ha conosciuti.

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