Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Il denaro e la fiducia

Alcuni di noi fanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese.
Considerando che nulla è dovuto alla sfortuna ma tutto è opportunità di apprendimento e come tale viene generato dalla coscienza, credo che la precarietà di risorse economiche ci possa indurre a:
-vivere fino in fondo la manifestazione del nostro essere, affermando oltre ogni resistenza, inadeguatezza, dubbio, il nostro diritto ad esserci, ad avere un posto nel mondo, a ricevere la giusta remunera-
zione per il lavoro prestato;
-imparare ad avere fiducia nella vita. Se vivere è compiere il percorso esistenziale che da ego conduce ad amore; se è il dischiudersi della nostra consapevolezza e l’aprire gli occhi sulla realtà che accade nel presente superando ogni condizionamento dell’identità, il principale dei quali è la paura di non aver diritto, allora, come la coscienza ha costruito i suoi veicoli espressivi, allo stesso modo, tutti i giorni, non può che provvedere al loro sostentamento.
Non considerare questo significa entrare in una ottica in cui ciò che accade è governato dal caso e il vivere è un colpo di fortuna: secondo quest’ottica nel dispiegarsi dei giorni, delle opportunità, delle difficoltà non ci sarebbe logica, ma solo caso.
Dal punto di vista dal quale noi guardiamo la realtà tutto è governato da una logica ineccepibile, colonna vertebrale di tutta l’avventura del’esistere nostro e dell’insieme.
Lavorare sulla fiducia, tutti i giorni, pungolati dalla risicatezza  delle risorse, è un lavoro che nella nostra officina può aprire molti orizzonti: imparare a fidarsi, ad affidarsi, a disconnettere dall’ansia, a non coltivare i dubbi della mente, a non contare solo su di sé ma, innanzitutto, su di un imponderabile che chiamiamo vita; quante cose possiamo imparare dal fatto che ci mancano qualche centinaio di euro!
Concludendo, la carenza di denaro ci ricorda quello che recitiamo su di noi, sulle nostre presunte incapacità e limiti, sul nostro vittimismo, sulla nostra paralisi, a volte; ci scaraventa nel quotidiano e ci costringe ad affrontare l’altro; ci induce a sviluppare un atteggiamen-
to umile nei confronti della vita, mettendoci nelle sue mani.

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  1. provo e sento tutto questo, che dici così bene, ogni mattina, ogni minuto, ogni secondo…e la forma, il vecchio programmino torna lì urlante o subdolamente, lo vediamo, proviamo a disconnetterci, molte volte riesce facile altre meno. In tutto questo allenamento mi è di grande aiuto vedere l’ingabbiamento nella forma degli altri, persone meravigliose che recitano sempre lo stesso personaggio. Mi aiuta a sorridere e a vedere più nitidamente la mia forma, il mio vecchio caro personaggio a cui sono ancora tanto affezionata 🙂

  2. …”la carenza di denaro ci ricorda quello che recitiamo su di noi, sulle nostre presunte incapacità e limiti, sul nostro vittimismo, sulla nostra paralisi, a volte; ci scaraventa nel quotidiano e ci costringe ad affrontare l’altro; ci induce a sviluppare un atteggiamen-
    to umile nei confronti della vita, mettendoci nelle sue mani.”
    Sì, grazie.

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