Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La necessità del dubbio

Tempo fa ho scritto un post sull’essere in sintonia, sul sentire che una certa cosa ci risuona interiormente. Non passa giorno che io non mi confronti con qualcuno, o qualcosa che leggo, in cui non trovi la questione del sentirsi in risonanza e a volte rimango un po’ perplesso.  Vivendo in questo luogo appartato dal mondo, evidentemente ho finito per perdere il contatto con la realtà, ma debbo prendere atto di una dato molto confortante: il mio prossimo è capace di discernere con molta più abilità di me quando un sentire interiore riflette il puro essere della coscienza e, quando, invece, è colorato dalle strutture dell’identità.
Dietro l’affermazione “questa cosa mi risuona” cosa c’è? Risuona a chi, a quale livello dell’identità? Risuona alla coscienza? Sono sicuro che sia una risonanza della coscienza e non una risonanza dell’ego? Ammiro coloro che sono in grado di operare questo discernimento, per me rappresenta un processo di abbandono senza fine  che mi accompagna ogni giorno.
A me sembra che queste siano questioni fondamentali che toccano il quotidiano di ogni persona della via, di ogni ricercatore, e mi sembra che richiedano grande prudenza e circospezione ma soprattutto l’esercizio di un’arte indispensabile: l’arte del dubitare.
Rispetto a questa cosa che accade o mi si presenta, ho un moto di attrazione o di repulsione, di simpatia o di antipatia, di sintonia o incompatibilità e potrei semplicemente prendere atto di quel che provo affermando:” E’ quel che sento, non posso che tenere conto di quel che sento!” Ma lo sente chi, quale parte di me?
Ho imparato a coltivare il dubbio sulle mie reazioni, non mi fido di nessuna delle mie reazioni, non so mai chi reagisce. Penserete che allora sono paralizzato, ma non sono affatto paralizzato: osservo la reazione, prendo atto, lascio fluire, mi concedo tempo e continuo ad osservare, ad indagare con discrezione e curiosità sempre sapendo che la mia mente non la racconta giusta, la maggior parte delle volte. Alla fine di questo processo molte reazioni sono scomparse, molte opposizioni ammorbidite, molti rifiuti sono diventati possibilità: alla fine emerge chiarificata la realtà e là dove c’era un’opposizione ora si è aperta una possibilità.
Quello che ho fatto è stato dubitare, dubitare, dubitare delle mie reazioni.

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