I pensieri sono anch’essi azione: l’atto del pensare [87A]

Un partecipante: Ma il moto da cosa parte? Ci vuole sempre un motore di partenza.
Tutte le volte che si parla di azione, nella vostra mente scatta il bisogno d’inserire la figura di un ‘chi’, cioè l’agente, che giudicate indispensabile all’azione.

E allora noi vi contrapponiamo l’azione come moto casuale, privo di agente e senza tutto ciò che si agita dentro di voi, ricordandovi che sono proprio le ‘grandi’ aspettative a generare la vostra delusione nel tentativo di creare e poi donare amore.

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Adesso provate a restare nell’azione-dono, quasi imprigionati lì dentro, mentre mettiamo in campo i pensieri, stando attenti a non introdurre alcun soggetto agente a guidare quell’azione, vale a dire il vostro ‘io’ oppure la vostra mente a fare da conduttore. Domandiamoci innanzitutto se si può ancora parlare di pensieri nel considerare la natura di questa nuova tipologia di azione.

Lo ripetiamo: è il farsi dell’azione ciò che forma il dono, però non si può prescindere totalmente dai pensieri, purché si cambi il modo di guardare e si evidenzi unicamente la nuova tipologia di azione, che è un moto che imprime la sua forza. A quel punto, anche i pensieri possono essere visti in modo diverso. Voi siete convinti che ogni azione venga generata da un ‘io’ e che esprima un agente. Ma ora rovesciamo l’ottica e vediamo che quell’azione esprime una propria forza, in cui i pensieri non sono il punto di partenza, né di cessazione.

Un partecipante: I pensieri possono essere un ostacolo al flusso dell’azione.

In questa tua riflessione non viene mantenuta l’attenzione sull’azione. È stato detto che l’azione è un flusso variabile, e quindi il pensiero può essere una sollecitazione che fa correre maggiormente l’azione, oppure può anche essere uno dei tanti stimoli che fanno sì che l’azione si modifichi, non modificando però la natura di quella tipologia d’azione.

Dal punto di vista dei vostri parametri che cercano ordine e linearità, l’azione è contorta, caotica, un po’ confusa, ingovernabile, dove anche i pensieri, espressi dai due soggetti, sono parte di quell’azione, in quanto i pensieri sono anch’essi azione, cioè sono l’atto del pensare. Li si può quindi immaginare come facenti parte di un’azione-dono complessa, dove si muovono emozioni, pensieri e situazioni e reazioni, e dove, quindi, tutto è azione.

Ma, dato che tutto è azione, in base a questa logica che ve ne fate delle distinzioni? Va comunque considerato che, quando i pensieri si impattano con un’azione, possono rallentarla o accelerarla o spostarla. Alle volte vi fanno dire: “Basta!” e l’azione sembra interrompersi, ma noi ribadiamo che resta pur sempre azione. Sentendo queste parole, subito voi correte al cosiddetto risultato, perdendo di vista il fatto che, quando arriva un nuovo pensiero che produce un diverso stimolo all’azione, allora quell’azione, pur apparentemente interrotta, invece prosegue.

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In merito alla via della Conoscenza: quel che le voci dell’Oltre ci hanno portato non sono degli insegnamenti, non sono nuovi contenuti per le nostre menti, non sono concettualizzazioni da afferrare e utilizzare nel cammino interiore. Sono paradossi, sono provocazioni o sono fascinazioni, comunque sono negazioni dei nostri processi conoscitivi e concettuali.
Non hanno alcuno scopo: né di modificarci e né di farci evolvere. Creano semplicemente dei piccoli vuoti dentro il pieno della nostra mente. Ed è lì che la vita parla.

Per qualsiasi informazione e supporto potete scrivere ai curatori del libro: vocedellaquiete.vaiano@gmail.com
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Indice dei post estratti dal libro e pubblicati
Abbreviazioni: [P]=Prefazione. [V]=Vita. [G]=Gratuità. [A]=Amore.
Le varie facilitazioni di lettura: grassetto, citazione, divisione in brevi paragrafi sono opera del redattore: i corsivi sono invece presenti anche nell’originale.

2 commenti su “I pensieri sono anch’essi azione: l’atto del pensare [87A]”

  1. Che anche i pensieri sono azioni, ora che Soggetto ce lo dimostra, si può senz’altro accettare.
    Sono azioni in quanto atto mentale.

  2. L’azione va quindi interpretata come processo continuo: questa può manifestarsi attraverso vibrazioni di vario grado (potremo dire più o meno veloce).
    Dell’azione fanno parte tutti quei meccanismi che concorrono a far sì che essa si liberi.

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