Mentre si svolge il dono, voi siete nei pensieri [79A]

Quindi è nel programmarlo che vi appropriate del dono e, nel mentre l’azione si svolge, sottolineate il vostro ‘io’ come agente e comparate quello che per voi è il ‘risultato’ con il progetto che avevate in testa.

State compiendo il solito processo mentale che vi porta a commisurare l’azione che state compiendo con il progetto che avreste voluto realizzare, ma anche con la reazione dell’altro come risposta. In quel momento siete preda di un gran miscuglio d’idee, di concetti, di paragoni, di giudizi, d’incertezze e di delusioni.

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E quindi vi agitate e vi eccitate quando un’azione si rivela inadeguata rispetto ai vostri progetti, ma anche quando l’altro non reagisce come avevate pensato, mettendovi in crisi nel dono che state offrendo e nel modo con cui vi rapportate a lui.

Tutto questo guazzabuglio interno lo vivete perché restate sempre attaccati al contenuto dei pensieri e non fissi sul farsi dell’azione. Ne consegue che il dono è tutto vostro, pur magari ammettendo di restare troppo al centro di quell’azione, oppure giudicando il vostro dono non all’altezza, e dando perciò ragione all’altro di lamentarsi quando non siete come lui vorrebbe nello stargli accanto.

 Attenti, questo vostro processo vi parla di come intendete l’amore, sempre fatto di grandi progetti e grandi slanci, e poi di azioni che non vi sembrano all’altezza, dato che inserite il pensiero sul farsi dell’azione, comparandola con le intenzioni iniziali – pensiero più pensiero – e sottolineandone l’insufficienza oppure la buona riuscita.

Ma non vi fermate qui: poi posate lo sguardo sulle reazioni dell’altro, e commentate; dopo posate lo sguardo sulle vostre reazioni e delusioni, e commentate; alla fine vi voltate indietro per rivedere l’azione, commentandola, perché in voi tutto si trasforma in chiacchiericcio della vostra mente al quale aderite senza lasciar sorgere alcun dubbio, non sul dono, ma sul processo che dentro di voi lo accompagna.

Mentre si sta svolgendo l’azione del dono, voi siete nei pensieri, attribuendovela, commentandola e costruendo paragoni che andate a pescare nella memoria, cioè nel già passato.

Pensate, ora, al paradosso che costruite sul dono: è vostro prima, è vostro dopo, ma non lo è nell’azione – cioè nell’unico momento in cui c’è il dono – perché siete nei pensieri, cioè lontani dal suo farsi.

Quindi, restando nei pensieri, cioè commentando l’azione, poi l’altro, poi voi e poi il dopo-azione, non la vedete nel suo farsi, ma la vedete prima e dopo, pitturata dai desideri, dai giudizi, dai paragoni, dal vostro mondo emotivo. Questo perché viverla nei pensieri, e poi rivisitarla, vi permette di modificarla almeno nella vostra testa, se proprio non riuscite a modificarla nella realtà.

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In merito alla via della Conoscenza: quel che le voci dell’Oltre ci hanno portato non sono degli insegnamenti, non sono nuovi contenuti per le nostre menti, non sono concettualizzazioni da afferrare e utilizzare nel cammino interiore. Sono paradossi, sono provocazioni o sono fascinazioni, comunque sono negazioni dei nostri processi conoscitivi e concettuali.
Non hanno alcuno scopo: né di modificarci e né di farci evolvere. Creano semplicemente dei piccoli vuoti dentro il pieno della nostra mente. Ed è lì che la vita parla.

Per qualsiasi informazione e supporto potete scrivere ai curatori del libro: vocedellaquiete.vaiano@gmail.com
Download libro, formato A4, 95 pag. Pdf
Indice dei post estratti dal libro e pubblicati
Abbreviazioni: [P]=Prefazione. [V]=Vita. [G]=Gratuità. [A]=Amore.
Le varie facilitazioni di lettura: grassetto, citazione, divisione in brevi paragrafi sono opera del redattore: i corsivi sono invece presenti anche nell’originale.

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Leonardo

Il dono è la “non-azione”, ovvero agire rimando legati all’azione e abbandonando qualsiasi appropriazione di essa.

Qualsiasi azione è gratuita: non necessaria, effimera, non proveniente da una causa e non procedente verso nessun scopo; lo statuto ontologico della realtà è l’impermanenza, l’inconsistenza, l’effimero.

Noi edifichiamo le nostre esistenze alla ricerca della “sostanza” delle cose, di quel fondo di continuità che lega e dà senso al tutto.

Questa è la pretesa della mente: appropriarsi del Reale, conferendogli un senso altro rispetto al suo nudo accadere.

Non è questa un’opera di violenza dettata dalla paura di scomparire?

Catia Belacchi

Sì succede questo, ma non solo col gesto del donare, ma con tutti i gesti finché non impari che quello che conta è il gesto senza colorazione..
Tuttavia farei una distinzione tra dono e regalo.
Quando si dona spesso lo si fa davvero senza aspettarsi nulla in cambio (se non magari la soddisfazione interiore che già comunque non è neutra).
Il regalo invece lo vedo più come scambio, o almeno è inteso generalmente così.

Elena

È così.

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