Piccolo glossario del Sentiero

IO/IDENTITÀ

La cognizione, percezione, esperienza che ho di me, di quest’essere che chiamo con un nome.
Non ci sarebbe alcun Io senza l’azione della coscienza, i due quindi non sono in contrapposizione ed è molto riduttivo affermare che è l’Io che impedisce di vivere il sentire, in realtà è un complesso di fattori che oscura il sentire.

La coscienza invia un impulso teso ad acquisire dati, questo attraversa e viene decodificato dal corpo mentale, dall’astrale e viene condotto nell’ambiente-relazione dal corpo fisico.

Riceve delle risposte nella relazione – esperienza e queste vengono inviate all’astrale, al mentale per le relative decodifiche e poi all’akasico che verifica la compatibilità con quanto aveva richiesto.

Siamo dunque in presenza di un circolo di dati dalla coscienza all’ambiente, dall’ambiente alla coscienza che attraversano i tre corpi transitori e in essi, venendo decodificati e confrontandosi con altri dati nei corpi già presenti, creano nella consapevolezza una impressione, una immagine composta e complessa, una risultante vibratoria che chiamiamo Io.

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Questo circolo di dati è attivato, sostenuto, tenuto assieme dalla volontà della coscienza che allunga la mano e la ritrae conducendo a sé il frutto di quanto si prefiggeva.
L’immagine di noi che risulta da questo circolo di dati non è dunque separabile dal moto della coscienza, essendo l’Io niente altro che il frutto dei suoi processi.

Processi che, evidentemente, mettono in campo il non compreso come il compreso: l’Io dunque risulta essere un mix dei due, non compreso e compreso, certamente con prevalenza del primo, ma non sempre.

Di certo l’Io non è un’immagine, una risultante costante, ma è assolutamente volubile, impermanente, cangiante a seconda di ciò che la coscienza va perseguendo come acquisizione di dati.

Da quanto affermato ne consegue che l’Io per palesarsi ha necessità della coscienza, dei corpi transitori, dell’ambiente di relazione: cambiando quest’ultimo cambia anche la risultante che chiamiamo Io, questo è da tenere ben presente, al pari della consapevolezza che cambiando le comprensioni l’Io cambia conseguentemente.

L’IMMAGINE DI SÉ

L’Io è un puzzle composto da un complesso di immagini di sé, non necessariamente coerenti.

Cambiando il sentire, cambia l’Io e le immagini di sé che ne derivano.
Cambiando le risposte dell’ambiente-relazione cambia l’Io e le relative immagini di sé.

C’è l’immagine di sé che si edifica in famiglia, quella sul lavoro, quella con gli amici, quella clandestina, quella riservata e personale, quella desiderata, quella censurata.
Tutte compongono la grande immagine che chiamiamo Io.

L’io tiene assieme questa nidiata di immagini di sé, anche contraddittorie, purché esse non compromettano la sua possibilità di esperire nel mondo, provocando rifiuto o riprovazione, e purché siano sufficientemente compatibili con gli archetipi transitori (AT) di riferimento.

La possibilità che l’Io si concede di trasgredire gli AT è grande, ma quando si associa al pericolo di venire rifiutati nella relazioni allora gli scrupoli aumentano.

SISTEMA D’ORDINE

Dovendo l’Io tenere assieme una tale complessità di maschere-immagini, costruisce delle priorità e su queste un sistema d’ordine.

Un esempio di sistema d’ordine:
a. lavoro
b. figli
c. rapporto clandestino
d. incombenze domestiche
e. cura di sé
f. genitori
g. partner

Chiaramente il sistema d’ordine è tanto più dettagliato e rigido quanto più sono le immagini di sé da tenere assieme, da quanto una immagine produce stress o è in conflitto con un’altra.

Il sistema d’ordine impazza quando la vita presenta poi degli imprevisti, o qualche terzo incomodo si inserisce transitoriamente e inusitatamente in questa ecologia precaria e stressogena.

IL CENSORE

La figura metaforica del censore include l’Io in relazione con gli AT.
Il circolo dei dati coscienza-esperienza-coscienza è senza fine vagliato alla luce degli AT cui quel dato sentire fa riferimento.

Ne consegue che la ‘risultante Io‘ ininterrottamente compara ciò che c’è nella sua variegata molteplicità con gli assunti dei vari AT. Alcune cose le compara di più, altre se ne frega di compararle e fa quello che gli rimane comodo.

Altre ancora le occulta scrupolosamente, le rimuove: non debbono essere visibili né a sé, né agli AT, né tanto meno debbono essere lette alla luce degli archetipi permanenti.

E’ un po’ il Super-io di Freud, un Io allargato a ciò che è contemplato negli AT.

Alla fine, l’operare dell’Io tiene in sommo conto:

a. la spinta della coscienza che è quella che lo attiva;
b. il contenuto dei corpi transitori che possono essere affollati e incasinati;
c. le risultanze dell’ambiente e delle relazioni;
d. la verifica di attuabilità concessa dagli AT;
e. la necessità di proteggersi da ciò che è “troppo” per il sistema d’ordine e per le immagini di sé e va occultato.

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