Rompere l’attaccamento che l’uomo porta al proprio io [vdc6]

Le basi della Via della conoscenza. L’uomo cerca, cerca, cerca e si ferma a un certo punto: si ferma nel momento in cui la sua sofferenza viene in qualche maniera lenita, cioè si ferma nel punto nel quale egli trova che quel meccanismo, che aveva creato la forza della propria sofferenza, viene in qualche modo allentato.

Lì si ferma e si compiace di ciò che ha ottenuto e si compiace di ciò che ha raggiunto e si compiace di ciò che nel cercare è riuscito a individuare. E qui sta il limite. Ben venga anche il limite, perché anche il limite prima o dopo produrrà una sofferenza che lo indurrà a cercare di nuovo fino a quando deciderà che non gli basta cercare e che non gli basta fare un passo ulteriore, ma bensì un salto.

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Qui nessuno di noi dice che l’uomo non debba usare tutti gli strumenti che ha a disposizione per lenire la propria sofferenza e per spezzare quei circoli viziosi che si instaurano fra emotività e pensiero. Noi invece sosteniamo che ciò non basta e che, anzi, se vi limitate a questo voi rafforzerete il vostro io in modo magari più armonico ma, proprio perché più armonico, ciò vi impedirà per un certo tempo di maturare; in questo caso la maturazione è rompere l’attaccamento ai propri sentimenti, alle proprie emozioni e ai propri pensieri, magari da voi rimessi in un certo qual modo in armonia.

Questo noi sosteniamo, e non invece che l’uomo non deve cercare di creare un’armonia fra i suoi diversi corpi, come noi vi abbiamo spesse volte incitato a fare. […] Ma il mio compito non è quello di rafforzare l’io degli umani, ma è quello di rompere l’attaccamento che l’uomo porta al proprio io, almeno per quanto può fare questa vibrazione, che non è una vibrazione ma che qui chiamiamo vibrazione. Fonte

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5 commenti su “Rompere l’attaccamento che l’uomo porta al proprio io [vdc6]”

  1. Col salmo 138 dico: “Stupenda per me la tua saggezza, troppo alta, e io non la comprendo.”

    Intanto la lascio lì a lavorare.
    Forse un giorno comprendero’ meglio.
    Per ora in parte intuisco la bontà dell’insegnamento e in parte registro il dubbio.

    Grazie comunque.

  2. “il vostro io in modo magari più armonico ma, proprio perché più armonico, ciò vi impedirà per un certo tempo di maturare”.

    Questo passaggio è particolarmente importante. La mente cerca stabilità, sicurezza, continuità.

    Invece, affinché ci sia “maturazione” si deve dare un certo grado di discontinuità, rottura.

    L’impermanenza.

  3. È questa la strada che nel Sentiero stiamo percorrendo, attraverso il dubbio e la disconnessione.
    Tuttavia il cammino, con gli occhi del divenire come era solito dire Soggetto avviene passo dopo passo, con cadute, osservazione e ripartenze.

  4. Il limite crea sofferenza: è questa la cruna dell’ago da cui passare, ed è questa l’unica via.

    Quando il cammino è ad un certo punto, sorgono sofferenze sempre più “sottili” che con maggiore facilità possono essere interpretate e attraverso le quali essere plasmati.

    Non conosco altra strada.

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