Cos’è il volto originario? [Antai-ji9]

Kōshō Uchiyama rōshiDiscorso d’addio ad Antai-ji.
C’è un kōan che parla del mio “volto originario prima nella nascita di mio padre e mia madre”: verrebbe da pensare allora che ci sia qualcosa di speciale che sarebbe questo “volto originario”, ma non è così. È semplicemente lì dove è aperta la mano del pensiero. Nessuna speciale misteriosa frontiera o sembianza.

Se viene aperta la mano del pensiero, quello è il volto originario.
Per il ‘me’ originario che c’è nel momento in cui è aperta la mano del pensiero, la forza che lo fa vivere, che mi fa vivere, che fa soffiare quel vento, continua senza sosta. La forza che fa soffiare il vento è la stessa che mi fa respirare. Come dico sempre, su questo soltanto dovete riflettere molto attentamente.

Di solito noi esseri umani continuiamo a ripetere “io, io” pensando di vivere in funzione delle nostre facoltà mentali. Pensiamo di star vivendo così come viviamo perché controlliamo la nostra mente, ma questo è un grande sbaglio. Quello che facciamo sotto il controllo del nostro pensiero è davvero poca cosa.

Se pensiamo di bere una tazza di tè, la beviamo effettivamente così come avevamo pensato di farlo. Se parlo, dico più o meno quello che penso di dire. Però, ciò che è influenzato da quel che gli dice la testa, sono a mala pena le mani, i piedi, la lingua.

Se passiamo allo stomaco, non gli arriva niente di quel che gli si dice. E neppure al cuore o ai polmoni. Non è che respiro perché mi ci metto d’intenzione e d’impegno a farlo: quando dormo, la mano del pensiero è aperta, no?
Ebbene, nessuno, credo, pensa di doversi mettere d’impegno a respirare quando dorme. In realtà, respiriamo lasciando aperta la mano del pensiero.

Ma la respirazione che è in atto con la mano del pensiero aperta non sono forse io che la respiro? Certo che sono io. Allora, star respirando anche nel momento della mano del pensiero aperta, questo è il me originario. Fonte

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5 commenti su “Cos’è il volto originario? [Antai-ji9]”

  1. Mi vien da dire, “volto originario ”
    è quella dimensione percepita quando
    si apre la mano del pensiero.

  2. “La forza che fa soffiare il vento è la stessa che mi fa respirare”.

    Questo credo sia un passaggio chiave. La Vita è una e indivisa. Ciò che tiene, regge, raccoglie tutti insieme è quel “soffio vitale” che non ammette distinzioni.

    Quel soffio che permette agli uccelli di volare o al cuore di battere non è certo in mio possesso, non lo gestisco, piuttosto ne sono informato e sorretto.

    Quando apro la mano del pensiero scopro questa realtà: che non sono io respirare ma “sono respirato, non sono io a camminare ma “sono camminato”.

    Scoprire questa realtà originaria è scoprire il volto originario.

  3. Per volto originario si intende l’ Uno che tutto abbraccia.
    È quell’Unita che si dischiude quando si apre la mano del pensiero e che va oltre il mondo percepito, oltre i corpi transitori.
    …così interpreto questo testo..

  4. Mi rendo conto di non aver capito gran ché di questo testo.
    Lo riprenderò a mente meno stanca, ma credo sia un problema di concetti, non di stanchezza.

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